<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118</id><updated>2009-12-04T10:27:06.404+01:00</updated><title type='text'>nonnecessariamente</title><subtitle type='html'>varechina indu burubbubù</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>174</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-4841250713526938769</id><published>2009-11-26T01:37:00.006+01:00</published><updated>2009-11-26T12:04:10.899+01:00</updated><title type='text'>I got to keep moving, blues falling down like hail</title><content type='html'>Il 23 novembre 1936, in una stanza d’albergo di San Antonio, Robert Johnson registrava “Kindhearted Woman Blues” per un negoziante di dischi di Jackson, Mississippi. Robert Johnson era nero, bluesman e forte bevitore, caratteristiche che, ai tempi, molti afroamericani potevano vantare. Diversamente da molti afroamericani, Robert Johnson avrebbe girato gli Stati Uniti vestendo abiti eleganti e suonando ogni sera in locali diversi perché, diversamente da molti afroamericani, suonava il blues come nessuno prima di lui. Robert Johnson era uno dei primi negri a cui la società americana  permetteva di non fare il negro dei campi per fare il negro che canta. &lt;br /&gt;Incidendo quella canzone, la società americana stava incidendo dentro se stessa un nuovo modo di pensare: lo stesso che nel 1985 avrebbe permesso di trasmettere nell’etere nazionale il canale televisivo ‘Home Shopping Network’. “Se un negro vende, non ha senso censurarlo in quanto negro, perché significa perdere un potenziale guadagno”. Nel 1936 in pochi avrebbero difeso questo argomento, a parte qualche liberal e qualche commerciante di dischi. Una grossa fetta della società avrebbe obbiettato che “i negri che oggi incidono un disco blues, domani pretenderanno di essere presidenti degli Stati Uniti d’America”. &lt;br /&gt;Se qualcuno volesse descrivere quella società usando il vocabolario delle persone dell’epoca, potrebbe adottare diverse prospettive. Ad un estremo c’è la prospettiva del negro dei campi, verso il centro quella Robert Johnson, verso il centro ma dall’altra parte quella del commerciante di dischi, all’estremo opposto c’è il Ku Klux Klan. Un filosofo marxista direbbe che la realtà americana degli anni trenta è quella vista dal negro dei campi, un liberale sarebbe conteso tra Robert Johnson e il commerciante, un teorico della razza ariana tenderebbe verso la realtà spiegata dal Ku Klux Klan. Più realtà coesistono. Nessuna descrizione della società può definirsi oggettiva o neutrale. Non esiste ‘La Realtà’: panettone confezionato da consumarsi secondo i gusti. Esistono sovrapposizioni, simulazioni, sentieri biforcuti e temporalità continue dentro labirinti di specchi. Un magma in cui siamo immersi fino ai capelli e da cui non possiamo uscire vivi o liberi. &lt;br /&gt;Dobbiamo accettarlo, ma credere che  questo significhi rinunciare a darsi delle risposte (e quindi concludere di non voler cambiare nulla) è contraddittorio. Se non esiste una posizione privilegiata da cui guardare le realtà, anche sostenere che la speranza sia ontologicamente scomparsa, o che non esistono risposte, diventa una risposta, una nuova ontologia. Il che contraddice l’idea iniziale di voler fuggire l’ontologia in nome della “consapevolezza”. Non possiamo raggiungere una consapevolezza distaccata, possiamo solo incarnare le prospettive che decidiamo di sostenere più o meno consapevolmente.  La vita quotidiana ne è un esempio: se da un lato l’uomo postmoderno si dichiara incredulo nei confronti delle metanarrative, dall’altro, per sopravvivere, è costretto a costruire giorno dopo giorno delle narrative. Queste narrative, esplicitamente o implicitamente, nascondono delle metanarrative. Se compio il gesto di mangiare è perché voglio farlo. Voglio farlo perché sono io a comunicare al mio braccio di muoversi per portare il cibo alla bocca. Se penso che mangiare non abbia delle implicazioni al livello delle metanarrative, mi sbaglio. Perché voler mangiare? Perché voler sopravvivere? Ogni pensiero è direttamente o indirettamente influenzato dalla nostra volontà. Ogni teoria è per qualche scopo o per qualcuno. &lt;br /&gt;Ciò significa che anche quello che sto scrivendo è orientato dalla mia volontà. Io voglio rifiutare l’assoluto perché mi da un senso di claustrofobia, voglio dubitare per scelta. Voglio sostenere il relativismo perché non mi piace pensare che qualcuno possa rivendicare un accesso privilegiato alla verità o alla realtà. Voglio cercare la prospettiva di ogni discorso perché questo mi permette di capire meglio come si relaziona con la mia volontà. Voglio credere che le realtà siano costruite intersoggettivamente, tra persone, perché questo mi fa sentire più libero e mi da più gioia. Oltre a questo voglio essere coerente, quindi voglio accettare le conseguenze logiche delle mie affermazioni. Subordinare la verità alla volontà significa riconoscere che quello che dico ha, come fonte di giustificazione ultima, me stesso anziché il mondo. Significa riconoscere che la mia costruzione è un castello di carte senza valore intrinseco. Significa accettare che non sto procedendo verso nessuna fine della storia in cui il bene trionferà sul male, né che esistono 'meglio' o 'peggio' oggettivi al di fuori delle mie spiegazioni. Immagino che significhi anche ammettere il mio egoismo ed egocentrismo. &lt;br /&gt;Questo è un esempio ristretto e scarabocchiato della mia volontà, di quello che credo di essere io oggi. Come ho detto, non è 'giusto' o 'meglio' in modo definitivo, è un discorso basato su un vocabolario. Il mio vocabolario dice che io voglio, ma che la mia volontà non può esprimere il suo potenziale se resta sola. &lt;br /&gt;Per cui la mia domanda centrale diventa: cosa vogliamo noi oggi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lioton&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-4841250713526938769?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/4841250713526938769/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=4841250713526938769' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/4841250713526938769'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/4841250713526938769'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2009_11_01_archive.html#4841250713526938769' title='I got to keep moving, blues falling down like hail'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-6352673832593174350</id><published>2009-11-22T22:10:00.002+01:00</published><updated>2009-11-22T22:17:56.674+01:00</updated><title type='text'>Arctic dreams</title><content type='html'>Come può una persona vivere un'esistenza morale e compassionevole quando è pienamente cosciente del sangue,dell'orrore inerente alla vita,quando trova l'oscurità non solo nella sua cultura, ma dentro di se?&lt;br /&gt;Se esiste uno stadio in cui una persona diventa veramente adulta, dev'essere quando comprende l'ironia insita nella sua evoluzione e accetta la responsabilità di una vita vissuta nel mezzo di questo paradosso.Una persona deve vivere immersa nelle contraddizioni, perchè se tutte le contraddizioni venissero eliminate contemporaneamente,la vita crollerebbe.Semplicemente, non esistono risposte ad alcune delle grandi e pressanti domande; (o meglio,esistono, se uno ha la forza di crederci).&lt;br /&gt;Si continua a viverle,rendendo la propria vita una degna espressione dell'aspirazione alla luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hawk Paulen&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-6352673832593174350?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/6352673832593174350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=6352673832593174350' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/6352673832593174350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/6352673832593174350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2009_11_01_archive.html#6352673832593174350' title='Arctic dreams'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-6320403028742551600</id><published>2009-11-20T00:54:00.001+01:00</published><updated>2009-11-20T00:54:42.887+01:00</updated><title type='text'>bevete l'acqua del rubinetto</title><content type='html'>l' acqua è un bene pubblico, inalienabile e che deve essere gratuito per tutti. e io, e spero tutti, mi batterò perchè lo rimanga:è un discorso chiaro ed è un diritto/bene fondamentale che non deve alimentare profitti.&lt;br /&gt;Ho detto prima che l'acqua dev'essere gratuita; l'unica cosa che dobbiamo pagare è il sistema distributivo di tale risorsa.La manutenzione del sistema idrico. e qui discendono 2 problemi/costumi fondamentali.&lt;br /&gt;L'acqua la dobbiamo pagare per la comodità (arriva nell nostre case,mentre gli antichi se la andavano a prendere dov'era..anche se nell'impero romano gli acquedotti erano gratuiti...) e la manutenzione della rete e le persone che ci lavorano.&lt;br /&gt;TUTTO OVVIAMENTE CON SOLDI PUBBLICI.Il concetto virtuoso è (sarebbe) che dato che sono tasse (e ce ne sono poche di risorse derivanti da tasse. dato l'elusione,l'evasione...) dovremmo limitare gli sprechi di soldi e di acqua con azioni mirate in modo da pagare oggi, per interventi struttuali sulla rete idrica, che consentano di pagare meno nel lungo periodo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' stato fatto il contrario: si è pagato poco nel passato,mettendo pezze qua e là (e usando i soldi per altro,come asfaltare le strade e sviluppare il trasporto su gomma..per creare però posti di lavoro..FIAT e mercato automotive...trasporto su gomma è un' altra piaga infrastrutturale ed ambientale dell'italia: si è pensato a costuire strade ed automobili e adesso per spostare merci e persone paghiamo di più  inquiniamo di più,mentre se avessimo usato i fondi per una diversificazione equa e mista  del sistema di trasporto avremmo ogi vantaggi economici,ambientali e di tempo per km percorso. Si è voluto creare un monopolio per il trasporto :GOMMA, ed oggi ne paghiamo tutti le conseguenze.)&lt;br /&gt;PER ACQUA il ragionamento è diverso ma con accezioni simili.&lt;br /&gt;Si è voluto spendere poco per usare fondi per altro,facendo manutenazioni tappabuchi  ma non strutturali ed oggi ci troviamo con immensi danni e sprechi allucinanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo i responsabili di tutto ciò sono gli amministratori pubblici che noi abbiamo votato (dando pochissima importanza alla gestione idrica, che non compare neanche nei programmi dei candidati premier/sindaci/governatori/presidenti perchè "tanto in Italia c'è tanta acqua").&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se dovessi fare un parallelo con la crisi economica direi che fino a 2 anni fa si diceva "tanto il mercato va bene" poi (dato il momento di grassa in cui le risorse economiche c'erano...) non si sono fatti interventi di sistema (formazione,istruzione,ricerca,innovazione...) e adesso ci troviamo senza basi su queste tematiche, ma se prima c'erano i soldi a coprire queste mancanze struttuali del sistema paese adesso non ci sono neanche quelli..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;torniamo all'acqua...&lt;br /&gt;Allora si è dato tutto in gestione ai privati ,perchè si è pensato che applicando il criterio dell'efficienza economica dei privati si migliorasse e razionalizasse il sistema idrico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MA i privati si sono trovati tra le mani un colabrodo con enormi falle e costi di gestione altissimi e allora hanno alzato i prezzi della risorsa per almeno andare in pareggio di bilancio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la premessa per ITALIA ma un po' per tutto il mondo (chi più chi meno) a parte gli stati nord-erupei...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo che un ente pubblio efficiente sia la soluzione migliore, MA dato che giustamente le istituzioni non guardano ai costi-ricavi ma ai costi-benefici spesso creano un disavanzo economico insopportabile per le casse pubbliche, che allora demandano al privato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ESEMPIO NUMERICO:se l'ente pubblico ti vende l'acqua a 5 e il prezzo 5 è equo e sostenbile economicamente per i cittadini, non lo è per l'ente che ha dei costi di 7-8 dato la carente situazione del sistema idrico-fognario. fortunatamente per un periodo te la vende a 5 perchè non deve per forza far quadrare il bilancio e può aver altre tasse che compensano tale disavanzo economico. Alla lunga però il disavanzo aumenta ed è impossibile coprirlo economicamente con altre entrate da tasse. allora l'ente passa tutto al privato (con forme giuridiche comunque di controllo pubblico che però non incidono molto sulle azioni e scelte del privato..vedi municipalizzate) Arriva il privato che ti vende l'acqua almeno a 8 per andare in pari (giustamente: il privato non è cattivo, ma in quanto privato non può permettersi un disavanzo economico e giustamente vuole almeno pareggiare,ma anche guadagnarci quindi ti venderà a 9 o 10.) Questo sembra ingiusto al cittadino (abituato a non pagare gli sprechi idrici del suo territorio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà non ha niente di illegale o ingiusto .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; l'acqua costa pochissimo al rubinetto (costa in media 1 euro al metro cubo) quindi costa 1 euro per mille litri: E CON QUESTO DATO vi faccio solo capire quanto ci guadagna (ma milioni di euro... su un bene pubblcio che pazzescamente compriamo al supermercato..io no!... chi vende l'acqua imbottigliata in bottiglie di PET (polietilene=plastica), che crea tantissimi rifiuti e inquinamento da trasporto...ovviamente su gomma...&lt;br /&gt;spero di essere stato chiaro ,ma forse mi sono espresso male,ne parleremo....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; e come vedete dalla mole del post sono temi che mi appassionano molto; si chiama "sostenbilità (intesa come sostenibilità economica ambientale e sociale) delle risorse e dei beni pubblici"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;so che il post è molto tecnico ma ci tenevo a condividerlo con voi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;buona notte&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-6320403028742551600?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/6320403028742551600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=6320403028742551600' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/6320403028742551600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/6320403028742551600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2009_11_01_archive.html#6320403028742551600' title='bevete l&apos;acqua del rubinetto'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-5068620219308402605</id><published>2009-11-18T14:51:00.004+01:00</published><updated>2009-11-18T14:58:30.868+01:00</updated><title type='text'>Una sana irrequietezza porta ad una visione del futuro</title><content type='html'>Ovviamente parlandomi di ambiente e sviluppo sfondate con me una porta aperta per la quale m’impegno e mi documento lavorandoci tutti i giorni.Non voglio impostare qui discorsi operativi sulle politiche ambientali o su cosa si sta facendo e cosa si potrebbe fare.Dico solo che la realtà o le diverse realtà sono impostate su indicatori,spesso quantitativi ma anche qualitativi.La nuova realtà potrebbe nascere adottando dei riferimenti diversi o meglio complementari ed integrativi rispetto a quelli che usiamo oggi, quali il PIL o la valuta monetaria.Se tuto avesse un indicatore ambientale (e ne esistono già,ma non sono ancora in voga presso la massa) allora cambierebbero parecchio le cose.Che cos’è che purtroppo cambia le cose e le nostre scelte? Il tempo, la volontà (intesa come cultura,sentimenti e passione…) e il denaro. Purtroppo siamo sempre costretti a scegliere in base a queste 3 variabili (che voi mi potrete contestare ma riassumendo ci troviamo tutto), poi ne possono esistere altre, ma per adesso provate a seguirmi.Se (come oggi) iniziamo a pensare che camminare nel campo di grano rispetto all’autostrada ha degli effetti positivi che fino ad ora non abbiamo considerato e che possono tradursi in vantaggi per noi (e per gli altri) per una o più di queste variabili, allora credo che il cambiamento si possa innescare. E’vero che il cambiamento siamo noi e non bisogna aspettarsi niente e non bisogna scaricare la responsabilità su altri o sui massimi sistemi, però credo che per innescare un miglioramento (inteso in senso lato) bisogna innescarlo tramite la propria persona su questi massimi sistemi per la visibilità e portata positiva che ne potrebbe scaturire.Lo squallore e le realtà che coesistono potrebbero essere integrate da questa nuova situazione, la quale potrebbe modificarle parzialmente e creare così un cambiamento.