mercoledì

Ever

Camminavo lungo il viale dove abitava la signorina Nye. Mi aveva telefonato dicendo che doveva sistemare le ultime cose in mattinata, ma che dopo le dodici sarei potuta passare appena libera. Perciò mi godevo la passeggiata perché ero in orario e avevo già pranzato, come lei mi aveva chiesto. Era stata gentile la signorina Nye, mi aveva firmato il permesso per tutta la mattinata benché sapesse che non sarei stata occupata per più di mezz’ora. Credo di esserle sempre piaciuta, alla signorina Nye, ché fin dalla prima volta che mi aveva visto in fabbrica si era fermata a parlarmi. Abitava in un quartiere a nord di Central Park, in una villetta blu. Il cancello era aperto, come d’accordo, quindi mi avvicinai alla porta sul retro e suonai il campanello due volte, come d’accordo. Lei non arrivò subito. Quando mi aprì vidi che indossava un elegante vestito giallo, come mi aveva detto, e che si era truccata. Mi disse salve Clarissa, entri pure. Mi avvicinai e la accoltellai appena si fu girata, in modo che non avesse la pena di vedere la scena. La abbracciai e la accoltellai altre tre volte, più o meno nello stesso punto. Lei non disse nulla. Quando la lasciai cadde a terra e iniziò a trascinarsi a fatica lungo il corridoio. Entrai e chiusi la porta. Trascinandosi lasciava una larga striscia di sangue sul parquet. Nell’appartamento suonava un vinile di musica negra. Per morire ci mise circa una decina di minuti, non so perchè si era trascinata in cucina. Rimasi lì a guardare.

N-man139

lunedì

3° Teorema dell'Economia del Benessere

Un'allocazione sub-ottimale dal punto di vista della distribuzione della figa ( in particolare ci si riferisce alla concentrazione di questa nelle mani di pochi soggetti ), comporta elevati costi sociali in termini di malcontento diffuso e delle tensioni che ne derivano.

Marin Faliero

venerdì

Il decalogo

Principio n°1 Al diminuire dello spazio aumenta la violenza

Principio n°2 La regola n°1 è valida perchè aumenta la probabilità di contatto

Principio n°3 La gente compra la mia compagnia,non l'utilità dell'indumento

Principio n°4 I vostri schemi mentali non funzionano, in quanto non improntati alla violenza fisica o mentale o in qualunque modo la si intenda.

Principio n°5 Oggi la disciplina non è più collegata alla violenza: questo è un errore

Principio n°6 Anche nell'esercizio della violenza ci sono delle priorità: prima ti sfoghi poi fai male

Principio n°7 Non si nasce violenti,lo si diventa

Principio n°8 Non si può estirpare la violenza dall'uomo; essa può essere esposta o nascosta,ma è una componenente intrinsecamente presente in noi

Principio n°9 La violenza sulle donne non è mai giustificabile,quella sugli uomini è sempre giustificabile (e non è mai troppa)

Principio n°10 All'aumentare della tensione nervosa aumenta la probabilità di esercitare violenza

Il Violento

lunedì

Piccio piccionis

Te ne stai lì
avvilito in un trapezio
tra la grondaia e il tetto
all’ombra
ti vergogni di te stesso.
E fai bene,
piccione,
ché di qualità
tu sembri non mostrarne,
topo che infesta l’aria
con quei colori squallidi
la testa affossata dentro al gozzo
appollaiato nella tua stessa merda.
Ci imbruttisci
di fronte alla beltà di maggio,
alla grazia del merlo
che gorgheggia
e si rincorre con le amanti,
a cui do i più bei frutti
ché mi concedano la lor presenza.
Umiliato
appesantito
impacciato
cerchi di non farti notare
mi chiedi perdono con lo sguardo
la tua inettitudine non occupa spazio.
Io quasi per sbaglio
odo il tuo zampettare
ti commisero dall’alto
poi ti stermino con l’insetticida.