&lt;br /&gt;Se parliamo del dilemma dello sviluppo e dell’ambiente, come alcuni di voi ben sanno, la crescita spesso (e soprattutto nei paesi occidentali negli ultimi 20 anni) ha avuto effetti anche negativi sullo sviluppo.Se cresce il PIL non è detto che aumenti lo sviluppo. Se sono in fila in tangenziale a Milano con la macchina, il PIL aumenta perché consumo benzina e gomme ecc. ma sicuramente non aumenta il benessere (e quindi lo sviluppo) mio e di quelli in fila con me.Ma questa situazione viene conteggiata positivamente.Così come se peggio,faccio un incidente e vado in ospedale: la manutenzione della macchina, l’assicurazione cresce,le spese mediche aumentano…sono esempi stupidi per farci capire che gli indicatori sintetizzano in modo non completo i costi e i benefici delle diverse realtà e situazioni.I paesi in via di sviluppo stanno aumentando il loro benessere, ma arriveranno (ai nostri anni 70) ad un punto in cui spero e credo (dato il nostro esempio negativo che non seguiranno) non vorranno proseguire andando a diminuire la felicità dei cittadini che vi abitano e dello sviluppo (inquinamento,aspettativa di vita, grado d’istruzione).Il dilemma è grande ma sono convinto,dato che sono ottimista, che non imploderemo tanto presto, anche se siamo la prima generazione che sta peggio di quella precedente(sotto certi punti di vista).Io sono entusiasta,perché sotto quello che noi e i media ci diciamo c’è una rete di piccole azioni e realtà che va nella direzione opposta.100 anni prima che cadesse l’impero Romano iniziarono a nascere le Pievi Feudali (che per 1000 anni furono esempio positivo di sviluppo,almeno per gli standard dell’epoca) e quando l’impero crollò,il sistema umanità non collassò ma trovò un nuovo riferimento nelle Pievi, che avevano degli indicatori e standard diversi da quelli dell'Impero;stili di vita e modelli di consumo e culturali completamente diversi.Alcune Pievi oggi sono già sorte..una moltitidine inarrestabile di movimenti e persone assumerà sempre più importanza fino a diventare una nuova realtà che influenzerà le altre coesistendo con loro, senza eliminarle, ma migliorandole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jaco con Violenza verbale&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-5068620219308402605?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/5068620219308402605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=5068620219308402605' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/5068620219308402605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/5068620219308402605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2009_11_01_archive.html#5068620219308402605' title='Una sana irrequietezza porta ad una visione del futuro'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-7558783968945223042</id><published>2009-11-13T14:07:00.003+01:00</published><updated>2009-11-13T15:22:37.512+01:00</updated><title type='text'>Charcot-Marie-Tooth Disease</title><content type='html'>Sono le 14.08, tredici Novembre duemila e nove. E' Venerdì. Ma forse no. Dopo tutto non ne vedo l'importanza. Papà Goriot [I diritti sono riservati, come da legge sul diritto d'Autore n. 518] è morto come Balzac come ogni altro Autore. Fuori sembra piovere. Il mondo sembra non celebrare/ricordare nulla.&lt;br /&gt;Ora. Il primo Luglio 1985 il canale televisivo 'Home Shopping Network' veniva per la prima volta trasmesso nell'etere nazionale americano, a seguito di una breve parentesi gestazionale di livello statale, nella fattispecie Florida, mettendo le basi per una felice storia di business capitalistico a stelleestriscie ed una significativa, sebbene silenziosa, mutazione socioculturale destinata ad avere una ripercussione globale nell'arco temporale tipicamente ristretto di ogni iniziativa commerciale propria degli anni 90' del XX secolo Dominus Christi. 'HSN' [marchio registrato] è l'acronimo comunemente usato per indicare tale canale televisivo (240 Satellitare). Al momento presente il titolo HSN, quotato nel mercato borsistico NADAQ nordamericano, ottiene un valore di $16.57 per azione, segnando un significativo aumento del 6.77% nell'ultima seduta di contrattazione. Allo stesso tempo 'HSN' rimane ad indicare la sintomatologia medica 'Hereditary Sensory Neuropathy', i quali sintomi principali consistono in una progressiva perdita (con diversi livelli di severità, in accordo con la sottotipologia connessa) della sensibilità nei terminali nervosi periferici. Nonostante ciò, non sembra esserci nessun collegamento apparente tra le due cose.&lt;br /&gt;Pochi mesi dopo quel 1 Luglio 1985, moriva Italo Calvino. E nascevo io.&lt;br /&gt;Lasciamo da parte ogni analisi sociologica sull'ambiente in cui mi sono formato come individuo, nel quale ho conosciuto l'unico tipo di vita possibile, oppure come tale scenario socio-culturale mi possa avere influenzato irrimediabilmente nelle mie scelte passatepresentifuture che poi altro non è che quella musicale espressione latina corrispondente a forma mentis. E' tutto già nei libri di sociologia in internet sui giornali alla tv. Ciò che vorrei invece farvi presente è la mia totale assenza di entusiasmo, di quella spinta emozionale tipicamente obamiana (due anni fa sarebbe esistita tale spinta emozionale? sarebbe stata differente da obamiana? avrebbe potuto esserelo?) che porta ad una euforia attiva nel credere, nel volere provare, nel sentirsi pronti. Ecco, io non sento questo stato di sentimenti apparentemente preparatorio ad un rimarchevole cambiamento. Penso di non voler cambiare nulla. Penso la speranza sia ontologicamente scomparsa. E sono felice di questo.&lt;br /&gt;La realtà soggettiva che vorrei comunicare è che a me piace lo squallore in cui esisto. Non credo sia squallore. Non credo sia necessario ragionare nella forma binaria di Peggio/Meglio oppure Sbagliato/Giusto. Io non credo. Io mi sforzo di essere consapevole. Non esiste un inizio ne' una fine. Tutto è sovrapposto, simulazione, temporalità continua, dentro labirinti di specchi simili a quelli di Barth o a sentieri biforcuti come quelli di Borges. Più realtà coesistono. Se più realtà coesistono quale è il senso di voler cambiare la realtà. Se più realtà coesistono mischiate con elementi di simulazione sempre più reali siamo ancora in tempo per pronunciare la parola realtà innocentemente. Nei suoi albori di onde magnetiche la HSN vendeva apribarattoli per $9.95. Possiamo provare a creare un nuovo vocabolario, nuove idee, nuove azioni, una nuova realtà. Ma il nuovo non è più possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;EH2&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-7558783968945223042?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/7558783968945223042/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=7558783968945223042' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/7558783968945223042'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/7558783968945223042'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2009_11_01_archive.html#7558783968945223042' title='Charcot-Marie-Tooth Disease'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-7812674623537210800</id><published>2009-11-12T07:37:00.010+01:00</published><updated>2009-11-12T08:00:19.426+01:00</updated><title type='text'>coltelli &amp; cappelli</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono le sette del mattino, giovedì dodici novembre duemilanove. Venti anni, due giorni e qualche ora fa è caduto il muro di Berlino. Il mondo ricorda quell'evento. Il venticinque dicembre il mondo ricorda la nascita di Gesù bambino. Il ventisette gennaio la scoperta di Auschwitz. Apparentemente, il mondo sa cosa ricordare e non si dimentica di farlo. Secondo alcuni quello che ho chiamato mondo sono le persone, secondo altri sono gli stati, secondo altri sono le multinazionali. Alcuni hanno già detto che il mondo siamo noi. Altri hanno già detto che, in realtà, ogni definizione di mondo è per qualcuno e per qualche scopo. Di fronte a questi 'detto' certi hanno concluso che, dei due, o l'uomo o il dire sono di troppo. In post scriptum qualcuno ha aggiunto che anche questo era già stato detto. Di fronte a ciò, mi sento come detto da qualcuno. Vorrei aggiungere qualcosa: naturalmente già detto, ma vale la pena sottolinearlo. Mi sento insoddisfatto. Non proverò certo a fornirne le ragioni perché sull'argomento si sono sprecate montagne di parole. Non proverò a capire cosa dovrei farci perché le biblioteche sono piene di idee a riguardo. Mi chiederei come ci si sente se non sapessi che c'è chi lo ha spiegato meglio. A questo punto posso citare quelli che hanno affermato: sono bloccato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Accade una cosa strana. Mi alzo e vado in bagno. Quando torno, come i libri di scienza illustrano, mi sento meglio. Ma faccio di più. Alzo la temperatura del termosifone. Immagino addirittura che tra poco sarà ora di colazione e che, tornando dalla cucina con una tazza di caffè apprezzerò lo sciogliersi degli zuccheri nel sangue e il loro effetto stimolante sulle cellule del cervello. Quali alternative esistono, dopotutto? Le prescrizioni in materia non mancano, ma, come hanno detto, sembra difficile seguire idee che vanno contro il proprio stomaco. A questo punto qualcosa è cambiato. Alzatomi per andare al bagno, sono tornato materialista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come detto dagli scienziati, esistono bisogni dai quali non possiamo prescindere se vogliamo sopravvivere. Questo però non vuol dire che i bisogni significhino qualcosa. Qualcuno, a riguardo, ha detto che l’esistenza precede l’essenza. Significa che non c’è nulla che nasca con attaccato l’etichetta in cui è ne prescritto l’uso. I bisogni sono ciò che le persone ne fanno. I nostri bisogni diventano ciò che impariamo a farli essere. Da un lato esiste il mondo: nudo, senza parole, senza significati, le cose per come esistono indipendente dal vocabolario che usiamo per descriverle. Dall’altro esiste la realtà sociale: il mondo vestito di parole, carico di significati, il vocabolario attraverso cui leggiamo le cose che ci circondano. Esiste un oceano si parole su come i due mondi interagiscano e su come sia possibile la loro esistenza. Per adesso non mi interessa parlare di queste posizioni, mi interessa solo l’idea che sta alla base di tutto: non è detto che la realtà che vediamo sia necessariamente così. Potrebbe anche non esserlo. Quella che vediamo è una realtà non necessaria, nessuno le ha imposto quei significati per sempre. Esiste il coltello, quello esterno, indipendente da noi ed esistono i suoi significati, a partire dall’immagine con cui entra nella nostra mente: tagliente, strumento per tagliare la carne, arma per uccidere. Il coltello potrebbe anche essere un nuovo tipo di cappello, se qualche etichetta lo lanciasse come moda. Pensare al coltello è un esempio per agganciare il centro dell’argomento. La nostra realtà è talmente quotidiana, prevedibile, automatica, da farci dimenticare che siamo noi a crearla. Potrebbe anche essere diversa. Ne potrebbero esistere infinite altre. Ciò non significa che basta mettersi un coltello in testa per farlo diventare un copricapo. I significati sono radicati tra le persone. Cambiarli non è facile. I significati sono come un sentiero in un campo di erba alta. Al punto zero c’è solo erba alta. Poi arriva una prima persona che vuole attraversare il campo, allora cerca il modo migliore per farlo. Arranca e si graffia con le spine, ma alla fine arriva dall’altra parte. Poi arriva una seconda persona che deve fare lo stesso. Vede che c’è già una traccia e prova a seguirla. Magari cambia qualche tratto del sentiero, si graffia un po’ meno e arriva dall’altra parte. Poi ne arriva una terza, una quarta e così via. Dopo duemila anni quel sentiero è diventato un’autostrada. Mettersi un coltello in testa al giorno d’oggi è come voler camminare sulle mani da Milano a Bologna passando attraverso i campi di granoturco. E’ praticamente impossibile che qualcuno ti segua. A meno che l’autostrada non inizi a essere un percorso problematico. Allora le persone inizieranno a uscire dall’autostrada e cercheranno nuove strade, come quando c’è la colonna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Io sono insoddisfatto. Immagino che ci siano dei motivi esistenziali in ciò, ma non nego che la realtà in cui vivo, con i significati che ha, contribuisca a tale insoddisfazione. Non vuol dire che il sistema fa schifo ed è da buttare. Non vuol dire che voglio mettermi a camminare sulle mani. Vuol dire che l’autostrada in cui ci siamo immessi sembra mostrare dei problemi. I problemi sono la contraddittorietà, l’incoerenza dei significati. Uno sopra tutti: l’ambiente. Lo stile di vita che abbiamo, noi, oggi, non è sostenibile dalla popolazione mondiale. Non è sostenibile per l’ambiente perché significa distruzione. Iniziamo a sospettare che presto non sarà più sostenibile neanche per noi. I significati contraddittori sono nei discorsi sull’ambiente. Gli stati ad economia avanzata ammettono il diritto allo sviluppo e all’eguaglianza su scala globale, ma, in vista del summit sul clima di Copenhagen, propongono di contenere i processi di industrializzazione delle economie emergenti perché aumentano i gas serra. Le economie emergenti cercano di imitare il modello di sviluppo occidentale, ma ciò include anche gli aspetti negativi di quel modello: l’inquinamento. Noi siamo tra i maggiori produttori mondiali di gas serra. Per sostenere le nostre economie siamo costretti a inquinare. Gli altri, perché non arrivino a inquinare come noi devono frenare l’economia. Si dice che tutti gli stati devono contribuire alla lotta per ridurre l’inquinamento, ma ridurre le emissioni con proporzioni simili permette agli stati avanzati di aggiudicarsi la fetta più grande di inquinamento, significa rivendicare il diritto ad inquinare più degli altri. E’ questa una forma di eguaglianza o di uguale accesso allo sviluppo per tutti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho l’impressione che molte altre persone siano insoddisfatte. Il problema è che abbiamo una forte dipendenza da percorso. Siamo seduti nelle nostre macchine immesse in una colonna che procede sempre più lentamente. Vale la pena uscire dall’autostrada? Non si può dire. Che garanzie danno gli altri percorsi? Dopotutto l’autostrada ci ha portato fino a qui, ci nutre, ci ha dato i diritti che abbiamo oggi, ci permette di andare dove vogliamo. Non sono cose da poco. Però ci sono dei problemi. Non sono problemi creati da qualche cattivo che governa il mondo per farci essere tristi, perché lui gode nel vederci soffrire. Non è colpa delle multinazionali. Non è colpa di Berlusconi. Non più di quanto non sia colpa nostra. Qualcuno ha detto che esistono tre tipi di violenza. C’è la violenza diretta, quella che vedono tutti. C’è la violenza strutturale, cioè l’insieme di condizioni che portano alla violenza diretta. Poi c’è la violenza culturale che è quella che porta le persone a considerare normale la violenza diretta e a legittimare quella strutturale. Siamo tutti parte di un'unica realtà e dei suoi problemi: noi, Berlusconi e le multinazionali. Si dirà che la differenza è la volontarietà. C’è chi lo fa apposta (Berlusconi e le multinazionali) e chi invece non lo sapeva o è costretto. Fa qualche differenza? L’uomo qualunque (ignaro o costretto) può rivendicare una coscienza più pulita solo perché autorizza qualcuno a fare il lavoro sporco per lui?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La mia proposta non è di intraprendere grandi azioni di rivolta. Io non so nulla di questo mondo. L’unica cosa di cui sono abbastanza certo è che non necessariamente le cose devono andare come vanno. Potrebbero andare meglio. Potrebbero andare peggio. Non ci è dato saperlo. Questo significa che non credo né nell’ottimismo né nel pessimismo che dicono che le cose andranno meglio o peggio. Però ho speranza che l’uomo possa migliorare. Migliorare non implica nulla di assoluto, è un termine relativo. Vuol dire che la ferita che ieri faceva male oggi fa un po’ meno male. Da questo punto di vista tutti hanno un po’ di speranza, voglia di vivere anche domani perché potrebbe essere una giornata migliore. Io conto sulla possibilità dell’uomo di influenzare quel piccolo miglioramento. Come? Qualcuno ha detto si deve essere il cambiamento che si vuole vedere nel mondo. Vuol dire che per cambiare la realtà dobbiamo partire da noi stessi. Vuole anche dire che, in fondo, non esiste differenza tra mezzi e fine. Ogni mezzo è un fine in se stesso. Noi, i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre azioni siamo il mezzo ma siamo anche il fine. Noi possiamo essere il più grande cambiamento per noi stessi. Cambiando noi stessi possiamo cambiare la realtà in cui viviamo per farla diventare un mezzo e un fine. Di per sé non è complicato, è un cambiamento interno che si riflette nella realtà. Noi, oggi, siamo la realtà di cui sentiamo insoddisfazione. Non è l’unica. Non siamo unici. La realtà è quella che vediamo attraverso il filtro dei significati che viviamo. Ne esistono infinite altre che vanno oltre i significati attuali e che si trovano nel mondo nudo in cui nuovi significati sono da costruire. I significati della nostra realtà hanno mostrato la loro limitatezza; noi possiamo creare un nuovo vocabolario, nuove idee, nuove azioni, una nuova realtà. Non è difficile. Possiamo farlo, basta iniziare. Possiamo iniziare da qui. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-7812674623537210800?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/7812674623537210800/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=7812674623537210800' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/7812674623537210800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/7812674623537210800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2009_11_01_archive.html#7812674623537210800' title='coltelli &amp; cappelli'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-6041260808158735978</id><published>2009-08-18T22:41:00.007+02:00</published><updated>2009-08-20T19:31:58.395+02:00</updated><title type='text'>Dio versus Satana</title><content type='html'>Buonasera.&lt;br /&gt;Buonasera a tutti. Buonasera.&lt;br /&gt;Signori e signore, buonasera.&lt;br /&gt;Mi fa piacere sapere che ci sono personaggi noti tra il pubblico.&lt;br /&gt;Vorrei avervi qui, accanto a me, ma sarà per un'altra volta. Per adesso sarete voi ad avermi accanto, come voce narrante della serata. Cos'è una voce narrante? Ma certo, sono io. Una voce narrante è quella che, esattamente ora, sta pronunciando le parole che risuonano nella vostra mente attraverso l'artificio delle lettere che vedete impresse sullo schermo. La voce narrante siamo noi, direte. Non proprio. La strana combinazione di suoni inudibili che sta prendendo vita in questo momento è qualcosa che va oltre voi. Qualcosa che vi assomiglia e che, contemporaneamente, ha sostanza d'altro. Siete voi che pensate con le mie parole. E' per questo che vi sono accanto. L'aspetto più divertente - e, francamente, anche il più inquietante- di tutta questa vicenda è che, in quanto voce narrante, io non esisto senza di voi. Non vorrei avervi spaventato con questi giri di parole. Affermare che io non esisto, che assurdità! Come faccio a non esistere se adesso sono qui e voi mi sentite, le mie parole sono anche le vostre e il mio pensiero è già sedimentato nelle segrete del vostro ragionamento. Forse qualcuno può dirlo perché ancora non mi vede, ma qual'è il problema! E' chiaro che voi non mi potete vedere, perché ancora io non sono che una voce: la voce narrante, appunto. E dato che si tratta del mio nome, di ciò che mi caratterizza di fronte a voi, dello strumento con cui potrete chiamarmi con gli estranei per spiegar loro chi sono io, dato tutto ciò, sono d'obbligo le maiuscole: io sono la Voce Narrante.&lt;br /&gt;Già mi definisco come nome proprio e nessuno di voi mi ha ancora visto, perdonatemi. In maniera forse scortese sono rimasto nel buio fino ad ora, nel buio assoluto. In effetti non poteva esserci la luce se c'era solo la voce ed è chiaro che nessuno poteva immaginare delle sagome nel buio, perché nessuno ve ne aveva parlato. Cerchiamo di rimediare.&lt;br /&gt;Ad un tratto qualcosa è cambiato. Il buio non è più così buio, il nero non così nero. Si direbbe che tenda verso il blu. Un blu notte molto scuro che, a poco a poco, si schiarisce. Come d'estate, quando i primi passeri iniziano a cantare e tutti hanno la sensazione che la notte sia finita. Quel tipo di blu. Ad ogni modo, vorrei puntualizzare che non siamo in estate e che non c'è nessun canto di passeri, si tratta di immagini momentanee che ho richiamato per rendervi consapevoli del tipo di chiarore che state vivendo adesso mentre ascoltate me, Voce Narrante. Concentratevi sul chiarore.&lt;br /&gt;Siamo dunque arrivati a coinvolgere due sensi, l'udito e la vista. Diciamo che, per adesso, l'udito è quello più coinvolto. Si tratta di una scelta strategica: dato che la vostra capacità figurativa è ancora molto ridotta è meglio coinvolgere pochi elementi per volta. Non prendetela come un'offesa, è solo che ho deciso di manifestarmi in questo modo. E' più semplice e il vantaggio è che adesso mi state vedendo: io sono quel chiarore, quel blu mattina.&lt;br /&gt;A questo punto si apre un primo problema. Io non sono più solo una voce narrante, ma sono anche qualche esperienza visiva che vi appare e vi parla allo stesso tempo: io sono due percezioni in contemporanea, sono un'Alba Parlante. Se suona altisonante perdonatemi, non è mia intenzione creare disagio. La scelta è piuttosto legata all'idea che questo nome rimanga impresso e che, in questo modo, passeremo più tempo insieme.Veniamo dunque a noi. Perché ho deciso di rendermi presente alle vostre menti sotto forma di Alba Parlante?&lt;br /&gt;- Già, perché hai deciso di farlo maledetto figlio di puttana?&lt;br /&gt;- Ti prego, non ora Chuck.&lt;br /&gt;- Non ora, non ora, non ora, non è mai l'ora per te, fottuta Alba Parlante, adesso dicci, chi cazzo sei, che cazzo vuoi dalle nostre merdose vite, perché cazzo mai dovremmo perdere il nostro tempo ad ascoltare te, testa di cazzo che puzza di merda?&lt;br /&gt;- Tutto ad un tratto ti credi spiritoso, Chuck.&lt;br /&gt;Improvvisamente si sente crescere come musica di sottofondo "I will survive" di Gloria Gaynor. Alba Parlante si trova di fronte a Chuck per l'ennesima volta ed entrambi sanno che probabilmente sarà l'ultima, come ogni volta.&lt;br /&gt;- Chuck D, il rapper dei Public Enemy!&lt;br /&gt;- Da solo non potrò mai farcela, ho bisogno di trasformarmi: Cambio del cognome!&lt;br /&gt;Katazzaaaaaaan&lt;br /&gt;Scompare Chuck D e appare Chuck Norris.&lt;br /&gt;- Chuck Norris, non ho mai potuto vedere i tuoi film.&lt;br /&gt;- Alba Parlante, software progettato per uccidere, non avrai scampo questa volta.&lt;br /&gt;- Maledetto figlio di puttana.&lt;br /&gt;Alba Parlante si scaglia verso Chuck Norris che con un salto la schiva, poi sull' "Hey Hey" della canzone le assesta una gomitata tra il chiarore più chiaro della mattina e i residui di buio della notte, mandandola al tappeto. Alba Parlante allora fa per girarsi ed estrarre la pistola dalla fondina segreta, ma Chuck gliela allontana con un calcio e in un batter d'occhio le ha già messo le manette ai polsi.&lt;br /&gt;- Alba Parlante, sei in arresto per tentato raggiro della pubblica opinione, tentato omicidio dello sceriffo più invincibile del Texas e per insulto aggravato alla madre dello sceriffo.&lt;br /&gt;- Aaaaaghhh. Mi hai sconfitto.&lt;br /&gt;- E fu così che venne arrestata Alba Parlante.&lt;br /&gt;- Ma non era questo quello che volevi dire, Chuck.&lt;br /&gt;- Ah, Già. In realtà volevo dire che su "Chi" di questo mese potete trovare il fotoreportage della storia d'amore tra Al Pacino e Simona Ventura (i nomi sono di pura fantasia per mascherare gli originali). Lei è la più bella showgirl italiana, lui il più desiderato divo di Holliwood. Se siete femmine potete vivere il sogno di Elisabetta Canalis, se siete maschi potete tintillarvi pensando a dove mettereste le mani se foste Brad Pitt. Stasera stavo parlando con la mia coscienza in affitto e le ho detto che dopotutto intendo fare come George Clooney ed arrivare a cinquant'anni senza&lt;br /&gt;essermi sposato e che dopotutto se entrambi sono d'accordo non è squallido. Lei mi ha risposto che le dispiaceva per me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Personaggio 01&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-6041260808158735978?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/6041260808158735978/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=6041260808158735978' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/6041260808158735978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/6041260808158735978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2009_08_01_archive.html#6041260808158735978' title='Dio versus Satana'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-1477455983605229552</id><published>2009-07-25T09:40:00.002+02:00</published><updated>2009-07-25T09:45:40.787+02:00</updated><title type='text'>Noche Buena</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_PhUcoen8IJA/Smq3TYxoMmI/AAAAAAAAAIs/WLA5tASSqWc/s1600-h/m.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 333px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362299850034000482" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_PhUcoen8IJA/Smq3TYxoMmI/AAAAAAAAAIs/WLA5tASSqWc/s400/m.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;SB: Mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola...Devi toccarti con una certa frequenza&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-1477455983605229552?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/1477455983605229552/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=1477455983605229552' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/1477455983605229552'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/1477455983605229552'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2009_07_01_archive.html#1477455983605229552' title='Noche Buena'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_PhUcoen8IJA/Smq3TYxoMmI/AAAAAAAAAIs/WLA5tASSqWc/s72-c/m.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-5888142624813413914</id><published>2009-07-07T23:39:00.002+02:00</published><updated>2009-07-07T23:51:39.680+02:00</updated><title type='text'>C'è una luce che non si spegne mai</title><content type='html'>Non avrei dovuto aspettare così tanto tempo, per diventare un essere umano. Meglio tardi che mai,però. Questo è sicuro. La verità è che mi sembra una gran rottura tutta 'sta storia; però è anche vero che siamo molto più noiosi adesso di quando non ne parlavamo.Il fatto è che per noi questo tipo di argomento non è una novità, e allora è meno noiosa di quello che sembra. La lascerò andare avanti ancora per un po'. Ancora un pochettino. Voglio godermela tutta, e voglio godermela per tanto tempo. Lo so, me lo sento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-5888142624813413914?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/5888142624813413914/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=5888142624813413914' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/5888142624813413914'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/5888142624813413914'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2009_07_01_archive.html#5888142624813413914' title='C&apos;è una luce che non si spegne mai'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-737240634074997008</id><published>2009-05-06T23:33:00.005+02:00</published><updated>2009-05-07T00:36:59.538+02:00</updated><title type='text'>Adagio Assai.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Ci sono delle cose che proprio non riesco a capire. Mi sfuggono, come ombre si nascondono in angoli bui della mia mente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Vorrei poterti aiutare. Vorrei spiegarti. Ma come sai non mi è possibile. Non è così che vanno le cose, purtroppo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Ma ci deve essere un sollievo, un qualche tipo di razionalità. Non ti pare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Certe volte la ragione è troppo debole. Pensa ai tuoi sogni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Non capisco. Spiegati meglio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Nei tuoi sogni una luce antipoidale eppure parallela ricopre le connessioni della tua mente. I tuoi sogni emergono così in una realtà (per così dire) irreale, in una condizione celebrale solitamente inesplorata, regretta. Ti ritrovi in un mondo privo di riferimenti, privo di logica. La ragione svanisce. Esattamente come il Concerto per pianoforte in G maggiore di Ravel spiega.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Vuoi dire che alcuni aspetti della nostra vita subiscono lo stesso processo dei nostri sogni, trovandosi dentro un luogo depurato di razionalità?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Forse, in un certo senso. Ma fino a che punto la tua vita può avere un senso, se ciò che ti protegge è una mucca, in silenzio seduta al tuo fianco ad attendere. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Non confondere la situazione. Tu sei qui a proteggermi perchè io l'ho deciso, perchè sentivo di non essere al sicuro con me stesso. Le chiavi legate al tuo robusto collo sono ciò che mi toglie la liberta, ma allo stesso tempo rappresentano la libertà stessa. Così come le catene che mi legano, immobile al tuo fianco. Cosa succede, cosa è quello sguardo?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Nulla. Credo che presto inizierà a piovere. Ad ogni modo, una mucca che ti protegge, seduta al tuo fianco in un mondo surreale, è un sintomo di illogicità. Questa valle senza fine nella quale ci troviamo ad aspettare, priva di aria, di tempo, è la tua mente. Ma è puranche la tua vita. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Forse tutto porta a Sisifo, alla sua pietra, alla infinita ripetizione di un dolore, nella consapevolezza di esserne prigioniero. Forse sperare in un qualcosa che attraversi lo spazio di questi due mondi, &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;che&lt;/span&gt; scivoli lento nel pozzo buio sino a comparire in questo nostro luogo, per poi senza emozione sfilarti le chiavi dal collo e finalmente privarmi della libertà, forse tutto questo non può accadere. E' l'illusione di Sisifo, la sua gioia impura di quando scende leggero dalla montagna, per poi riprendere la pietra, e nuovamente farla rotolare sino alla cima. Perchè allora attendere. Mucca, perchè allora attendere?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;E' la tua mente a volerlo. Io sono solo un guardiano. Provo affetto nei tuoi confronti, e il tempo che passiamo insieme è allegro. Ma ciò non toglie che io sia soltanto un guardiano. E' il mio compito. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Potrebbe essere una attesa inutile. Potrebbe essere solo un modo per nascondersi. Lo sai.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Lo so. E' vero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Eppure non ti preoccupi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Come ti ho detto, sono soltanto un guardiano della tua mente. Niente più.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;Avevi ragione, ho sentito delle gocce di pioggia. Non capisco proprio come tu faccia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;  .&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;  .&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:85%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;EH2&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-737240634074997008?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/737240634074997008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=737240634074997008' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/737240634074997008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/737240634074997008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2009_05_01_archive.html#737240634074997008' title='Adagio Assai.'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-8150706587280750374</id><published>2009-02-16T18:09:00.003+01:00</published><updated>2009-02-16T18:18:42.123+01:00</updated><title type='text'>Creazione di mitologia cagnolatica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Eravamo circa in Fleet Street, quando il Violento cominciò ad urlare. Disse qualcosa tipo: “Questo cazzo di canale non ha i depuratori.” Poi raccolse alcuni sampietrini dalla strada dissestata e prese a lanciarli contro la superficie verdognola dell’acqua. Il canale cercava di ripararsi con piccole onde irregolari, ma la sua pelle era bucata da una raffica di sassi. “Pezzo di merda” Gli urlava contro. “Maledetto stronzo inquinato!”&lt;br /&gt;Quando notai un &lt;em&gt;grosso&lt;/em&gt; pezzo di marciapiede crepato, facilmente sollevabile, m’illusi per un attimo che &lt;em&gt;lui&lt;/em&gt; non lo avesse visto. “Dai, Tommi, entriamo in questo bar.” Dissi timidamente. Ma il dolore del pugno che ricevetti sul femore mi fece schizzare a terra. In un attimo mi era sopra e mi stava prendendo a calci: “Questi sono per il frontino che mi hai fatto due anni fa! E questi per le battute sulla Greta che è andata in vacanza con Capelli!” Sentivo che stava cercando di &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; uccidermi; si tratteneva, non usava tutta la forza, voleva solo farmi un po’ male.&lt;br /&gt;Quando smisi di dimenarmi e reclinai la testa a terra in segno di resa, lui riprese a dedicarsi al canale. Vide, com’era &lt;em&gt;ovvio&lt;/em&gt;, il pezzo di marciapiede. Lo raccolse. Lo sollevò a due mani sopra la testa e si avvicinò al ponticello, borbottando: “Ti insegno io a rispettare l’ambiente.” Barcollò sulle assi di legno e si fermò in posizione plastica di fronte al canale. Era la scena finale del duello. Urlò: “L’ambienteeeeeeeee!” e scagliò il pezzo di marciapiede giusto nel ventre del flutto, uccidendolo.&lt;br /&gt;Le ragazze che erano con noi non si erano accorte di niente. Gli altri le stavano intrattenendo, dall’altra parte del canale, in Mohamed Street, con non so quali discorsi. Quando il Violento uscì dal bar con le braccia stipate di bicchieri di birra, e glieli porse, una di loro disse: “Graaazie Tommi.”