Faser Lioton is back

venerdì

Blessed be the manner

-Dicono che Jessy Marchesi si sposerà con il reverendo Lawrence.
-Ihihihihihihihi che car’uomo il reverendo con quel cane di paglia e le mucche pezzate dietro casa.
-Già, dicevano che non riuscisse più a gestirle da solo, non avesse più tempo per scrivere i suoi sermoni. Non ho mai assistito a liturgie così brevi dai tempi in cui eravamo nella parrocchia di Yorkpitts.
-Non essere scortese George
-La prego signor Murrews, il reverendo sarà qui a minuti
-Certo, e il tacchino seguirà le orme del reverendo
-E Jessi Marchesi cerchera di tenere il ritmo al taccino
-Hahahahahahaha
-Oh George hai deciso di torturarci stasera
-Vi prego, vi prego signori. Io e il reverendo siamo ottimi amici, lui sa che mi piace scherzare in sua assenza
-Vedete, Murrews era solo infastidito perché ha lo stomaco che inizia a brontolargli
-Esatto Jacobson, cosa ne direste di un altro goccetto?
-Il gallo non farà in tempo a cantare che lei mi avrà rinnegato tre volte, signor Murrews
-Scusi cosa vorrebbe dire Jacobson?
-Che voglio sfidarla a duello George
-Alex per l’amor del cielo cosa stai dicendo?
-Oh il signor Jacobson sta sicuramente scherzando
-E quale sarebbe il motivo Alex?
-Lo sai George
-E’ per caso il tacchino?
-Certo Murrews. Sua moglie non ha cotto il tacchino in tempo per dirle addio

Mc spike

Tautologia del calcetto

è così difficile fare le cose facili?

Riki

sabato

innocence constraint

vaffanculo stronzi,non sono stato io,cosa volete, io non c'entro,non c'ero e non volevo esserci non ho fatto niente

adesso tu ci dirai tutto

ma ve l'ho già detto,non l'ho creato io non c'ho pensato io..è stata colpa di ..è toihr... lui che mi ha convinto..interrogatelo e chiedeteglielo..vi confermerà tutto

toihr è innocente e c'entra del tutto ..gli abbiam fatto anche il test del Dna che l'ha completamente condannato

è impossibile..mi state mentendo..io non volevo entrarci mi hanno costretto..io volevo starne fuori,ma loro hanno voluto e io non ho potuto rifiutare..

ma non ci dire balle sappiamo che anche a scuola eravate amici tu e viean...addirittura eri in banco con lui...

ma no cosa dite..cioè sì..ero con viean ma solo perchè non c'erano più posti liberi..insomma io non c'entro niente ..non volevo entrarci è stata colpa loro

tu sei entrato e basta e questo è sufficiente per la tua innocenza

ma io sono colpevole ve lo giuro..non ho fatto niente..non volevo entrare in quel posto non volevo....mi hanno costretto...

coja è innocente,è ammesso..portatelo via

noooooooooooooooooooooooooo




coja

giovedì

Commentarii de bello virtualo

Il violento (con tono declamatorio): “Al diminuire dello spazio aumenta la violenza”
Esercito (perplesso): “??”
Il violento: “Perché è più probabile il contatto.”
Marin Leonida: “Dobbiamo diventare così grossi da non aver mai più bisogno di chiedere! E così ignoranti da non esserne nemmeno in grado!””
Esercito (esaltato): “TONITE UI DINE IN ELL”

Pubblico (festante): “Vogliamo vedere le tette. Le tette grosse”
Leader del pubblico (masturbandosi distrattamente): “Esigiamo taglia immagine per le parti più sconvenienti di ogni corpo”
Regista virtuale A: “Ma non so se
Pubblico (deluso): “BOOOOOOOOO. BOOOOOOO”
Regista virtuale B: “Okei okei. Vedremo di accontentarvi. Sono 20 Euro per ogni prodotto. 21 se volete anche l’etichetta NonNecessariamente.”
Parte sconveniente di un corpo (vagando sconsolata): “Non siamo altro che l’insieme delle nostre convinzioni. Essendo queste necessariamente parziali e relative, Noi siamo relativi. L’unica cosa oggettiva che ci informa è il corpo. Alla fine, ahimé, hanno ragione i palestrati.”
Pubblico (che si è accorto della parte sconveniente): “Vattene. Vattene. Vogliamo le tette grosse i culi piccoli i cazzi turgidi e i denti dritti.”
Leader del pubblico: “Eh no. Così non va. La vostra censura estetica ha delle smagliature. Come udite il pubblico pretende solo gli scorci migliori della vostra fantasia.”
Regista virtuale A: “Dai vi facciamo 18 euro per il disguido”
Regista virtuale B: “Ma col cazzo! Gli dai poi i tuoi di soldi! Il prodotto è questo il progetto è questo noi siamo artisti non siamo mercenari il prezzo è questo”
Pubblico (contrariato): “BOOOOOOOOOOO. BOOOOOOOOO”

Marin Leonida (solenne): “Preparatevi allo scontro.”
Esercito: “UO UO UO UO UO”
Soldato (che non ha a cuore la sopravvivenza della sua stirpe): “Comandante?! Contro chi dovremo scagliarci? Contro il pubblico contro i registi contro il violento o contro Jaco?”
Marin Leonida (dispiaciuto): “Uccidetelo.”

Eroe locale: “Pretendo il taglia-immagine anche su tutti i Cinegri e i Marozingari!”
Regista virtuale A: “Siamo multiculturali, rispettosi, contro il razzismo e contro ogni discriminazione di razza pene e reddito. Per i cinegri non c’è niente da fare. Se non volete i Marozingari invece dovrete pagare 30 Euro anziché che 20”
Regista virtuale B (sottovoce): “Quaranta digli quaranta.”
Leader del pubblico: “Come la mettete con la frustrazione?”
Regista virtuale B: “Dobbiamo ancora pensarci.”
Regista virtuale A: “Vedi è un progetto progettato male, vedi, siamo alla mano ma siamo molto impegnati.”
Marin Leonida (sottovoce senza farsi sentire dall’esercito e dal pubblico): “Se non ci fossi io a ridarvi un po’ di razionalità e a dirvi ciò che è giusto; sono certo che sbagliereste.”
Soldato (imprudentemente): “Cos’hai detto comandante?”
Marin Leonida: “Ho detto UO UO UO UO UO.”
Esercito: “UO UO UO UO UO.”
Marin Leonida (con empatia paterna): “Uccidetelo.”


Caio Iulio Toad

mercoledì

De fragilitate animi

Centoquaranta milioni di africani sufficientemente neri (qualcuno sostiene che potrebbero essere nigeriani) stanno organizzando una partita di calcetto in un campo da cinque.

Il pubblico pagante, che osserva attentamente dalle tribune con aria condizionata, si dispiace perchè la partita tarda ad avviarsi. E' un peccato perchè molti tra gli spettatori sono studiosi appassionati del giuoco del calcio e vorrebbero poter dilettare le proprie consorti con un frizzante commento della partita.

Passa molto tempo, ma sembra che i centoquaranta milioni non riescano a mettersi d'accordo su come formare le squadre perchè perdono tutto il tempo a fornicare e a scacciare mosche. Perciò gli unici spazi di intrattenimento calcistico si hanno quando qualche giocatore più bravo degli altri ruba la palla e si mette a fare numeri di alta classe finchè qualche nervoso gli spara o lo spinge su una mina.
Il pubblico disgustato urla "fair play, democracy".

Ad un certo punto entrano in campo quattro italiani con la maglia di Totti, cantando "po-poroppo-po-pooo-po" i quali, rivendicando il loro giuoco da campioni del mondo, estraggono impunemente la palla dalle dita carbonizzate dell'ultimo nero esibizionista che aveva provato a toccarla e si fanno spazio nella massa cantando sempre "po-poroppo-po-pooo-po".

Arrivati a centro campo posano il pallone e chiedono cortesemente agli altri giocatori di spostarsi oltre la linea del fallo ché loro stanno per intraprendere un due contro due.

Tra il pubblico -esaltato per l'inizio imminente di una bella partita- c'è ancora qualcuno che fa notare che se gli africani gestiscono le loro risorse economiche e territoriali come gestiscono la superiorità tecnica e fisica a calcetto non c’è da stupirsi se hanno dei problemi.


Ontario Milly

martedì

Autodafé

Quando non sapete più cosa fare o, meglio ancora, siete indecisi sul da farsi, pensate a quello che farei io.
E fatelo.

Marin Faliero

domenica

Fussball und

un gruppo di ragazzi, presumibilmente originari del Marocco, sfida a calcetto 5 emiliani.
i nordafricani sono 6. forse 7. subito litigano per chi debba rimanere in campo. arrivano ad un accordo. chi sta a fuori, a turno, inveisce premendo per rientrare.

gli italiani sono inferiori dal punto di vista atletico e raramente tentano il dribbling. il pallino del gioco resta in mano ai nordafricani per la maggior parte del tempo; essi stanno in tre sulla linea della palla e, dopo aver fatto un giochetto ciascuno, se la passano. ogni tanto cercano una giocata in profondità ma raramente si capiscono l’un l’altro e sotto porta peccano di ingordigia.
fra un invettiva e l’altra si scordano spesso di tornare in difesa, mentre gli italiani stanno arroccati intorno al portiere e appena possibile colpiscono in contropiede.

quando sono in superiorità numerica gli italiani accelerano e generalmente ne approfittano concludendo con una rete. in quei casi invece i nordafricani passano la palla indietro e ricominciano con i giochetti, per poi magari provare a tirare da lontano. puntualmente chi tenta il tiro da lontano viene coperto dagli insulti dei compagni di squadra.