&lt;br /&gt;“Li ho presi dal bancone.” Sorrise lui. “La gente abbandona le birre, ma noi non le lasceremo diventare calde.”&lt;br /&gt;Si chiamava Tina; lei e le sue amiche le avevano conosciute gli altri, giù a Bretton, non so come. Guardò il Violento. Era piena d’ammirazione nei confronti di quel ragazzone italiano che, oltre ad aver offerto birra a lei e alle sue amiche, faceva anche il modesto. “Dai, Tommi, non vorrai farmi credere che le hai &lt;em&gt;davvero&lt;/em&gt; prese dal bancone.”&lt;br /&gt;“Certo.” Borbottò lui. “Non vedi che sono tutte cominciate?”&lt;br /&gt;No, non l’aveva visto. Quando si accorse che &lt;em&gt;nessun&lt;/em&gt; bicchiere di birra era colmo fino all’orlo, capì che era davvero così, e si mise ad urlare: “Ma Tooommy! Ti sembraaa? Ci fai bere da dei bicchieri &lt;em&gt;spooorchi&lt;/em&gt;?”&lt;br /&gt;Io mi ero appena alzato. Cercavo di raccogliere i pezzi di polmoni dal marciapiede, ma quando la vidi, dall’altra parte del canale, scaldarsi in quel modo &lt;em&gt;isterico&lt;/em&gt;, mi preparai al peggio. Chiusi gli occhi giusto mentre il suo corpo esile volava al di là della balaustra. Non feci in tempo a tapparmi le orecchie: sentii il grido, il fragoroso splash (ptshhhhhhhhhh), e le lamentele disperate di una bocca che iniziava a riempirsi d’acqua. Quando il Violento prese a bombardarla di sassi, facendola affondare, pensai che era meglio così.&lt;br /&gt;Cosa successe dopo? Ricordo torrenti di noccioline rubate dai piattini di un bar e scagliate in occhi e bocche. Un pallone da calcio che colpì in pieno volto un poliziotto, facendo deragliare un treno. Il tentativo boyscoutesco di far attraversa la strada ad una vecchia che si mescolò a una scivolata a sei tacchetti sulle strisce pedonali. Una pisciata in faccia ad un monumento, con conseguente multa e denuncia alla corte marziale. Ricordo tante storie vissute insieme. Ricordo una voce, come la sirena notturna di una città in guerra, ululare distorta quella parola: “Sfigaaati.”&lt;br /&gt;Al termine della giornata, alla vigilia del suo ventiquattresimo compleanno, ricordo che chiesi a Tommi come si sentisse.&lt;br /&gt;“Sono cresciuto.” Rispose lui, sinceramente. Indossava un abito scuro e una cravatta rossa. Aveva appena finito di lavorare. “Tutte queste storie fanno parte del passato.”&lt;br /&gt;“E i venti Euro che mi devi? E tutte le cose che hai fatto? E Tina?”&lt;br /&gt;“Chi è?”&lt;br /&gt;“La ragazza affogata nel canale a Fleet Strert.”&lt;br /&gt;Mi accartocciai su me stesso, stingendomi il ventre dolorante. Un altro pugno, stavolta sulla fronte, mi stese definitivamente e Tommy, sorridendo da vecchio amico, mi disse: “Emu, sono tutti stereotipi.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Killer Toad&lt;br /&gt;(tutti i nomi e i fatti narrati sono di pura fantasia)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-8150706587280750374?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/8150706587280750374/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=8150706587280750374' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/8150706587280750374'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/8150706587280750374'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2009_02_01_archive.html#8150706587280750374' title='Creazione di mitologia cagnolatica'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-2904112147730597340</id><published>2008-12-15T19:50:00.002+01:00</published><updated>2008-12-15T20:21:12.181+01:00</updated><title type='text'>A Christmas Tale</title><content type='html'>Era venerdì, credo, stavo tornando a casa.&lt;br /&gt;Ero appena arrivato alla stazione di Reggio con un treno intasato di materia umana e cartacea. Materiale informativo e fotografie di macchine occupavano gli spazi vuoti tra gente che tornava dal Motor Show carica di depliant. Depliant dappertutto, forse più che le persone. Depliant di macchine che buona parte dei proprietari di depliant non avrebbe mai comprato. O -peggio- se le avessero comprate, depliant di come questi proprietari avrebbe infestato la vita di passeggeri ignari dicendo cose del tipo "sì, ma per favore, potremmo mettere la pizza nel bagagliaio, non vorrei che la mozzarella mi colasse sui sedili". Oppure del tipo "aspetta, non facciamolo in macchina, non posso spermare sul cuoio".&lt;br /&gt;Avevo preso ad odiare tutta questa gente, senza ancora pensare ai sedili, alla mozzarella e allo sperma già a Bologna, quando avevo realizzato che presto la loro esistenza sarebbe stata d'intralcio alla mia. Ci avevo pensato vedendo arrivare il treno.&lt;br /&gt;Sull'interregionale delle 17.30 in genere non ci sono posti a sedere. In genere. Nell'occasione la lungimiranza aveva anche previsto che in piedi si sarebbe stati stretti e che ci sarebbe stato caldo, anormalmente caldo. Tuttavia non era arrivata al livello di macchinosità tale da sospettare che ogni tanto sarebbero passati alcuni di questi gonzi con le borsine piene di sperma convinti che nella carrozza successiva avrebbero trovato l'oasi dei loro sogni con poltrone di cuoio e donnine del motor show a fare le inservienti al cesso.&lt;br /&gt;In ogni caso, avevo estorto un posto d'eccezione: in fondo alla carrozza, vicino alla toilette, senza inservienti, nel disimpegno che sta tra il salotto e la porta d'uscita. Intorno a me le persone dentro ai cappotti: natanti col culo sprofondato nelle ciambelle salvagente di un parco acquatico, precisamente nell'attrazione che alterna parti a scivolo con vasche di raccolta. Intasati, quindi incazzati. Intasati perchè quelli davanti stanno facendo i cretini con una ragazza e non scendono alla vasca di sotto. Incazzati perchè non c'è mai un bagnino quando serve e nemmeno il controllore, ci sono solo depliant. Per fortuna che ci sono i depliant o la giornata sarebbe stata un incubo.&lt;br /&gt;A dire il vero la categoria Motor Show raccoglieva solo il cinquanta per cento della popolazione in eccesso. L'altra metà erano studenti e lavoratori pendolari sommati a una rosa di persone di mezza età evidentemente non pendolari.&lt;br /&gt;La realtà mostra che i pendolari si considerano superiori ai non pendolari, non fosse altro che dal punto di vista dell'esperienza. Si può notare quest'attitudine facendo caso ai commenti relativi alla norma dei disagi: in genere il pendolare si sente in diritto di lamentarsi con voce più alta e non vede l'ora di mostrare la sua conoscenza empirica al semplice viaggiatore. Questi, sentendosi un pesce fuor d'acqua, sentendo di aggravare la condizione degli stoici che affrontano le ferrovie italiane per indigenza o per il bene comune, reagisce annuendo docilmente o buttandola sulle colpe della politica.&lt;br /&gt;Trovando terreno fertile nel secondo tipo di atteggiamento, il pendolare -che di solito è persona informata- coglie l'occasione per citare qualche pagina di cifre sugli sprechi italiani e, in questo modo, i due arrivano a ricomporre il disagio iniziale parlando di quanto siano peggio i politici. La cattiva gestione della cosa pubblica ha il non trascurabile effetto di garantire la pace sociale dei treni. Tra quelli che invece avevano scelto di annuire docilmente, c'erano per lo più le mogli di mezz'età dei tizi che stavano sfogando, nei discorsi sul malaffare italiano, la tensione accumulata durante le ore trascorse in giro per negozi.&lt;br /&gt;Mi ero messo a trarre queste conclusioni guardando la signora che stava di fronte a me, una bellissima signora che non aveva depliant ma che, in compenso, portava cappotto e cuffia color delle mutande che si mettono dopo il bagno del 24 dicembre. L'effetto completo però, forse per le treccine bionde, era più del tipo "cappuccetto rosso" piuttosto che "piccolo aiutante di babbo natale pornografo". Non riuscivo a spiegarmi come mai una come lei fosse in treno a togliere spazio vitale a me e non a succhiare cazzi a centottanta all'ora in autostrada. Penso che i gonzi del motor show si stessero chiedendo la stessa cosa, sprofondati in un conflitto interiore che opponeva la loro fantasia alla coscienza sporca dei sedili di cuoio.&lt;br /&gt;Oltre alla perversione maschile, alla carta stampata rindondante e a nient'altro, alcune esponenti di spicco del gruppo 'christmas shopping' tenevano tra le mani campioni rigorosamente gratuiti contenenti ettolitri di liquido corrosivo e acidi vari. Altre, trascinavano i mariti gonfiabili attraverso la sfilata delle carrozze. Nonostante ciò, lo facevano trasmettendo una parvenza di motivazione che le rendeva meno irritanti dei gonzi quando si appoggiavano su di me per passare: era evidente che a loro fosse stato promesso un posto a cui ambire.&lt;br /&gt;A questo punto stavo considerando con lugubre compiacimento la maschera di cera di due che avevano appena scoperto che la prima classe era stata degradata in seconda, quando mi accorsi che la rassegnazione e la fila compatta di persone lungo la carrozza avrebbero impedito loro di procedere. Ciò significava che ci saremmo dovuti stringere e lasciare che anche loro accedessero alla nostra preziosa riserva di ossigeno in nome di qualcosa chiamato "diritti umani". Per chi non lo sapesse, il rispetto dei diritti umani si misura in treno. A quel punto, in mezzo ad una calca di persone affascinate dall'uomo che nasce libero e con qualità inalienabili, il mio senso del macabro era già ritornato odio.&lt;br /&gt;Per di più la bellissima signora con il completo natalizio continuava a non guardarmi. Non lo avrebbe fatto per tutto il tempo del viaggio: il ritardo più quaranta minuti di percorrenza.&lt;br /&gt;La stazione di Reggio era qualche luce gialla e una scritta bianca inghiottite dal buio. Voglio dire, il buio era una presenza concreta: si materializzava, ma evaporava subito appena ci entravate, lasciandovi addosso, in faccia, sull'ombrello, vapore acqueo ghiacciato, un misto di pioggia, nevischio e di quella materia indefinibile che sta nelle stazioni, che ha lo stesso odore dappertutto e che si appiccica ai vestiti dopo una sola andata. Neanche la voce metallica degli annunci ne usciva uguale a se stessa. L'uomo robot, quello che sprigiona razionalità e testosterone semplicemente annunciando il ritardo del treno, suonava un misero frocetto tremante. A quel punto non restava che sollevare la valigia e scendere le scale del sottopassaggio. Stavo tornando a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riemergo nel piazzale dietro alla stazione. Le stesse luci gialle. Gli annunci un po' più lontani. Le linee extraurbane che arrivano a far capolinea. Una sala d'attesa frequentata sempre dalla stessa gente che non consuma mai niente. Un grumo di persone ferme al numero sedici. Vado verso il numero sedici. Sto un po' in disparte, vicino a una panchina. Aspetto.&lt;br /&gt;Ad un certo punto sulla panchina si materializzano un ragazzo e una ragazza, poi un marocchino, che resta in piedi. Il ragazzo e la ragazza prendono a discutere con il marocchino, sembra che ci sia qualcosa che non va.&lt;br /&gt;Cerco di immaginarmi come sarebbe se adesso il ragazzo si alzasse e il marocchino gli tagliasse la gola, voglio dire, come sarebbe per me: forse la moralità pubblica potrebbe prendersela. Dopotutto ho visto che stavano discutendo, sapevo che la ragazza aveva paura, ero al corrente del fatto che quello era un marocchino. Lei direbbe che ho visto sgozzare il suo ragazzo in diretta e che non ho fatto niente per aiutarla, che era responsabilità mia perchè ero il più vicino e sapevo che sarebbe finita così, ma che ho scelto deliberatamente di ignorarli.&lt;br /&gt;Inizio a prendere in considerazione la possibilità di spostarmi verso il grumo e mentalmente ne sento già il calore, ma non posso, non a questo punto, la ragazza mi ha visto, sarebbe un'aggravante perfetta perchè dimostrerebbe che, pur essendomi accorto di quello che stava per accadere -la mattanza- ho scelto di ignorarlo e anzi (qui entra in gioco l'aggravante) me ne sono andato per evitare di dover intervenire di fronte ad una situazione così palese. Decido quindi di restare al mio posto, rassicurato dal fatto che il ragazzo è ancora a sedere, il marocchino è ancora in piedi, nessuno si muove più del necessario, nessuno alza il tono di voce più del necessario, ogni cosa ha trovato i suoi argini di percorrenza.&lt;br /&gt;A questo punto scelgo strategicamente di mettermi il cappuccio.&lt;br /&gt;La scelta strategica è dovuta ad un fatto. Io il marocchino lo conosco. Meglio, mi accorgo di conoscerlo un attimo prima di infilarmi nel cappuccio, sperando che lui non riconosca me, almeno per il momento. Almeno finchè rischia di sgozzare il primo tizio che gli è capitato a braccio. Decido, visto che ne va della mia reputazione sociale, di prestare un minimo di attenzione alla conversazione, senza fare mosse che mi rivelino come un possibile appiglio per qualcuno.&lt;br /&gt;Guardo gli addobbi natalizi dei palazzi che stanno di fronte a me dall'altra parte della stazione, guardo la luce accesa che esce dalle finestre di appartamenti dove ci sono bimbi che aspettano il natale.&lt;br /&gt;Sembra che il marocchino -di cui non ricordo il nome- abbia già incrociato la ragazza da qualche parte e che adesso stia usando il pretesto per abbordarla, nonostante ci sia lì il suo ragazzo. Questi, per orgoglio maschile, deve difendere la sua posizione e sta cercando di far capire al marocchino che l'argomento non fa leva. La ragazza si limita a negare, ma con talmente tanta virtù da rendere dubbia la sua posizione. Il marocchino non cede, anche perchè in mezzo al grumo di gente ci sono altri due che sembrano marocchini che che senz'altro lo conoscono e che senz'altro si sono resi conto meglio di me della situazione, quindi lui non può compromettere non si sa bene cosa. Anche perchè in genere i marocchini non dicono cazzate, semplicemente colorano un po' i fatti.&lt;br /&gt;Ad un tratto, la coppia rinuncia ad aspettare la corriera: si alza e se ne va senza che siano stati consumati spargimenti di sangue. Il marocchino, che probabilmente è obbligato a prendere quella corriera, rinuncia a seguirli e si avvia a salutare i due conoscenti. Nel frattempo mi nota. Stiamo a guardarci per un attimo, poi mi dice socchiudendo gli occhi: "Io ti ho già visto".&lt;br /&gt;"Anche io ti ho già visto" gli rispondo socchiudendo gli occhi.&lt;br /&gt;Ci diamo la mano.&lt;br /&gt;"Ma dov'è che ci siamo già visti?" mi fa.&lt;br /&gt;"Non lo so dov'è che ci siamo visti, secondo me da qualche parte".&lt;br /&gt;"Sì, sì, da qualche parte. Aspetta un attimo."&lt;br /&gt;Prende e va a salutare i due, ma tra loro non deve esserci un legame intimo perchè torna quasi subito da me.&lt;br /&gt;"Allora dove ci siamo visti? Ma tu di dove sei?"&lt;br /&gt;"Castelnovo, e tu invece?"&lt;br /&gt;"Allora prendiamo la stessa corriera. Com'è che ti chiami?"&lt;br /&gt;"Andrea. E tu?"&lt;br /&gt;"Ma tu non compravi il fumo da me qualche anno fa?"&lt;br /&gt;"Può darsi, non mi ricordo. Ma, come hai detto che ti chiami?"&lt;br /&gt;"Ah, no. Tu stavi in compagnia con gente che comprava il fumo da me. O del fumo o della cocaina. Oppure tutti e due. Secondo me vendevo a qualcuno del tuo gruppo, o forse anche a te. Un sacco di roba però." Mi dice. Poi tira su col naso.&lt;br /&gt;"Può darsi."&lt;br /&gt;"Però io ti ho già visto, non hai un viso nuovo."&lt;br /&gt;"Anche io ti ho già visto. Forse al campetto da basket in piscina. Non giocavi a basket? Aspetta, di dove hai detto che sei?"&lt;br /&gt;Nel frattempo arriva la corriera.&lt;br /&gt;"Comunque sì, del fumo, ma tanto, perchè io vendevo tanto fumo. Sei una faccia nota."&lt;br /&gt;"Può darsi. Anche tu comunque sei una faccia nota."&lt;br /&gt;A questo punto camminiamo insieme verso la corriera, ma lui non sale. Io mi siedo più o meno a metà, nel posto vicino al finestrino. Quando stiamo per partire sale anche lui, cammina fino in fondo poi torna da me e mi fa: "posso sedermi qui?"&lt;br /&gt;"Certo" gli dico.&lt;br /&gt;La corriera parte. File di luci multicolori tagliano la notte fuori dal finestrino. Dentro però non è buio: l'autista ha lasciato accesa la luce al neon del corridoio, appena dietro di noi.&lt;br /&gt;"Allora, ma, insomma, dove ci siamo visti?" continua, poi tira su con il naso.&lt;br /&gt;Inizio a credere che la conversazione stia ristagnando.&lt;br /&gt;"Senti non lo so, non so neanche perchè ci conosciamo. In ogni caso, è da un pò che non ci vediamo, come va?"&lt;br /&gt;"Ah, ecco, tu stavi in compagnia con uno di Castelnovo. Uno con i capelli lunghi, aspetta, come si chiamava?"&lt;br /&gt;"Non lo so, può darsi, ma anche tu sei di Castelnovo?"&lt;br /&gt;"Maikol, ecco, mi sembra Maikol. No? Non si chiamava Maikol?"&lt;br /&gt;"Sì, conosco qualche Maikol, ma non credo che sia.."&lt;br /&gt;"E adesso ti serve del fumo? Della cocaina? Quello che vuoi. Mi dai un colpo di telefono e ti porto tutto quello che ti serve."&lt;br /&gt;"Oh, grazie. Sai, però, ho smesso, ultimamente."&lt;br /&gt;"Ah. E come mai?"&lt;br /&gt;"Mah, l'università, lo studio."&lt;br /&gt;"Comunque io . Se conosci qualcuno che ne vuole, dagli il mio numero."&lt;br /&gt;"Ah. E, quindi, così, adesso, vendi fumo?"