gli italiani, che non hanno mai giocato agonisticamente a calcio ma praticano tutti altri sport, tengono sempre la palla bassa e, quando riescono, provano ad avanzare anche con rimpalli o azioni caotiche. i nordafricani, che hanno doti tecniche decisamente superiori e più allenate, non passano mai la palla se non dopo averla toccata almeno due volte con ogni piede e generalmente la tengono alta provando lanci o improbabili pallonetti.

quando perdono palla gli italiani corrono in difesa provando a contrastare gli avversari, i nordafricani tentano il fallo e, se non riesce, rientrano trotterellando insultando chi trotterella meno.

risultato finale: 7-1 per gli italiani. gli sconfitti, contrariati, si accusano a vicenda sfiorando la rissa e pressano per avere una rivincita.

qualcuno fa notare che se i nordafricani gestiscono le loro risorse economiche e territoriali come gestiscono la superiorità tecnica e fisica a calcetto non c’è da stupirsi se hanno dei problemi.


Murray

venerdì

Elogio del discount (take one)

EA sports and CCLS
with the partecipation of
NNCS
N'SYNC
ROB SWIFT
AEPAMINONDA
present


SUPER MARIO WORLD

animi necessitatis
the best of both worlds
coriandoli e popcorn

" sto defecando, e continuo finchè l'escremento trabocca dalla tazza del gabinetto, cominciando a riempire la stanza, alzandosi sempre più di livello -ormai sto affogando- e in quel momento mi sveglio con un orrore indicibile" Per questa persona la vita è diventata [...] TIPICO CASO DI NECROFILIA


Questo processo non si sviluppò in forma omogenea nei paesi latinoamericani nè si produsse senza ostacoli. TIPICO CASO DI RAPPORTO POST COLONIALE

tattaradattataaaaaaaaaa

credits 160.380
PLEASE ENTER YOUR NAME
t_o_a_d_

please insert coins
more players more coins



Killer Toad

martedì

La necessità

-la mia tesi è che tu non esisti-
-e come pensi di dimostrarmelo-
-innanzitutto non penso di dimostrarlo a te. inizierei con una contraddizione. io non ti sento nemmeno parlare-
-però mi rispondi-
-hm. bbb. nnn. caro pubblico
-non c’è nessuno-
cominciamo con la dimostrazione: un mio compagno di classe delle elementari mi convinse che chi aveva gli occhi azzurri vedeva tutto azzurro-
-e chi aveva gli occhi verdi-
-chi aveva gli occhi verdi vedeva tutto verde. me lo dimostrò empiricamente. io avevo gli occhi azzurri. e vedevo il cielo azzurro. i jeans azzurrastri. i puffi azzurrognoli. le biglie bluastre bluastre-
-e le porte?-
-eccezioni-
-le case le persone il telefono la carne?-
-tutte eccezioni. egli mi dimostrò anche che le persone bionde non esistono-
-io sono biondo-
-infatti arriverò a dire che non esisti-
-perché?-
-perché a voler esagerare qui in Italia esistono le persone castane chiare. se uno è castano chiaro al massimo d’estate la salsedine del mare lo rende quasi biondo. ma mai fino in fondo-
-perché?-
-perché è un dato di fatto. se tu guardi, tutti gli italiani che rispecchiano l’archetipo del biondo sono tinti. infatti tu sei tinto-
-schiarito-
-vedi, quindi non corrispondi all’idea assoluta di biondo. non sei biondo?-
-si che lo sono. dopo che mi sono schiarito lo sono diventato-
-ecco. ecco, tu confermi che non esistono le persone bionde e poi ammetti di esserlo. quindi non esisti. è evidente-
-dannazione, la logica non sbaglia-
-hei. ma dove sei finito?-

palestrione

venerdì

L'unica cosa veramente evidente è che fotsirk alokin ha del gran tempo da perdere. Come tutti i blogger d'altra parte...

PS: Hai rotto il cazzo!

Marin Faliero

mercoledì

Lettera dall'inferno (a Faser Lioton)

talvolta la voglia di ficcare il tuo tizzone ardente in qualche umido anfratto ti gioca dei brutti scherzi.

si finisce per mangiare banane virtuali sdraiati nello schermo. o accartocciare le pagine di un vecchio libro, snocciolato ma mai inteso, per pulire il biancastro piacere acido sui pantaloni. o si sublima la noia divertendosi a creare.

creare
creare creare.

non facciamo altro che creare. è il nostro spreco.
non ci importa il risultato. non ora almeno. ci importa l’atto.

l’atto.

tutto si può creare. perfino personaggi che non esistono infilati attraverso i cavi del web in corpi presumibilmente veri. direi che è arte, se non fosse una parolaccia.
perfino all’inferno dei molluschi non facciamo altro.

l’Alice de te creata è una Dea del sesso un po’ porca. profonda e marcia, con un retrogusto di Bukowski e due capezzoli turgidi che aspettano solo la tua carne fucsia.
l’Alice da me creata è un epigona ninfomane. vuota e scimmiottante, con una propensione per la scialbezza che mi fa soffrire lei, me stesso, l’uomo.

tu le dai le chiavi d’accesso delle nostra entità fucsia, sperando che una volta dentro di te possa farti godere. io gliele tolgo, perché ho troppa varechina inutile per aggiungerne altra.

non ci importa nulla della vera Alice.
ma io e te dobbiamo combattere.

Mr.Cheat

martedì

TRILOBITI

La vostra speranza di una realtà fossilizzata e fossilizzante non è che un castello di sabbia di fronte alle onde del mare.

Marin Faliero

venerdì

Salam

pagina bianca.
sporcata
non lo è più.
che peccato
era bello
pensare i possibili
modi
per farlo.


Amiga 600

mercoledì

Recensione di Centochiodi

Uscendo dalla sala si è subito turbati dal pensiero che una pellicola così l’avrebbe potuta girare soltanto un grande e riconosciuto regista. Perché a chiunque altro, privo del cognome blasonato, sarebbe risultato arduo trovare chi credesse in un progetto del genere; in cui si mescolano consumati clichè e la malsana speranza che qualche bella frase sparsa, mescolata a usurate banalità, possa bastare per fare un film.

L’idea iniziale è stupenda: l’affermato filosofo che si ribella come fosse un atto dovuto contro la cristallizzazione della cultura, al grido di tutti questi libri non valgono una carezza; compra cento chiodi; sottrae un mazzo di chiavi; inchioda tutti i gli antichi volumi al pavimento della biblioteca e poi fugge. Sarebbe potuta essere una magnifica opera d’arte Dada. Il fulcro di un happening surrealista. Una metafora di un qualche poeta o filosofo. Anche soltanto un cortometraggio di cinque minuti.

Invece, dopo l’illusione iniziale, lo spettatore è costretto a subire un polveroso accostamento di vecchie idee neanche troppo re-interpretate.
Il mito del buon selvaggio incarnato da una piccola comunità idilliaca sulle rive del Po che sembra scimmiottare le proteste anti-TAV. Un ingiustificato pout pourri fra religione e cultura, in cui a un certo punto Raz Degan critica l’utilità di tutti i libri mai scritti dall’uomo, il sacerdote gli risponde parlando dell’unica opera dettata presumibilmente da Dio e quello tira fuori dal cilindro un Dio non è stato capace nemmeno di salvare suo figlio dalla croce. Subito seguito da una (non menzionata) citazione di Bukowski: nel giorno del giudizio sarà Dio a dover rendere conto di tutta la sofferenza del mondo.
E poi !?
Basta aggiungere le numerose pedo-inquadrature ai costumini delle bambine e ai loro volti maliziosi; qualche personaggio manichesita come il maresciallo buono, la ragazza di campagna che arrossisce, il ragazzo ignorante ma solidale, l’uomo di chiesa reso arido dalla cultura, i vecchietti amanti del vino rosso e privi di pregiudizi, il professore bono in BMW che si riscopre eremita e il custode un pò picchiatello. Ecco: mescolate tutto con un atavico odio verso il dogmatismo, aggiungete frasi non vostre, che qualsiasi bambino di qualsiasi scuola elementare potrebbe pronunciare, ma mettetele in bocca a un figo come Raz Degan e il vostro film itellettualoide è pronto. Attenti però se non vi chiamate Olmi: tutti avranno subito l’impressione che al di là dell’immagine poetica dei libri inchiodati non vi sia nulla.

Ad una mente modesta che vuole porsi in condizione dubitativa sorge sicuramente il sospetto di non aver inteso qualcosa. Forse che dietro alle lente inquadrature mute, unica nota un pò vintage, si nasconda un intuizione che a noi è sfuggita?
A tal proposito un amico, appena usciti dalla sala, propone di riguardarlo. Ma la sola idea atterrisce tutti i presenti.
In effetti le grandi opere d’arte hanno saputo coniugare la complessità semantica con la piacevolezza della fruizione e riguardo questo film, anche volendosi imporre un epochè sul primo punto, si è costretti ad ammettere che il secondo manca.


comitato cinema fucsia

domenica

aspettative autorealizzantesi

[...]erano anni, quasi una vita ormai, che sua madre gli diceva che non era normale. Lui aveva cercato ovunque un esempio di normalità da seguire, invano.[...]
Dopotutto, lui, beh... non poteva certamente deludere chi l'aveva generato[...]