&lt;br /&gt;"No, no, no. Adesso ho smesso. Sono fuori da una settimana. Ero al Regina Coeli, sezione Alta Sicurezza. Mi avevano messo nell'AS. Io con la gente normale non ci sto" mi dice. Poi tira su con il naso.&lt;br /&gt;"Ah. Spaccio?"&lt;br /&gt;"Eeeeh. Avevo il trecentoquattordici: estorsione, il trecentodiciassette: estorsione aggravata, il quattrocentoventi: associazione a delinquere, mi hanno incastrato."&lt;br /&gt;"Estorsione vuol dire.."&lt;br /&gt;"Sì, poi mi hanno dato l'aggravata perchè dicono che ho fatto delle rapine ad Ancona, con passamontagna e tutto, con la pistola, mi dicono che hanno le prove, ma io ho parlato col mio avvocato."&lt;br /&gt;"Scusa, ma quanto sei stato dentro?"&lt;br /&gt;"Quattro anni."&lt;br /&gt;"Cazzo. Tutti di fila?"&lt;br /&gt;"Ogni tanto sono uscito, andavo in tribunale, poi a casa, ma non potevo stare in giro. Poi ne ho fatti anche un po' di fila."&lt;br /&gt;"Ah. E ora?&lt;br /&gt;"Posso andare in giro di giorno, ma alle otto devo essere a casa. Aspetta, che ore sono adesso?"&lt;br /&gt;"Sette e dieci, devi firmare?"&lt;br /&gt;"No, passano in macchina, basta che mi affaccio alla finestra e quelli stanno tranquilli, altrimenti mi danno evasione."&lt;br /&gt;"E per quanto tempo?"&lt;br /&gt;"Finchè non mi trovo un lavoro, mi hanno detto."&lt;br /&gt;"E stai cercando qualcosa?"&lt;br /&gt;"Ha! Ma ti sembra che io vado a fare il negro nei campi con te che mi dai le bastonate sulla schiena? Col cazzo. Quelli le catene le vanno a mettere a degli altri. Devo farmi otto ore in una fabbrica per uscire con la voglia di spararmi e per averci uno stipendio da fame? Col cazzo. Non ci metti me. Se vuoi ci metti i.. i Pakistani, se quelli lì vogliono fare gli schiavi. Quando spacciavo andava bene: me ne stavo in giro. A Milano, Parma, Roma. Avevo sempre qualche bella ragazza con me, avevo un buon giro di gente che conoscevo. A Tigurtina ci avevo un gruppo di amici: se tu mi facevi un ordine grosso io prendevo e andavo a comprare il fumo, poi ci incontravamo al parco, provavamo il fumo insieme, poi mi davi i soldi e via."&lt;br /&gt;"Scusa, ma a quanto lo mettevi?"&lt;br /&gt;"Mah, io ero onesto, per un kilo.. un kilo te lo facevo a duemila e cinque duemila e sei, ma era quello buono."&lt;br /&gt;"E come hanno fatto a prenderti?"&lt;br /&gt;"Ma boh, mi hanno detto che avevano le intercettazioni, dicevano che avevo il giro della roba. Ma io gli ho detto: senta, signor presidente, è vero. Mi faccio qualche canna, vado al sert e mi faccio seguire, ma a me dello spaccio non frega niente. Voi non avete le prove che sto nello spaccio. Certo, compro il fumo, ma non spaccio. Ma quelli mi hanno tirato fuori i numeri delle telefonate dal 2002."&lt;br /&gt;"Cioè, è dal duemiladue che hai il telefono sotto controllo?"&lt;br /&gt;"E chi cazzo se lo immaginava che dal duemiladue questi stavano ad ascoltare i fatti miei?"&lt;br /&gt;"E sono bastate le intercettazioni a incastrarti?"&lt;br /&gt;"Ma no, poi hanno tirato fuori dell'altra roba, hanno detto che sono andato ad Ancona a fare delle rapine, che loro ci avevano le prove."&lt;br /&gt;"Un bel casino."&lt;br /&gt;"See. E poi mi hanno messo nell'AS a Roma. Voglio dire, l'Alta Sicurezza, che io con gli altri non ci sto."&lt;br /&gt;"Cosa vuol dire scusa?"&lt;br /&gt;"Mah, hanno provato a mettermi con dell'altra gente in cella, ma io gli ho tirato un cazzotto in faccia a quello, ché già mi stava sul cazzo. Io in cella ci sto da solo, senza rotture di coglioni."&lt;br /&gt;"E com'era stare dentro?"&lt;br /&gt;"Nell'AS c'era la gente più pericolosa, quelli che hanno fatto le cose grosse: mafia, associazione con la mafia, roba del genere. In carcere ci sono i bracci. Io stavo vicino agli infami. Ma ti ho lasciato il mio numero?" mi chiede. Poi tira su con il naso.&lt;br /&gt;"No, non me lo hai lasciato, ma chi erano gli infami?"&lt;br /&gt;"Dai allora che te lo lascio."&lt;br /&gt;"No, guarda, poi intercettano anche me."&lt;br /&gt;"Eeeeh. Scheda nuova."&lt;br /&gt;"Già. Non saprei, poi magari mi viene voglia di riprendere a fumare, forse è meglio di no."&lt;br /&gt;"Ma dai, a parte quello. Te lo lascio, così. Poi ho smesso di spacciare, te l'ho detto."&lt;br /&gt;"Magari dopo. Ma non mi hai detto chi erano gli infami."&lt;br /&gt;"Ok. Erano quelli che stavano nel braccio vicino al mio. Reati di violenze, stupri e robe varie. Io li vedevo quando avevano l'ora d'aria. Il cortile era proprio sotto la mia finestra e io parlavo con un Albanese che diceva che avevano incastrato pure lui. Gli avevano fatto un mandato d'arresto in Albania perchè una lo aveva denunciato per violenza. Poi però lo hanno preso in Italia perchè quel reato ha il mandato d'arresto internazionale. Lui diceva che non era vero niente: la tipa era stata a casa sua, gli aveva fatto un bocchino e il giorno dopo lo aveva denunciato. Io però qualche sigaretta gliela allungavo lo stesso. E poi chi lo sa come stanno le cose?"&lt;br /&gt;"Già. Nessuno."&lt;br /&gt;Nel frattempo siamo arrivati a una fermata in mezzo al nulla. Il marocchino che non mi ha detto il suo nome si alza e si avvicina alla porta che sta proprio di fianco a dove siamo seduti noi. Le porte si aprono, mi fa un cenno di saluto, poi fa per scendere. Però invece di scendere si ferma sui gradini, si gira e mi fa: "Ma poi te l'ho lasciato il mio numero oppure no?"&lt;br /&gt;Non so per quale ragione, ma a quel punto io stacco la schiena dal sedile, lo guardo con le sopracciglia alzate, metto le mani all'altezza della testa come se si trattasse di una rapina e gli rispondo: "No, no" e gli faccio un sorriso.&lt;br /&gt;Lui tira su con il naso, poi si gira, finisce di scendere i gradini e scompare, avvolto dal buio e dalla merda che piove dal cielo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Otrebor Red RuM&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-2904112147730597340?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/2904112147730597340/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=2904112147730597340' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/2904112147730597340'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/2904112147730597340'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_12_01_archive.html#2904112147730597340' title='A Christmas Tale'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-3444600362144206205</id><published>2008-11-29T11:19:00.000+01:00</published><updated>2008-11-29T11:33:34.317+01:00</updated><title type='text'>QEA: come si fa a morire di fame, se si sta seduti su una montagna d'oro?</title><content type='html'>Porca troia la merda avevo scritto il post più bello della mia vita sulla neve, l'ovattamento e le sensazioni e la creatività e il computer di merda milanese me l'ha cancellato.Ma io non cedo.Lo riscriverò, anche se sarà diverso,cazzo era bellissimo, era una gran idea! Cazzo, vaffanculo, il computer su cui sto scrivendo e il coltan con il quale sono fatti tutti gli apparecchi elettronici del mondo (cellulari,iPod,computer, blackberry...). Ma sapete dov'è l'80% di questo materiale(del coltan)? Nella RDC (Repubblica Democratica del Congo) ed è per questo che adesso là, c'è la guerra civile perchè le multinazionali ue,usa,asiatiche vogliono fare in modo che il governo sia debole ed instabile e così fare quello che vogliono sul territorio congolese. La realtà è molto più complessa, ma siccome mi sono documentato sulla facenda per 2 settimane è bello dare una conclusione così stereotipata che non rispecchia assolutamente la mia conoscenza in materia, anche se in realtà è solo una delle tante conseguenze/cause della vicenda, ma è quella che si sente sempre dire e allora dato che i lettori/scrittori, sono soliti non dare conclusioni stereotipate, allora io questa volta la dò, perchè in questo blog si scrive sempre il meno stereotipato possibile. Tornando alla RDC...In economia ambientale si chiama "La maledizione delle risorse naturali". La RDC, da non confondersi con la confinante Rep. del Congo, ne è piena: petrolio,diamanti,coltan( dal minerale tantalio). E' facile boicottare i diamanti, voglio vedere boicottare i cellulari ed i computer e lo dico ai cari "comunisticontroilsistema" Peccato che se la RDC chiudesse le sue miniere (chiamarle miniere è fargli un complimento dato che è stato calcolato che con un anno di lavoro lì dentro invecchi 3 anni) in cui si scava con le mani in una poltiglia contaminata in cui c'è il tantalio, entro 1 anno non ci sarebbe più la materia prima per fare questi prodotti, per noi fondamentali.&lt;br /&gt;E invece no, con tutta la ricchezza che hanno sono poverissimi e malandatissimi, pensate solo che tutti i congolesi hanno di base la malaria. E potrei andare avanti all'infinito, narrandovi le sciagure di questo Paese, ma tutto questo non ci solleverebbe dalla consuetudine, che purtroppo, come si diceva in un famoso film, recita così: QEA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo post è stato realizzato a causa di un difetto applicativo causato dal coltan, che altrimenti avrebbe visto la pubblicazione per la quale il Violento si è sfogato all'inizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jaco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ps mi han detto di dirvi che a breve comparirà il post più introspettivo scritto da JVMilan&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-3444600362144206205?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/3444600362144206205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=3444600362144206205' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/3444600362144206205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/3444600362144206205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_11_01_archive.html#3444600362144206205' title='QEA: come si fa a morire di fame, se si sta seduti su una montagna d&apos;oro?'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-5971760220362614461</id><published>2008-09-24T18:18:00.003+02:00</published><updated>2008-11-04T23:54:07.390+01:00</updated><title type='text'>Concettina</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mi hanno chiamato una settimana fa.&lt;br /&gt;Era una voce incerta ma squillante. Si chiamava Concettina, me lo disse subito, e lavorava per una azienda di cui non ricordo il nome. Ora anch’io sto lavorando in questa azienda e tuttavia non ne ricordo il nome. Non lo ricordo perché ad ogni telefonata che effettuo ne devo utilizzare uno diverso. Propriamente non è quindi che non me lo ricordi, ma piuttosto non lo conosco. Ecco, non lo conosco affatto. Ora che ci penso attentamente: non l’ho mai conosciuto.&lt;br /&gt;Non conosco il nome dell’azienda in cui da una settimana lavoro. Ecco, è necessario essere precisi quando non si parla di niente. Il rischio di essere fraintesi è molto alto; me l’ha insegnato il dottor Toad.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concettina mi disse che la sua organizzazione, non so che perifrasi usò, cercava dipendenti. Io ero disoccupato e privo di idee, perciò mi recai al colloquio. Si trattò di una chiacchierata molto breve: il dottor Toad mi chiese se amavo i gatti; io dissi di sì. Poi mi domandò se avevo mai posseduto, in vita mia, un gatto rosso di nome Tim. Io risposi di no. Il dottor Toad restò in silenzio e mi scrutò attentamente. Io, con lieve imbarazzo, gli chiesi se la risposta fosse quella giusta ed egli sorrise allegramente: “Non esistono risposte giuste, ragazzo.”&lt;br /&gt;Mi assunsero.&lt;br /&gt;Il dottor Toad mi spiegò che il lavoro consisteva nel telefonare ai potenziali dipendenti (ognuno è un potenziale dipendente) per proporre anche a loro una vantaggiosa occupazione. Capii immediatamente di essere finito subito ai piani alti, ai piani concettuali, ai piani di Concettina. Immaginai che, se gli ero piaciuto così tanto da farmi balzare direttamente ad un ruolo dirigenziale, neppure il dottor Toad dovesse aver mai avuto un gatto rosso di nome Tim.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavorare non era faticoso. Dovevo restare per otto ore seduto alla mia scrivania, con i pannelli di plastica a separarmi dai colleghi, e dovevo telefonare. Mi era stato assegnato un comune, non ricordo neppure quale. Elenco telefonico alla mano avrei dovuto contattare ogni abitazione per domandare se ci fosse qualcuno interessato ad un posto di lavoro.&lt;br /&gt;Avevo un elenco con 100 nomi di aziende e dovevo alternarli: una volta telefonavo per conto della Toad imballaggi. Poi la Toad pompe funebri. O innumerevoli NonNecessariamente Toad. O magari Toad&amp;amp;Toad immobiliare. Fratelli Toad Records, AuTOADmobili, Toad procreazione assistita eccetera eccetera.&lt;br /&gt;Era divertente; potenzialmente noioso ma a tratti stimolante. A volte scommettevo su quanti secondi sarei durato, li scrivevo su un fazzoletto di carta e poi guardavo i numeri scorrere sul quadrante del telefono. Vincevo sempre quando ero modesto, perché in effetti non avevo molto successo: spesso non mi lasciavano neppure terminare il motto iniziale e riattaccavano. Ma qualcuno ogni tanto accettava; li intuivo con lieve anticipo misurando l’ansia con cui rispondevano. Quando riscontravo un interesse, anche se flebile, premevo il pulsante rosso del mio telefono e passavo la chiamata all’interno 5, dove il dottor Toad fissava l’appuntamento. Così come aveva fatto con me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passarono in questa maniera una manciata di giorni. Finché un giovane, col tono scettico e l’accento da ricco viziato, mi domandò di che cosa si occupasse la nostra azienda. Gli risposi che io, ad esempio, ero stato assunto ed ero subito passato al reparto assunzioni. Gli dissi anche che, nello stanzone dove si ergevano le pareti di plastica che erano il mio ufficio, vi erano almeno altri cento loculi simili, e che tutti i miei colleghi si occupavano di ricercare nuovo personale.&lt;br /&gt;“Sì.” Disse lui. “Ma questo personale, alla fine, cosa andrà a fare?”&lt;br /&gt;Io non seppi rispondere e pensai che non tutti sono così fortunati da saltare la gavetta. Ma, notando in lui un certo interesse, lo passai senza dir nulla all’interno 5.&lt;br /&gt;Da quel giorno, che era poi ieri, nacque però in me un inaspettato dubbio. Aprii il cassetto ed estrassi il contratto d’assunzione, con in calce la mia firma. Non vi era la denominazione di nessuna azienda e neppure riferimenti ad eventuali attività produttive. L’unico nome presente sul foglio era quello del dottor Toad.&lt;br /&gt;Mi recai da lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Salve dottor Toad.” Dissi. “Avrei un paio di domande da porle.”&lt;br /&gt;“Dica pure.” Rispose lui, con quella sua aria fine e blasè da gran signore. “Dica pure.” E guardò l’orologio, per farmi capire subito di non avere molto tempo a disposizione.&lt;br /&gt;“Mi scusi, eh, ma volevo domandarle di cosa si occupa la nostra azienda?”&lt;br /&gt;“Di procacciare personale.” Sorrise lui, stupito dalla mia ingenuità. “Perché, lei quando telefona cosa fa?” Mi chiese. “Vende forse enciclopedie?”&lt;br /&gt;“No, ecco.” Balbettai. “Il punto è che -mossi le mani facendole roteare su loro stesse per spiegare la circolarità dei miei pensieri- insomma, noi procacciamo personale ma poi questo personale dovrà pur servire a qualcosa?”&lt;br /&gt;Il dottor Toad sorrise. “Certo.” E sembrava che stesse iniziando una lunga prolusione. Ma poi restò zitto e mi fisso, come se quel certo significasse tutto ciò che era possibile dire.&lt;br /&gt;Allora io lo guardai con aria interrogativa e sbattei gli occhi: “Cosa?”&lt;br /&gt;“Cosa… cosa?” Sghignazzò lui.&lt;br /&gt;“Cosa fanno?”&lt;br /&gt;Il dottor Toad manifestò genuino stupore. “Chi?”&lt;br /&gt;“I nuovi assunti.” Precisai io, un po’ stizzito.&lt;br /&gt;Il dottor Toad aprì le braccia e si accarezzò la pancia, facendo scivolare la mano sotto al doppiopetto beige. “Quello che fa lei.” E sorrise di nuovo. Sembrava che il suo sorriso giungesse ogni volta alla massima apertura, ma al fuoriuscire di ogni sillaba si ampliava maggiormente. Pensai che, se fossimo stati in quella stanza per due giorni a parlare, il suo sorriso avrebbe potuto lambire i muri e riempire tutto lo spazio.&lt;br /&gt;“Quello che fa lei.” Ripeté. “Procacciano personale.”&lt;br /&gt;“Ok, ok.” Dissi di nuovo io, cercando di riordinare le idee. “Ok. Ma questo personale dovrà pur fare qualcosa, prima o poi. Ora, io so che lei mi risponderà: procacciare del nuovo personale. Ma questa è una non-risposta, insomma… non vale. L’azienda non starebbe in piedi, non avrebbe senso. Quindi mi dica, seriamente: di cosa si occupano i nuovi assunti?”&lt;br /&gt;Il dottor Toad mi sorrise e premette le dite la une contro le altre, facendole schioccare, poi guardò annoiato l’orologio e, rivoltosi di nuovo a me, ampliò smisuratamente il diametro del suo assurdo sorriso. “Si occupano di procacciare del nuovo personale.” Disse con puntualità, aprendo gioiosamente le braccia. “La prego di scusarmi, ora.” Aggiunse. “Ma ho un appuntamento.” E mentre uscivo dal suo ufficio, salutandolo, non smise mai di sorridere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco.&lt;br /&gt;Ora sono qui. Di fronte al telefono. Ho l’elenco fra le mani e annuso il suo profumo di carta riciclata. Mi dico che avrei dovuto insistere maggiormente con il dottor Toad, ma poi penso al suo assurdo sorriso e mi rimetto a lavorare. Digito il numero di un cognome a cui non faccio neppure caso. Mentre mi preparo a srotolare la solita litania -ho scelto la NonNecessariamente Toad prodotti religiosi- mi accorgo che la voce dall’altro capo del filo non mi sembra affatto nuova.&lt;br /&gt;Finisco di parlare: “La nostra azienda… nuovo personale… colloquio… eccetera eccetera.”&lt;br /&gt;“Sì grazie, sono interessata.” Risponde.&lt;br /&gt;In questo momento la riconosco. È lei. Sì, è proprio lei. Ricordo la sua tonalità. Esito, perché in realtà la ricordo lievemente differente. Allora avvicino l’indice della mano destra al pulsante rosso. Poi esito di nuovo. Sto per schiacciare, sto per passarla all’interno 5. Accarezzo la plastica luccicante, ma prima di premerla trovo finalmente il coraggio per porre la mia domanda: “Mi scusi.” Balbetto. “Le dispiacerebbe dirmi il suo nome?”&lt;br /&gt;Segue un lungo attimo di silenzio, che mi pare di aver già vissuto infinite volte, poi la sua voce parla di nuovo; è incerta ma squillante.&lt;br /&gt;“Mi chiamo Concettina.” Dice. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-5971760220362614461?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/5971760220362614461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=5971760220362614461' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/5971760220362614461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/5971760220362614461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_09_01_archive.html#5971760220362614461' title='Concettina'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-2957374274412997394</id><published>2008-08-06T02:39:00.000+02:00</published><updated>2008-08-06T02:54:48.707+02:00</updated><title type='text'>show em watcha got</title><content type='html'>Oggi sono andato a correre con jonny e manzo.&lt;br /&gt;Quando siamo tornati, al palazzetto c'erano i miei vecchi compagni di basket che stavano giocando 3 contro 3 a metà campo.&lt;br /&gt;Allora visto che c'era una palla disponibile l'ho presa e mi sono messo a fare due palleggi, pensando che sarà stato da almeno un anno che non ne toccavo una.&lt;br /&gt;Poi ho pensato che prima di andare via potevo almeno fare due tiri nel canestro libero e che forse era da un po' che ne avevo voglia.&lt;br /&gt;Devi sapere che io sono sempre stato un tiratore squallido quando giocavo, cioè, potevo difendere, penetrare, andare in contropiede, a rimbalzo, ma ogni volta che tiravo usciva qualcosa di brutto dalle mie mani e in più spesso non la mettevo.&lt;br /&gt;Sono andato verso il canestro palleggiando poi mi sono fermato, ho piegato le ginocchia e ho fatto un tiro così, come mi veniva. Dopo un anno che non tiravo a canestro.&lt;br /&gt;Ha preso il ferro dietro e poi è uscita.&lt;br /&gt;L'ho guardata rimbalzare poi le sono corso incontro, l'ho ripresa tra le mani e ho sentito i pallini di gomma antiscivolo delle palle da esterno premermi contro le dita e contro il palmo della mano.&lt;br /&gt;Mi sono detto che forse non avevo piegato bene il polso destro.&lt;br /&gt;Allora ho fatto altri due palleggi e al secondo la palla stava per scivolarmi via. Mi sono allungato per riprenderla, ho fatto un altro palleggio poi ho piegato di nuovo le ginocchia e ho tirato, cercando di piegare il polso come mi avevano insegnato.&lt;br /&gt;Stavo pensando a questo e a nient'altro.&lt;br /&gt;Che forse avrei dovuto piegare un po' di più il polso per fare entrare dentro la palla.&lt;br /&gt;Dietro di me c'erano gli altri che correvano e che si chiamavano i blocchi come qualche anno fa, con la luce delle sette di sera al campetto d'estate, quando era importante metterla dentro per far capire chi eri.&lt;br /&gt;Ha scodellato e poi è uscita di nuovo.&lt;br /&gt;Quindi sono andato sotto canestro per fare un tiro da vicino e per migliorare la tecnica, solo che è uscito anche quello.&lt;br /&gt;Allora ho pensato che se fosse successo qualche anno fa mi sarei vergognato a morte e mi sarei incazzato perchè non si può sbagliare un tiro da sotto o non sei un giocatore di basket.&lt;br /&gt;Allora ho sentito le mie budella rivivere cinque anni di vita, ripercorrere in un attimo tutto quello che c'è stato in mezzo e poi mi si è creata una grande calma dentro.&lt;br /&gt;Ho corricchiato verso la palla, ho pensato che forse avrei dovuto tenere più ferma la mano sinistra e muovere solo la destra, spezzando meglio il polso, l'ho presa, ho fatto un cambio di direzione e ho tirato, è uscita di nuovo e non ha toccato neanche il ferro.&lt;br /&gt;Gli altri continuavano a giocare. Ho lasciato che facesse qualche rimbalzo e poi l'ho ripresa e ho continuato a tirare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The negro man with the fling&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-2957374274412997394?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/2957374274412997394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=2957374274412997394' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/2957374274412997394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/2957374274412997394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_08_01_archive.html#2957374274412997394' title='show em watcha got'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-9093347640855659786</id><published>2008-07-24T12:27:00.001+02:00</published><updated>2008-07-24T12:29:24.846+02:00</updated><title type='text'>Er Revengge</title><content type='html'>-Clara, passame a Bredd Pit&lt;br /&gt;-Ancò?&lt;br /&gt;-Sì, ancò. Me piace a Bredd Pit&lt;br /&gt;-Comunque hacci sbagliato a scrivvé querr essemmesse a lo Mark&lt;br /&gt;-Ecchè?&lt;br /&gt;-Sì. Secondo me invecce de ascrivere “se te va ce possiamo arvedere” ce dovevi ascrivere “appresto”&lt;br /&gt;-Ecchè? Sono astata troppo espliccita? Forse che potevo scrivere solo “ci possiamo arvedere appresto”&lt;br /&gt;-Senza er “se ti va”&lt;br /&gt;-Eccerto, è chiaro che mo glie va… entanto passame a Bredd Pit&lt;br /&gt;-Mo teo porto&lt;br /&gt;-Anze no, me so stracciata li coglioni de a Bredd Pit… dammi er Negro Anonimo&lt;br /&gt;-Er Negro? Te farà male er Negro&lt;br /&gt;&lt;em&gt;-Tiova Clara&lt;br /&gt;-Che maiala&lt;br /&gt;-Dai passami il binocolo&lt;br /&gt;-Aspetta&lt;br /&gt;-Non ci vedo un cazzo da così lontano, passami il binocolo&lt;br /&gt;-Dopo dallo anche a me&lt;br /&gt;-Oh, la volete smettere di rompere i coglioni? È stata una mia idea quella del binocolo&lt;br /&gt;-Diova il binocolo&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;-Sì, a Clara, sì, er Negro Anonimo, oh, mo vegni qui anche tu&lt;br /&gt;-Vegno da sola?&lt;br /&gt;-Portate anche a Silvestro Stellone&lt;br /&gt;-Silvestro Stellone, ammazza oh che figo. Mo te sbatto Roki su pel culo&lt;br /&gt;-Sbattemelo Cla! Sbattemelo&lt;br /&gt;&lt;em&gt;-No, anche quello no?&lt;br /&gt;-Cosa, cosa?&lt;br /&gt;-L’amica, quella con i capelli tinti di biondo e due bocce così&lt;br /&gt;-La maiala&lt;br /&gt;-Ziocan le maiale&lt;br /&gt;-Cosa fa, cosa fa?&lt;br /&gt;-Passami il binocolo, egoista&lt;br /&gt;-Col cazzo&lt;br /&gt;-Almeno dicci cosa fa&lt;br /&gt;-Ha preso l’altro vibratore&lt;br /&gt;-Quello nero non gli bastava?&lt;br /&gt;-Tiova quello nero&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Killer Toad&lt;br /&gt;(p.s. Siae a Raimondo per il Tiova)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-9093347640855659786?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/9093347640855659786/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=9093347640855659786' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/9093347640855659786'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/9093347640855659786'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_07_01_archive.html#9093347640855659786' title='Er Revengge'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-1969500240712768674</id><published>2008-07-19T15:42:00.001+02:00</published><updated>2008-07-19T15:45:23.150+02:00</updated><title type='text'>Mother &amp; Son*</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Ci sono 25 minuti di ritardo al momento&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Bene, dimmi poi quando parti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dio caneeee&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Piantala! La prossima volta cerca di partire con quello prima&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dio puttana di dio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non hai altro da dire? Parla con qualche ragazza&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dio porc. Con chi dio merda?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quelle di ieri sera. Mettila sulla pietà magari funziona&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dio can. Cmq dì a IB che sarà meglio che non la incontri in giro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vai avanti ancora con lei? Ma piantala e non pensarci più che non va bene per te&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;5 minuti. Non va bene nessuno per me. &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Forse non vado bene io.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sei troppo individualista ed egocentrico devi lasciarti andare un po' il mondo non gira solo come pensi tu le donne sono complicate vogliono avere sempre l' idea di decidere tutto loro non puoi sempre criticare tutto&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ok&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cmq ne possiamo parlare quando torni&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non torno&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Marin Faliero&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;* Con il nuovo decreto sulle intercettazioni nessuno sarebbe venuto a conoscenza di tale fattispecie &lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-1969500240712768674?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/1969500240712768674/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=1969500240712768674' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/1969500240712768674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/1969500240712768674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_07_01_archive.html#1969500240712768674' title='Mother &amp; Son*'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-5063599571547749584</id><published>2008-07-15T18:49:00.002+02:00</published><updated>2008-07-16T00:41:08.302+02:00</updated><title type='text'>your skull is red</title><content type='html'>-vieni a vedere, gli ho spezzato un'ala.&lt;br /&gt;-come si fa a spezzare l'ala a una mosca?&lt;br /&gt;-no, infatti gliel'ho strappata, e adesso gli strappo l'altra.&lt;br /&gt;-diocan se rompi i coglioni jonny.&lt;br /&gt;-povera mosca.&lt;br /&gt;-povera mosca!? devono morire tutte, a cosa servono gli insetti? a dar da mangiare ai piccioni e ai topi. che muoiano.&lt;br /&gt;-prima o poi si vendicheranno su di te, filo. oppure sarò io a vendicarmi sui tuoi gatti.&lt;br /&gt;-fai pure. peggio per loro. ha! guardala! è diventato un fottuto insetto da terra. cammina, puttana. adesso la schiaccio.&lt;br /&gt;-dov'è? dov'è? ha è lì! guardala!&lt;br /&gt;-casoli le avrebbe tolto pure le zampe.&lt;br /&gt;-diocan casoli.&lt;br /&gt;-adesso gliele strappo io. dov'è? vieni qua!&lt;br /&gt;-no filo.&lt;br /&gt;-la faccio diventare un lombrico poi l'annego.&lt;br /&gt;-oh romi! e l'insetto che prima ti camminava sulla mano sott'acqua?&lt;br /&gt;-dio va. c'era questo insetto&lt;br /&gt;-ma era un insetto qualunque o era una formica regina?&lt;br /&gt;-no perchè vedi, le formiche regina sono più grosse e hanno le ali.Però in questo periodo piove molto, quindi le formiche sono disorientate perchè pensano che sia già autunno, che è la stagione in cui si riproducono. Quindi escono dai formicai per accoppiarsi in volo e formare delle nuove colonie. Naturalmente, dopo l'accoppiamento, i maschi muoiono. Vedi, quando io avrò la mia teca con le mie due colonie separate tra di loro, questa velleità di riprodursi non avrà senso, quindi sarò costretto a decimarle di volta in volta con stratagemmi macchinosi. Ad esempio potrei levare il vetro che separa le due colonie e lasciare che si massacrino a vicenda, oppure simulare intemperie atmosferiche come alluvioni o pioggia di macigni. Alla fine sarò il loro dio.&lt;br /&gt;-io mi diverto di più a strappare gli arti di questa mosca.&lt;br /&gt;-la dali e la giuli non vengono?&lt;br /&gt;-sono con i loro nouvi amici.&lt;br /&gt;-sono a farselo dare nel culo da bonch.&lt;br /&gt;-tiovah bonch.&lt;br /&gt;-chi è bonch, signori?&lt;br /&gt;-uno sfigato.&lt;br /&gt;-e perchè la dali e la giuli non escono più con noi, ma se lo fanno dare da uno sfigato?&lt;br /&gt;-oh vieni a vedere non ci ha più neanche le zampe.&lt;br /&gt;-hah. è diventata una palla.&lt;br /&gt;-era inevitabile che accadesse, lo sapevi anche tu sciatz.&lt;br /&gt;-si, ma per me è stato diverso, non ho visto le cose cambiare.&lt;br /&gt;-le cose erano già cambiate da prima che tu partissi.&lt;br /&gt;-dai filo, finisci quella cazzo di mosca.&lt;br /&gt;-aspetta, mi sto divertendo.&lt;br /&gt;-oh ma dimmi come è andata a lione.&lt;br /&gt;-è andata bene.&lt;br /&gt;-insomma, figa?&lt;br /&gt;-sì, beh, le francesi sono diverse. Cioè, le relazioni sono molto più paritarie: sono finito in mezzo a una manifestazione dove c'erano quasi più ragazze che ragazzi, o, almeno, le ragazze si sentivano di più. Poi non c'è la dimensione italo-mafiosa del possesso della ragazza; ad esempio, se una ragazza è fidanzata ed esce spesso con un amico, nessuno pensa che sia una cosa strana. Credo che il movimento sessantottino sia stato molto importante per l'emancipazione femminile e per l'eguaglianza dei sessi. E poi ho mangiato il khat, che è una pianta che cresce in etiopia che ha effetti stimolanti dal punto di vista neuronale: ti danno un arbusto e tu devi staccare le foglie e masticarle accumulandole in una guancia.&lt;br /&gt;-ma, insomma, figa?&lt;br /&gt;-un fallimento completo.&lt;br /&gt;-beh. comunque se la tua ragazza uscisse con scrolla non so se saresti molto contento. Anche se sei francese.&lt;br /&gt;-fossi, jonny.&lt;br /&gt;-no, perchè?&lt;br /&gt;-anche se fossi francese&lt;br /&gt;-si l'ho capito, ma tu devi tacere perchè scrolla se la scopa per davvero la tua ragazza.&lt;br /&gt;-hahaha. scrolla.&lt;br /&gt;-diocan scrolla.&lt;br /&gt;-scrolla, gli farei fare la fine di questa mosca. toh!&lt;br /&gt;-guarda come si muove lì per terra.&lt;br /&gt;-oh te lo immagini? scrolla nudo che farcisce la tua ragazza e che in più le mette un dito nel culo. Così. Plop. Diova. credo, credo che mi ammazzerei. ma prima ucciderei loro due, con la katana. Sai, vai sopra al letto la alzi così e poi ha! Li infilzi come se fossero burro. Però, a parte tutto, godono davvero se gli infili un dito su per il culo. Ero con questa figa e ad un certo punto la chiama sua madre e le fa -lei mi faceva sentire mentre le parlava- le fa "allora avete già sfondato il letto?". E io la guardavo e ridevo haha. Peso se tua madre ti fa una telefonata del genere. Alla fine lo sapeva anche lei che ero lì nella sua casa a scoparmi sua figlia.&lt;br /&gt;-tieni, guarda, scopati questa mosca.&lt;br /&gt;-tiovah, il moncherino.&lt;br /&gt;-adesso vedi che fine fa. stai ferma. guarda guarda. voola!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quincey Morris&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-5063599571547749584?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/5063599571547749584/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=5063599571547749584' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/5063599571547749584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/5063599571547749584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_07_01_archive.html#5063599571547749584' title='your skull is red'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-3073296192436561695</id><published>2008-05-09T17:45:00.001+02:00</published><updated>2008-05-10T00:31:09.066+02:00</updated><title type='text'>Mucche. [Take Two]</title><content type='html'>La plastica appoggiata al mio orecchio iniziava a scaldarsi, a diventare appiccicosa. Ancora pochi minuti e si sarebbe sciolta nella mia mano, ricoprendo la voce ruvida dall'altra parte, gocciolando sul pavimento. Sentivo già il suo odore acre, pungente come amoniaca, mischiarsi con il nulla di quella mattina surreale.&lt;br /&gt;Parlava a nome dell'Internazionale delle Mucche. Voleva una cosa che mi apparteneva. Serviva un accordo. Provai a ripetermi nella testa queste parole, nel tentativo di tirarne fuori un senso, un appiglio, ma era del tutto inutile. Non sapevo cosa pensare. Rimasi in silenzio, con nell'orecchio quella strana interferenza, simile ad un respiro metallico. Nessuno disse nulla.