Marin Faliero

sabato

Nephertiti

Fanculo.
Entra va a fondo e risale sulla pelle.
Droga sesso, molto più veloce.
Trasgressione, violenza, dolore dolore,
Ansia, rischio, morte.
Morte morte morte.
Un riccio spappolato sulla strada.ci piove sopra escono le budella
Il trattore lo porterà via- dicono- lo porterà via con la ruspa
-Dicono dicono dicono porco dicono-
‘Lo trascina male lo schiaccia lo spalma sulla strada.’
‘chi ha parlato? chi cazzo ha parlato’
‘LUI’ indica il riccio.
Gli esce un occhio dal sangue. Puzza.
‘Portatelo via portate via quel cazzo di riccio’
‘Almeno spostatelo dalla strada, qualcuno pensi ai bambini, i bambini perdio’
Ci ha le larve ci escono i vermi ci fottono le mosche
‘Se ci vengono i vermi è un buon segno, vuol dire che non andrà in cancrena’
‘Qualcuno mi dia una manciata di vermi, dei vermi sulla ferita del 1914’
Ci piove sopra il sangue si annacqua
È una sgommata di merda non si vede neanche più che è un riccio
‘Ha le palpitazioni palpita come una puttana’
‘Ascolta i Chemical’
‘È in acido’ Mai visto un riccio in acido
‘La pelle mi soffia via mi si stacca di dosso.’
Si sta sciogliendo, trasuda i suoi resti, rimane graffiato nell’asfalto.
‘Ci ha pensato la natura’
‘Un altro fallimento’
‘Ah che storia quella del riccio’


Rhiot 139
(su gentile concessione di Sandra)

domenica

Si sta

come di domenica(*)

alla Tarantella(**)

in tuta.




Aiuto alla comprensione

(*) in questo caso l’autore si riferisce esclusivamente alla domenica pomeriggio.
(**) si ritiene che il nome proprio sia quello di una nota pizzeria da asporto del luogo che ha dato i natali all’autore.

mercoledì

Libero arbitrio (dal punto di vista di un illustre fisico dell'università di Pisa nonchè amico di NonNecessariamente)

Idea cardine della religione Cristiana è il libero arbitrio. Ma non solo la religione ha bisogno di questo concetto. Noi essere umani, per poterci sentire artefici del nostro futuro, dobbiamo credere di essere liberi, liberi di pensare, liberi di agire, liberi di scegliere.

La capacità di scelta è ciò che distingue l'agire di un essere vivente dal mero subire di un oggetto inanimato. Un sasso non sceglie la direzione nella quale rotolare. Tutti gli esseri umani hanno invece la sensazione di determinare il loro futuro grazie alle scelte che ciascuno compie nella vita. Tale sensazione è illusoria o reale?

In matematica la scelta viene considerata un assioma: “data una famiglia non vuota di insiemi non vuoti esiste un insieme che contiene un unico elemento di ciascun insieme della famiglia”. In sostanza l’assioma sostiene che comunque preso un insieme non vuoto si possa sempre scegliere un suo elemento e usare quello come rappresentante di tutto l'insieme; per chi è familiare con le figure retoriche equivale alla possibilità di fare una sineddoche.
Avendo i matematici postulato l'esistenza della scelta, con ogni probabilità io non riuscirò mai nella mia indagine. Voglio però esporvi 2 ragionamenti che mi lasciano alquanto perplesso.

-Consideriamo una persona che si trovi davanti ad una scelta banale. Per esempio debba scegliere tra 2 strade. Se il nostro viandante non ha ragioni per scegliere ne l'una né l'altra con ogni probabilità sceglierà casualmente oppure il suo inconscio sceglierà per lui, e una scelta casuale non è per me da considerarsi come scelta in quanto la persona come tale non ha avuto nessuna parte nel determinare il risultato di tale avvenimento.
Quindi affinché si possa parlare di scelta il nostro viandante deve riflettere, considerare i pro e i contro di una strada e dell'altra ed infine, esausto per tale sforzo, incamminarvisi. Ma dopo che avrà ragionato e valutato il da farsi, ci saranno una o più ragioni che faranno si che egli propenda verso una delle due strade. Ora, potrebbe essere per esempio che una strada è facilmente percorribile mentre l'altra è angusta e ripida, e il nostro viandante ha anche male ad una gamba....
Egli, col suo ragionamento, valuta quindi
1. quello che ha imparato dall'esperienza (strada ripida = faccio una fatica boia)
2. ciò che impara dai propri sensi nel presente (vede la strada ripida, sente male ad una gamba)
Infine mette tutto insieme e giunge ad una conclusione.