&lt;br /&gt;-Se non le dispiace preferirei continuare questa conversazione di persona. Sono abituato a trattare gli affari in condizioni più intime, e sono sicuro lei la pensi allo stesso modo. Una macchina la passerà a prendere tra pochi minuti, ma faccia pure con comodo. Aspetterà tutto il tempo necessario. A presto.&lt;br /&gt;A questo punto la voce svanì, insieme al sottofondo che la accompagnava. Al loro posto il bip-bip della linea vuota si susseguiva regolare. Aspettai alcuni istanti, quindi rimisi la cornetta al suo posto. La maglietta bagnata di sudore si era ormai attaccata alla mia schiena, un sudore tiepido e inodore. Il suono delle cicale era il solo rumore cha arrivava da fuori. Il mondo era come morto, annegato sotto al caldo denso come nebbia.&lt;br /&gt;Magari era tutto una finzione, una strategia publicitaria per qualche nuovo prodotto pronto ad entrare in commercio. Magari si trattava di un banale scherzo di un gruppo di ragazzini, fumando sigarette e bevendo birra intorno ad un telefono pubblico. Pensai queste cose, ricercando un senso per quella telefonata, per quella voce salita da un buco profondo, ma nonostante ciò sentivo che un'impressione di concretezza attraversava tutta la faccenda. Sentivo che tra poco una macchina si sarebbe fermata sotto casa mia, reale e bollente dal sole. Mi passai le mani sulla faccia, con la barba di un paio di giorni che iniziava a bucare come piccoli spilli. Non sapevo cosa fare. Non sapevo se quella era realmente la mia faccia. Nel suo tappeto d'ombra Mia sembrava dormire, stesa su un fianco, all'oscuro di tutto.&lt;br /&gt;Lasciai passare un pò di tempo, respirando lentamente, senza il minimo movimento. Non avevo nessun impegno per la giornata, l'ufficio sarebbe rimasto chiuso per via di alcuni controlli aziendali, e uscire fuori per una corsa sarebbe stato un suicidio. Sarei dovuto andare a fare le spesa, ma dopotutto non era così urgente. Avevo ancora qualcosa nel frigo, e pensai che sarebbe facilmente bastato fino al giorno seguente. Niente sembrava impedirmi di andare in fondo a tutta quella strana faccenda.&lt;br /&gt;Andai in camera, presi una maglietta pulita, un paio di pantaloni leggeri, e me li infilai. Ad ogni movimento l'aria si faceva più rarefatta, quasi fossi sulla Luna. Dopo essermi buttato dell'acqua fredda sul volto, fissai la mia immagine nello specchio del bagno. Appariva consumata, le guance leggermente infossate, quasi qualcuno la stesse svuotando dall'interno. Velocemente ci passai un asciugamano sopra, quindi tornai nel salotto. Fermo sulla porta osservai il cartone di latte rimasto sul tavolo, la striscia di luce che attraversava il pavimento, Mia addormentata nella solita posizione di prima. Tutto appariva come un quadro, in cui i colori si stiano piano piano sciogliendo, confondendosi tra di loro.&lt;br /&gt;Nel frigo la sola cosa da bere che trovai fu una birra. Era mattina, ma non avevo altre soluzioni. La aprii, lasciando cadere il tappo con un suono metallico sul tavolino davanti al divano. Ne presi un lungo sorso, lasciandola scivolare lungo la gola, fredda come ghiaccio. In pochi istanti mi sentii meglio. Un soffio d'aria calda arrivato chissà da dove mi accarezzò la faccia. Presi un secondo sorso, andando a piccoli passi verso la finestra. Nella luce accecante guardai giù. Una lunga automobile nera era parcheggiata esattamente davanti al mio portone. In mezzo a tutta quella luce pareva una goccia di petrolio sopra un lenzuolo bianco. Intorno non accadeva nulla, nessun movimento. Un attimo dopo qualcuno bussò alla porta.&lt;br /&gt;Sorpresa dal suono improvviso, Mia si svegliò, alzandosi a mettendosi a sedere, come aspettando qualcosa. Passandosi la lingua rosa sul naso mi guardò con aria confusa, quindi si stirò nuovamente. Pochi istanti e sentii bussare ancora. Con passi pesanti andai verso la porta, fermandomici davanti, indeciso su cosa fare. Cosa sarebbe successo se non avessi aperto? Chi era a bussare dall'altra parte? Forse non c'era nessun collegamento tra la telefonata e la macchina ferma in strada, forse era soltanto la consegna della posta. Per un momento ripensai alla voce dall'altra parte della cornetta, reale e solida come una pietra. In un ultimo lungo sorso finii la birra che avevo in mano, quindi aprii la porta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;EH16&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-3073296192436561695?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/3073296192436561695/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=3073296192436561695' title='22 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/3073296192436561695'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/3073296192436561695'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_05_01_archive.html#3073296192436561695' title='Mucche. [Take Two]'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>22</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-7684383799440851382</id><published>2008-04-25T22:41:00.002+02:00</published><updated>2008-04-25T22:55:07.733+02:00</updated><title type='text'>Mucche. [Take One]</title><content type='html'>Faceva caldo, un caldo soffocante. Come fosse una pellicola da cucina, sentivo l'aria avvolgermi la pelle, in silenzio. Fuori dalla finestra un vento bollente faceva ogni tanto ondeggiare le foglie in bilico su sottili alberi di leccio, mentre da un posto lontano arrivava debole il suono di alcune cicale. Una nuvola finta restava immobile contro un cielo azzurro sbiadito. Nient'altro. Era mattina presto.&lt;br /&gt;Seduto al tavolo provavo a fare colazione. Ogni cosa nella stanza sembrava avere una tonalità simile alla paglia, al grano maturo. Ero solo. Una goccia di sudore mi scivolò sulla fronte, fino a fermarsi poco sopra l'occhio sinistro. Feci un respiro profondo, cercando di raccogliere più aria possibile. Ero solo e provavo a fare colazione. Un cartone di latte fresco, sul quale iniziavano a formarsi vene d'acqua, era appoggiato sul tavolo davanti ai miei occhi, insieme ad alcuni biscotti al cacao. Pensai che avrei voluto ascoltare un disco di Kenny Burrell, lasciarlo mischiare al caldo denso, ma non trovai le forze. Rimasi così ad osservare i biscotti alcuni attimi, con la sensazione che si sarebbero potuti sciogliere da un momento all'altro.&lt;br /&gt;All'improvviso il telefono iniziò a suonare. Era uno squillo ovattato, come se qualcuno avesse messo il tutto sotto il coperchio per il pane. Contai gli squilli che regolari si inseguivano. Quindi si interruppe, e tutto tornò al silenzio di prima. Presi un biscotto e lo infilai in bocca, sentendo le briciole di cacao posarmisi sulla lingua. Quindi, sentendo sotto le dita l'acqua che lo ricopriva, afferrai il cartone del latte e ne presi lunghi e lenti sorsi. La sensazione di fresco non durò che pochi istanti, ma non mi ero fatto nessuna illusione in proposito. Sarebbe stata la giornata più calda della mia vita, e non c'era nulla che potessi fare al riguardo.&lt;br /&gt;Da dietro la porta socchiusa comparve Mia, che con la sua solita eleganza si avvicinò piano verso di me. I suoi movimenti calmi parevano adattarsi alla situazione più di altre volte, lasciando dietro i suoi passi un odore di soffice stanchezza. Con la coda verso l'alto, si fermò ad annusare le dita dei miei piedi nudi sotto al tavolo, per poi strusciarsi contro le altre sedie vuote, seguendo una danza sconosciuta. Trovato un angolo di ombra ci si andò poi a sedere, iniziando a leccarsi le zampe con aria annoiata. Ingoiai il mio secondo biscotto e chiusi gli occhi. Il caldo teneva appiccicati tra loro i pensieri, li appesantiva.&lt;br /&gt;Fu quando li riaprii che mi accorsi della foto. Se ne stava lì, attraversata dalle gocce d'acqua sul cartone del latte. Era una foto in bianco e nero, sotto la quale si leggeva la parola SCOMPARSA, in caratteri blu come quelli sul resto della confezione. Allungando la mano lo avvicinai a me, nel tentativo di vedere meglio la fotografia. Una ragazza dai capelli corti legati in un codino sembrava osservare qualcosa oltre l'obbiettivo, senza che si potesse dire avesse una espressione particolare sul volto. Le sottili labbra erano chiuse, ed una collana di perle le scendeva intorno al collo snello. Pensai che avrebbe dovuto avere intorno ai ventisei anni, forse ventotto. Alle sue spalle non c'era nulla, solamente lo sfondo bianco del cartone del latte. Rilessi la parola SCOMPARSA un paio di volte, provando ad associarla alla foto appena sopra. Era una ragazza stupenda.&lt;br /&gt;Intuire qualcosa di più era difficile. Ogni elemento era assente. Solo quel viso, il suo sguardo distratto, e la scritta blu. Provai ad osservare con attenzione dentro gli occhi scuri, cercando un riflesso, una qualche sottile emozione, ma senza risultato. La sola cosa che la foto lasciava passare era la bellezza di quella ragazza. Niente di più. Alzatasi in piedi, Mia si allungò nell'ombra, tenendo ferme le zampe davanti e la coda alta sul sedere. Rimase in quella posizione alcuni secondi, stirandosi tutta, poi si mise nuovamente seduta, ferma ad osservarmi. Ci guardammo senza dire nulla nel caldo sempre più denso, quindi miagolò.&lt;br /&gt;Andai in cucina e presi una scatoletta di cibo dallo scaffale in alto mentre lei si strusciava gentilmente tra le mie gambe. La aprii e versai i pezzetti di carne gelatinosa nella sua vaschetta, poi buttai il resto nel cestino. Appoggiato al lavandino la osservai annusare con sospetto e mangiare con calma la sua colazione. Chissà quale era il suo nome, se era ancora viva. Chissà come era finita sul mio cartone di latte. Forse non era altro che una vecchia foto, e il caso era già stato risolto. Era tornata da chi la stava cercando, lasciando i consumatori di latte all'oscuro di tutto. SCOMPARSA. Mia mangiò tutto, e dopo aver preso un pò di latte dalla ciotola di fianco iniziò a leccarsi i baffi, tornando nel posto all'ombra dove si trovava prima. Immerso nei miei pensieri la seguii, lasciandomi cadere sul divano. A quel punto il telefono squillò per la seconda volta. Un suono strano, come provenisse dal fondo di un pozzo vuoto e umido.&lt;br /&gt;-Chi parla? Anche la mia voce era calda, appiccicosa. Proprio come tutto il resto quella mattina.&lt;br /&gt;-Non ha importanza-, rispose qualcuno dall'altra parte del telefono, -ciò che conta è che lei ha qualcosa che deve venire in nostro possesso. Ora, come può ben immaginare, vorremmo che ciò avvenisse senza problemi per nessuno.&lt;br /&gt;Indeciso sulla realtà di ciò che stava succedendo rimasi in silenzio. Una breve pausa e la voce continuò.&lt;br /&gt;-Abbiamo ragione di credere che lei sia in possesso di un oggetto per noi di estremo valore, e per il quale saremmo disposti a darle una cifra considerevole. Si tratta solo di trovare un accordo.&lt;br /&gt;-Come fa a sapere chi sono. Chi le ha dato il mio numero. Chi diavolo è lei.- Mentre dicevo queste cose in tono monotono osservavo la nuvola nel cielo azzurro. Sempre nel solito punto esatto. Sempre immobile.&lt;br /&gt;-Tutto questo non ha importanza, mi creda, la minima importanza. Le sto parlando a nome dell'Internazionale delle Mucche, e se non riusciremo a trovare un terreno di accordo, le cose potrebbero diventare spiacevoli per entrambi. Ma questo non significa nulla. So bene che lei si comporterà in modo razionale, e che ben presto tutto questo non sarà che acqua passata.- Un disturbo sulla linea accompagnava la voce nella cornetta, come giungesse da un luogo troppo lontano, troppo profondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;EH16.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-7684383799440851382?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/7684383799440851382/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=7684383799440851382' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/7684383799440851382'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/7684383799440851382'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_04_01_archive.html#7684383799440851382' title='Mucche. [Take One]'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-337788528225979943</id><published>2008-04-22T18:56:00.000+02:00</published><updated>2008-04-22T19:03:11.776+02:00</updated><title type='text'>Dead man thinking</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Cammina nervosamente avanti e indietro. Suda nel tentativo di guardarci tutti in una sola occhiata. La nostra disposizione lo costringe a muovere continuamente le pupille da destra a sinistra. Da sinistra a destra. È teso. Forse in panico. Anch’io lo sono. Lo siamo tutti, credo. Io però posso permettermi di stare zitto. Di pensare. Riflettere. Posso permettermi di non fare passi falsi. Resto immobile, nascosto. A meno che lo stesso passare inosservati non sia un passo falso. Ecco, mi ha guardato. Io ho distolto gli occhi. Non va bene. NON VA BENE! Non devo distogliere gli occhi, ma non devo neanche guardarlo a testa alta. Distogliere è segno di debolezza, fissare di sfida. Devo fare - finta - di - niente. Non guardarlo mai, in modo da evitare di dover decidere tra distogliere e sfidare. Devo passare inosservato. A meno che lo stesso passare inosservati non sia un passo falso. Questo l’ho già detto. E se invece. Forse dovrei farmi notare. Potrebbe essere che. Ma sì, perchè no? Posare gli occhi spesso sulla stessa persona alla lunga potrebbe ispirare inconsapevolmente simpatia. Se la mia immagine gli diventa familiare, al momento della scelta opterà per la faccia più insignificante. Quella che ha tentato di passare inosservata, riuscendoci, decreterà la propria fine. Va bene. Allora devo farmi notare. Ma in che modo? Muovermi, parlare, soffiarmi il naso? Ogni scelta è estremamente pericolosa. Qualsiasi mio gesto può creare in lui una reazione. Noi non sappiamo quando. Ma succederà. Potrei infastidirlo. Potrebbe pensare che voglio dissuaderlo. Che tono di voce usare? Forse è meglio stare zitti e indifferenti. Non proprio nascosti, ma indifferenti. Però. La mia indifferenza potrebbe essere letta come strafottenza? Se è così meglio mostrarmi debole e distogliere. Abbassare lo sguardo. Anche se. Non mi sembra il tipo da provare compassione. Troverà ridicola la mia umiliazione. In fondo la strafottenza è una dote ammirevole. Per tipi come lui. Devo guadagnarmi il suo rispetto. Ora lo fisso negli occhi. Adesso. Tra un momento. Adesso lo fisso. Adesso. Adesso. Adesso. No, aspetta. Il rispetto infonde paura. E ciò che incute timore induce reazioni. &lt;em&gt;I cani più pericolosi sono i più paurosi.&lt;/em&gt; Dove l’ho letto? S’è fermato. Ha trovato una posizione da cui controllarci tutti. Lo osservo con la coda dell’occhio. Respira più lentamente. Ma non è ancora tranquillo. Non lo sarà fino a quando tutto questo non sarà finito. Anch’io a quel punto lo sarò. In un modo o nell’altro. Che fa? Si direbbe che ci stia contando. Meglio non guardarlo ora. Se sapessi che criterio usa, accidenti. Forse dipende dall’ordine delle nostre sedie. Senz’altro è questa la chiave di lettura. Anche se lui crede di scegliere a caso, l’occhio vuole la sua parte. La sua mano si dirigerà verso un punto in grado di rispettare la simmetria. O di infrangerla. Ma sempre con criterio. Purtroppo non sono seduto vicino al morto. Altrimenti sarei salvo. Accidenti! PERCHÈ NON SONO SEDUTO VICINO AL MORTO? Io non farei mai due morti vicini. L’occhio vuole la sua parte. Questo l’ho già detto. Se togliamo i due vicini al morto rimaniamo papabili in tre. Accidenti. No. Calma. Calma. Devo capire. Se capisco il criterio saprò se fissarlo o distogliere. Compassione o rispetto. Se capisco il criterio. Ma questo l’ho già detto. Accidenti. Calma. Perchè sta fermo? Non si muove più. Accidenti. Sta lì. Fermo. Calma. Devo riflettere. Allora. Di noi tre il più esterno è salvo. Non sceglierei mai il più esterno. L’occhio vuole la sua parte. Inconsciamente o no, l’ha pensato anche lui. Lo dimostra il fatto che il morto è il secondo della fila. Non l’altro esterno. Di noi tre il più esterno non sono io. Accidenti. A questo punto tutto dipende dal suo carattere. Che fa adesso? Perchè si è mosso? Calma. C’è ancora tempo. Mi ha guardato. Sembra stanco. Se ama la simmetria sono salvo. Altrimenti. Devo capire che tipo è. Se è ordinato, per sicurezza meglio fissarlo negli occhi. Se è asimmetrico, distogliere. Ha ripreso a camminare. Sembra più tranquillo. Ha già deciso? Ha un lembo della camicia fuori dai pantaloni. Suda. Ma la sua faccia è ordinata. Simmetrica. Che fa? Ecco. Ha puntato la pistola. Tra poco tutto sarà finito. In un modo o nell’altro. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cya'n Frèscha&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-337788528225979943?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/337788528225979943/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=337788528225979943' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/337788528225979943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/337788528225979943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_04_01_archive.html#337788528225979943' title='Dead man thinking'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-2763461163734666905</id><published>2008-04-17T22:29:00.001+02:00</published><updated>2008-04-17T22:59:57.367+02:00</updated><title type='text'>Vaulx en Velin</title><content type='html'>Stavo comodamente leggendo una conversazione telefonica tra C. Bukowski e E. Hemingway. Ad un tratto mi chino e inizio a tamburellare con le dita sulla punta delle scarpe. Decido quindi di uscire e di andare a Vaulx en Velin che è il capolinea della metro A.