Sarete d'accordo con me nel sostenere che quello che impara dai propri sensi nel presente non dipende da lui (a meno che non stia scegliendo cosa valutare, ma questo problema lo affronterò tra un attimo).
Ma anche l'esperienza del passato non dipende affatto da lui. Infatti l'esperienza si forma o per avvenimenti che succedono casualmente o per scelte compiute precedentemente. Perciò possiamo ripetere il ragionamento appena fatto anche riguardo le scelte del passato: ciascuna di esse sarà stata compiuta o casualmente o grazie ad un ragionamento. Questo ragionamento a sua volta però sarà stato frutto dell'esperienza avuta ancora prima. Si può continuare ad andare indietro nelle scelte di una persona fino a raggiungere il momento in cui, appena nato, l'uomo non ha alcun controllo sul mondo e l'esperienza che accumula è mero frutto del caso.

Riguardo allo scegliere cosa valutare, esso è sempre e comunque una piccola scelta. E questa piccola scelta deriva da altre scelte e da esperienze precedenti che hanno fatto si che una certa persona in una determinata situazione sia portata a pensare una certa cosa. Per esempio se ogni volta che suona un campanello qualcuno ti da una martellata appena senti suonare un campanello provi paura.

Per altro noi apprendiamo unicamente attraverso i sensi, e quindi noi diventiamo qualcosa solo grazie a quello che abbiamo provato attraverso i sensi, dunque indipendentemente dal nostro volere. Noi impariamo tutto quello che non è innato dal mondo esterno e quindi conoscendo il mondo in cui un essere vivente si conosce automaticamente conosceremmo quell'essere.

Questo ragionamento, che si collega anche al secondo concetto che volevo esporvi, sembra portare alla conclusione che la scelta non esiste.


-La fisica è una scienza che si occupa in gran parte di prevedere il futuro. Analizziamo per esempio un problema elementare: delle palle da bigliardo su un tavolo da bigliardo. La fisica si occupa di scrivere delle equazioni (F=m*a) che descrivano il moto di ciascuna pallina. Se io conosco le posizioni di tutte le palline al tempo t=0 e le loro velocità e conosco anche la forma del tavolo posso predire il moto di ciascuna pallina. Questo è il ragionamento che fa mentalmente il giocatore di bigliardo. Sa dove sono tutte le palle, sa che sono tutte ferme (velocità = 0) tranne una, quella bianca, di cui lui stesso sceglierà la velocità. Poi sa che il tavolo è rettangolare e che le palline rimbalzano sul bordo e tra di loro, e prevede il loro comportamento.
Questo è esattamente quello che cerca di fare un fisico: prevedere il comportamento di certi oggetti sapendo a priori le condizioni iniziali (posizioni e velocità degli oggetti al tempo t = 0) e le condizioni al contorno (caratteristiche del tavolo).
La meccanica classica di Newton afferma appunto che se si conoscono le condizioni al contorno e le condizioni iniziali di un sistema (il tavolo da bigliardo insieme alle palle) si può, grazie alla formula F = m*a, conoscere in qualunque tempo il comportamento del sistema in analisi. Certo più è complicato il sistema più sarà difficile arrivare al risultato, ma l'importante è che tale risultato esiste sempre ed è unico!
Ora, ammettiamo di schematizzare gli atomi di cui siamo composti con delle palline che rimbalzano tra di loro, dato un certo numero di palline grande a piacere esiste un'equazione che una volta risolta determina il loro moto (l'equazione che si usa di solito è chiamata Hamiltoniana) e tale soluzione è unica! Perciò se noi siamo fatti di palline non abbiamo scelta, dobbiamo obbedire al moto delle palline di cui siamo composti, il quale moto è predibile con esattezza.
In realtà tutti sanno che gli atomi non sono palline e che la fisica Newtoniana non descrive il comportamento delle cose a livello atomico. È stato scoperto che gli atomi obbediscono alla così detta meccanica quantistica (inventata da Shroedinger, Heisenberg per primi, e poi migliorata da molti altri). Postulato della meccanica quantistica è che il moto degli atomi non è predibile con esattezza ma solo secondo certe probabilità. Per esempio se un atomo sbatte contro un muro di spessore non infinito, questo atomo ha una certa probabilità di rimbalzare ma anche una certa probabilità diversa da zero di passare attraverso.
Potrebbe sembrare che, non determinando univocamente la meccanica quantistica il moto degli atomi, il libero arbitrio sia comunque possibile. Purtroppo, anche se il moto reale non è determinato, si determina con esattezza la probabilità che questo o quel moto avvenga. Per cui è come se io dicessi: non so quello che sceglierai ma se ti riportassi indietro nel tempo e ti facessi rifare 100 volte la stessa scelta 20 volte sceglierai questo e 80 sceglierai quello.
E anche in questo caso non si potrebbe parlare di una scelta libera.
Il fatto è un pochettino più generale. Nel senso che qualunque legge fisica gli atomi rispettino, conoscendo questa legge si potrebbe costruire una teoria fisica capace di predire le scelte delle persone, dimostrando dunque che tale scelta non esiste.