&lt;br /&gt;Non sono mai stato a Vaulx en Velin, tranne una volta in cui ho preso la metro dalla parte sbagliata, ma quando sono sceso -era un pomeriggio con molto sole e molta luce- sono passato subito dalla parte opposta per tornare indietro. La sola cosa che ho pensato quella volta era sono stato anche a Vaulx en Velin, che è il capolinea della metro A, però non c'è niente, ma proprio niente che ti faccia pensare che potresti girarci, a meno che tu non abbia già un posto in cui andare.&lt;br /&gt;Mi vesto ed esco. Charles Bukowsky, che si diceva emulo di Hemingway, mi ha insegnato stasera che quando fai qualcosa, se lo vuoi descrivere, devi mantenere una ritmica. Ad esempio se dico che esco e penso che fa freddo lo devo dire in due frasi staccate. Cioè prima le azioni, poi le descrizioni, oppure viceversa, è uguale. Quello che importa è che le azioni stiano con le azioni e le riflessioni con le riflessioni.Per cui esco e mi incammino verso la fermata della linea A. Analizzandomi scopro di essere uscito anche per prendere il latte e forse dei biscotti perchè sento qualcosa che potrei identificare alla voce fame.&lt;br /&gt;E' un mercoledì sera dopo le nove, fa buio, in genere non si esce, per cui è naturale che qui piova. E' quella pioggia fine di cui non ti accorgi sempre, ma che non smette mai. Passo oltre la prima fermata perchè il negozio che ha aperto fino a tardi è più avanti, ma quando ci arrivo non entro perchè non amo camminare con una borsa di latte in giro a Vaulx en Velin.&lt;br /&gt;Arrivo alla fermata Gratte Ciel. Dentro suona una musica caraibica. Alle sedie più vicine stanno seduti due arabi che chiacchierano. Giro a destra e vedo la serie di panchine di plastica rosse e vuote che seguono la linea del punto di fuga. Fanno contrasto con le mattonelle bianche della parete e il pavimento grigiastro. Mi si chiude lo stomaco, vorrei trovare un modo per far rivivere quelle panchine e lasciare che qualcuno possa sentirle rosse come me, in fila, vuote, silenziose. Non sono capace. Le vorrei dipingere. Le dovrei mettere in un graffito bianco con una striscia obliqua grigio scuro in fondo e delle macchie geometriche rosse che convergono verso la cima di una lettera. Probabilmente non basterebbe. Voglio farlo di più, meglio. Non sono capace di farlo in nessun altro modo, il che vuol dire che non sono capace e basta. Se fossi Davis riuscirei a farle suonare dalla tromba. Picasso le avrebbe dipinte da tre prospettive diverse.&lt;br /&gt;Arriva la metro, salgo e mi siedo di fianco a un ragazzino nero che parla con un altro ragazzino dai capelli bianchi e la carnagione bianchissima che porta gli occhiali e un bastone da cieco. Tiene gli occhi socchiusi, gli tremano le palpebre. Ad un certo punto li apre appena un po' di più e io ci guardo dentro, ma non c'è niente. Sembra che gli si siano mangiati gli occhi, non ci sono, lì dove dovrebbero essere. Sembrano due ferite aperte che hanno appena smesso di sanguinare, pulite da cotone imbibito di disinfettante. Scendono alla fermata successiva. Allora mi concentro sulla nera che mi sta di fronte che siede obliqua appoggiata al finestrino. Sembra che mi emozioni, ma non riesco a pensarne nulla. La sento e basta. La sento perchè nasce dal senso di perfezione statica, i jeans, l'impermeabile panna con le pieghe e i bottoni, la maglietta rosa che si intravede, la pelle nera. Sarebbe perfetta in un quadro, lo spazio del sedile verde acqua orizzontale, lei una diagonale che taglia l'area sulla sinistra, le pieghe del cappotto che emergono.&lt;br /&gt;Nel frattempo anche lei è scesa e non saprei più proporre lo stesso concetto graficamente. L'ho perso. Assenza di tecnica gridano dall'alto. Assenza di tecnica. Hai perso troppo tempo negli anni, l'adolescenza e il seguito, senza imparare la forma; per cui ora tutto si intasa di fronte a un'uscita con una serratura diversa. Probabilmente è così per la maggior parte degli uomini, che trovano un modo per calmarlo nelle donne nel cibo e nello sport. Però è solo un modo per stancarlo, non lo fai veramente uscire da te, non lo restituisci al pari di come ti è arrivato perchè non lo sai come si fa.&lt;br /&gt;Arrivo a Vaulx en Velin. Le palme sono sempre lì, delle palme nella seminterrata della metro, con una grata sopra che le attacca al mondo. Esco. Ci sono le luci arancioni della strada, il cielo ha riguadagnato la maggior parte dello spazio. Non so dov'è il centro, c'è solo una strada e dei campi circondati da delle reti; praticamente attaccati all'uscita passano quattro binari del tramway. Mi incammino verso sinistra insieme a dei bimbi che sembrano zingari e che portano delle borse. Mi chiedono l'elemosina. Gli chiedo dove è il centro. Mi dicono che è verso di là, nella direzione che ho preso e che prendono anche loro. Gli do l'elemosina. Ci incamminiamo insieme. Sono due bimbe che cercano di passare per quattordicenni e un bimbo molto più basso. Mi dicono che sono romeni, che vivono nella casa disabitata, che il fratello maggiore è in prigione e che ha già fatto sei mesi ma che gli resta un anno.&lt;br /&gt;Gli do una mano a portare le borse, ma non penso a quello che dicono perchè la mia testa è impegnata a processare gli spazi. Non c'è niente. Veramente niente. Dei campi al buio, le luci gialle, i binari e i sassi della ferrovia in penombra, una rete di separazione, il marciapiede, noi illuminati sul marciapiede, la strada illuminata più del resto, qualche macchina ogni tanto. Un parcheggio con tre macchine dall'altra parte della strada, circondato da una rete e con un lato limitato da un muro diroccato senza senso, ideale per un graffito. Ce n'è già uno gigante ma insignificante che è come se non ci fosse. Ad un certo punto sulla destra incrociamo una costruzione che sembra un acquedotto, a righe bianche e rosse, con la scritta Vaulx en Velin, attaccato a un capannone abbandonato con sopra delle tag. Camminiamo e il bimbo continua a chiedermi se ho degli altri spicci. Gli dico che mi servono per comprare il latte per domattina, allora è il turno della bimba che sembra più grande poi di quella che sembra più bimba. Continiuiamo a camminare e il bimbo fa un'imitazione dell'inglese che ci fa ridere, poi ad un certo punto mi dice di ridargli la borsa, al che lo accontento. Sono tutte borse piene di vestiti. Se le scambiano tra di loro poi gli dico che sul serio gli do una mano volentieri, allora se le scambiano di nuovo e me ne danno due, ma poi me ne richiedono una e alla fine me ne passano un'altra scambiandola con quella che mi restava. Arriviamo ad un incrocio e il bimbo e la bimba bimba svoltano e salutano me e la bimba grande. Dopo dieci metri lei mi indica dove abita, sono gli uffici abbandonati di una ditta, al di là di una rete sfondata, con un uomo incerto che fuma in un angolo vicino alle erbacce. Le ridò la borsa.&lt;br /&gt;Continuo sulla strada senza sapere dove sia il centro, se ci sia un centro. Dove sono ora sembra l'inizio di una zona industriale soprattutto per le luci giallo-arancio. Entro in uno spiazzio ghiaiato non troppo grande separato dalla strada da dei mucchi di terra. Un posto con bancali di legno sfondati e imballi di cartone buttati tra le pozzanghere, un paio di jeans bagnati accartocciati. Lì vicino una ditta illuminata da fari bianchi. Passa un tramway. Il piovigginare copre i rumori, sono in un bolo di silenzio. Nessuno in giro, nessuna videocamera, nessuno interessato a seguire i movimenti di una persona che gira a vuoto in questo posto. Dovrebbe comunicarmi qualcosa. Continuo a sentirlo peggio delle altre volte, non posso focalizzarlo. E' un'esperienza inutile accumulabile sopra tante simili tra loro. Mi piacciono i posti che fanno schifo, ma questo forse l'ho già visto.&lt;br /&gt;Da un angolo remoto l'eventualità di perdere l'ultima metro continua a riemergere allo stato cosciente. Si somma al ricordo del progetto di andare a dormire presto per studiare domattina. Se il negozio chiude ancora più tardi c'è il caso che tra poco mangi un pacco intero di biscotti, poi starò senz'altro meglio. Mi giro e torno alla fermata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Isdcb/9137&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-2763461163734666905?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/2763461163734666905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=2763461163734666905' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/2763461163734666905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/2763461163734666905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_04_01_archive.html#2763461163734666905' title='Vaulx en Velin'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-4201458073837464438</id><published>2008-04-03T15:49:00.000+02:00</published><updated>2008-04-03T15:56:16.525+02:00</updated><title type='text'>Demodè</title><content type='html'>-Credo sarebbe molto triste fare delle domande dirette.&lt;br /&gt;-Demodè.&lt;br /&gt;-Già.&lt;br /&gt;-Però vuoi dirmi qualcosa, e ci sono aspetti che non capisci del nostro rapporto.&lt;br /&gt;-Dopo cinquant’anni sarebbe un eufemismo.&lt;br /&gt;-Gli eufemismi sono demodè.&lt;br /&gt;-Ci crederesti se ti dicessi che ho scelto di intitolare il nostro dialogo “incomprensioni”?&lt;br /&gt;-Non lo farai.&lt;br /&gt;-Hai sempre la meglio tu.&lt;br /&gt;-Ma da quando metti i titoli ai nostri incontri?&lt;br /&gt;-Dalla prima volta che ti amo.&lt;br /&gt;-Sei proprio un barbiere.&lt;br /&gt;-Il lavoro è il lavoro.&lt;br /&gt;-C’è qualcosa di malsano nel fare il barbiere. Tu giochi con le forme degli altri e non ne cogli i frutti.&lt;br /&gt;-È un po’ il senso del lavoro.&lt;br /&gt;-E la nostra conversazione dove la metterai?&lt;br /&gt;-Domani devo pettinare una modella. Inserirò il nastro per intrattenerla.&lt;br /&gt;-Si annoierà.&lt;br /&gt;-È esattamente il mio obbiettivo. Dopodichè diventerà docile.&lt;br /&gt;-Che pervertito.&lt;br /&gt;-Perché ridi tesoro? In fondo dovresti saperlo.&lt;br /&gt;-Lo so.&lt;br /&gt;-Che sono un pervertito.&lt;br /&gt;-È per questo che ti amo.&lt;br /&gt;-Da tanto non te lo sentivo dire.&lt;br /&gt;-Amare è demodè.&lt;br /&gt;-Certo.&lt;br /&gt;-Ho un immagine da preservare.&lt;br /&gt;-Tutti ce l’hanno.&lt;br /&gt;-Sai, c’è una cosa che odio nell’ambiente accademico: il nozionismo.&lt;br /&gt;-Non capisco il nesso.&lt;br /&gt;-Gli accademici che insegnano il culto delle nozioni sono stucchevoli, decisamente demodè.&lt;br /&gt;-Quindi?&lt;br /&gt;-Ma d’altro canto detesto ancora di più… tu lo sai chi.&lt;br /&gt;-Chi?&lt;br /&gt;-Gli accademici che insegnano ai ragazzi a pensare, a fare a meno delle nozioni, ad essere creativi.&lt;br /&gt;-Non ti capisco.&lt;br /&gt;-Non tutti ne sono in grado. Spingendo a pensare chi non saprà mai farlo si finisce col contribuire alla genesi di perfetti idioti.&lt;br /&gt;-È un po’ il senso dell’accademia.&lt;br /&gt;-Amo la tua semplicità, tesoro.&lt;br /&gt;-E mi permetterai di porti, finalmente, una domanda diretta?&lt;br /&gt;-D’accordo. Avanti. Qual è il problema?&lt;br /&gt;-L’ho dimenticato.&lt;br /&gt;-Oh, dimenticare è terribilmente demodè.&lt;br /&gt;-È un po’ il senso dei ricordi.&lt;br /&gt;-Cosa?&lt;br /&gt;-Essere dimenticati.&lt;br /&gt;-La fai troppo semplice.&lt;br /&gt;-È un po’ il senso del dialogo.&lt;br /&gt;-Già. Parlare è così demodè.&lt;br /&gt;-Come vuoi tu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alfonso D’Este&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-4201458073837464438?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/4201458073837464438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=4201458073837464438' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/4201458073837464438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/4201458073837464438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_04_01_archive.html#4201458073837464438' title='Demodè'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-5716108343838085161</id><published>2008-03-10T00:14:00.000+01:00</published><updated>2008-03-10T00:52:06.797+01:00</updated><title type='text'>EH16</title><content type='html'>Lo sente anche lei. Mi chiedo proprio se riesce a sentirlo. Deve sapere che ci sono alcuni giorni in cui respirare diventa faticoso, come se l'aria si facesse in pochi istanti calda, bruciando i polmoni, bruciandoti dentro. Il resto del tempo si viene distratti, ma ogni tanto si attraversa uno spazio di tempo sterile ed asettico, in cui la sensazione della sua presenza appare nel silenzio circostante, banale nella sua purezza, quasi non si fosse fatto altro che camminarci sopra sino a quell'istante, appoggiandoci le suole sporche un passo dopo l'altro. Che poi, come forse saprà, è quello che realmente accade. Calpestiamo, ignoranti, tanto per lasciarci dietro una scia. Ad ogni modo forse è il caso di presentarsi. Signor Ipotetico, è un piacere. Strane coincidenze, non trova, entrambi ad un punto della notte fermi nel nulla ad aspettare. Pensarci sopra non porterebbe da nessuna parte, ma è una di quelle cose che riuscirebbero ad incantare la mente per un pò. Vuole assaggiare uno di questi biscotti fatti in casa, sono squisiti. L'aspetto che più mi rilassa del mangiare i biscotti è infilare la mano nel sacchetto di cartone e vederla sparire, appena prima di tornare su insieme al suo biscotto. Si potrebbe dire che arrivato a quel punto lo mangi solo per permettere alla mano di sparire di nuovo. Se ne volesse uno, non faccia complimenti. Tanto tempo da aspettare ne abbiamo fino alla fine, perciò, si serva pure. Tornando a quello che le dicevo prima, parlando francamente, credo di esserci rimasto chiuso in uno di quegli spazi. Non posso ne tornare indietro, ne andare avanti. Sono semplicemente intrappolato in quella sensazione. Per questo motivo mi chiedevo se la sentiva anche lei. Magari potrebbe darmi una mano, magari a lei o a qualcuno che conosce è già capitato. Sarebbe un vero sollievo, mi creda. Non è facile resistere. A dire la verità è un qualcosa di opprimente. Chissà, se non fosse per questi biscotti forse avrei preso sul serio in considerazione di togliermi la vita. Forse sarebbe sufficiente immaginare di infilare la mano nel sacchetto e così tirarne fuori una pistola lucida, metterla in bocca e lasciarle fare il suo mestiere. Con il resto dei biscotti che cadrebbe, e le sue briciole che alcuni attimi resterebbero nell'aria di questo vuoto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-5716108343838085161?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/5716108343838085161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=5716108343838085161' title='15 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/5716108343838085161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/5716108343838085161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_03_01_archive.html#5716108343838085161' title='EH16'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>15</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27917118.post-7930650806216858084</id><published>2008-02-23T01:30:00.000+01:00</published><updated>2008-02-23T01:32:29.068+01:00</updated><title type='text'>The art oggi</title><content type='html'>Le insicurezze e le indecisioni rule the world&lt;br /&gt;Non sappiamo quale sarà his own future.&lt;br /&gt;Aspettiamo che questo venga deciso dagli spontaneous&lt;br /&gt;aggregation processes.&lt;br /&gt;O peggio ci aspettiamo something by technology.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;From these sentences I deduco che l'arte ha smesso di essere&lt;br /&gt;strumento d'indirizzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;It' s only an instrument di resa alla prepotenza del reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Now, what's the art? It' something that I can't define perchè con l'Arte non c'entra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jaco &amp;amp; The violento&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27917118-7930650806216858084?l=nonnecessariamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/feeds/7930650806216858084/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27917118&amp;postID=7930650806216858084' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/7930650806216858084'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27917118/posts/default/7930650806216858084'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nonnecessariamente.blogspot.com/2008_02_01_archive.html#7930650806216858084' title='The art oggi'/><author><name>non necessariamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08737752927642774350</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='15144551372564081237'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>9</thr:total></entry></feed>