Si può quindi riassumere in questo modo: se fossimo fatti di entità (atomi) appartenenti al mondo fisico, cioè al mondo che rispetta le leggi della natura, allora il comportamento di tali entità sarebbe predibile e dunque la scelta non esisterebbe.
L'unico modo affinché la scelta possa esistere è che gli esseri viventi (insomma quelli capaci di scegliere) siano composti da entità che non rispettino le leggi della natura. Vale a dire che siano fatti di entità sovrannaturali le quali potrebbero tutte insieme venir chiamate con il termine anima. Quindi mi sembra di aver dimostrato che il libero arbitrio esiste se e soltanto se esiste l'anima, intesa non necessariamente in senso cattolico, ma solo come entità che trascende le leggi della natura.




Nonostante il primo ragionamento porti alla conclusione che la scelta non esiste, sono abbastanza convinto, e speranzoso, che si possa provare la non correttezza di tale ragionamento. Mi appello quindi ai lettori, chiedendogli di propormi le loro interpretazioni. Non posso dire nemmeno che mi piaccia tanto il risultato del ragionamento 2, in quanto sono abbastanza refrattario al concetto di sovrannaturale. In ogni caso quest'ultimo risultato non è certo grave come il primo. Infatti se davvero non fossimo artefici del nostro futuro, non esisterebbe il concetto di responsabilità e addirittura il concetto stesso di vita perderebbe di significato. Se davvero non fossimo in grado di scegliere il nostro futuro allora nulla ci distinguerebbe da un ciottolo.

Luigi

lunedì

lleguerà el verano...

il suo atteggiamento nei miei confronti è cambiato
all'improvviso
non capisco...
alla fine è lei che si è messa con un manzo
al massimo dovrebbe essere il mio atteggiamento nei suoi confronti ad essere cambiato
non capisco.

Marin Faliero

martedì

The yellow line

- Ecco, potete ammirare le tipiche costruzioni di paglia e sterco; presso quella in fondo a destra uno Zuni di appena dieci mesi sembra spacciato. A quanto pare il villaggio è stato duramente colpito dalla siccità del mese scorso. Notate le cure parentali profuse al piccolo, ma vi prego, non oltrepassate il limite di vicinanza segnalato dalla linea gialla. Ripeto, non oltrepassate la linea gialla.
Mi scusi, lei in fondo – si rivolge ad un ragazzone allampanato con un berretto verde- lei, cosa sta facendo? E’ stato specificato prima della partenza che non è concesso lanciare cibarie ai nativi chè si interromperebbe il ciclo naturale degli eventi. Dopotutto questo è turismo consapevole, per passare all’intervento si deve frequentare un corso specialistico biennale, offerto anche a dosi serali dalla nostra agenzia. A parte che cambia quasi completamente la retta. E poi lei al momento dell’iscrizione non ha allegato nessuno di quei fogli col bollo che le concedono di prendersi tali iniziative per dottorati di studio. Perciò per favore stia tranquillo o la degrado al gruppo che osserva i leoni e le gazzelle.
Dicevo, per allontanare la siccità alcuni uomini, come potete vedere, stanno aprendo il torace ad una vittima sacrificale, col cui sangue irradieranno la terra intorno al villaggio.
Per favore, cercate di essere professionali e all’altezza del caparbio test di idoneità a crocette che avete superato per vincere la gita. Provvedete come vi è stato illustrato nei corsi del secondo anno a vomitare nel sacchetto di carta che avete acquistato in copisteria.
Dopodiché potrete riprendervi dalla intensa giornata di consapevolezza sorseggiando limonata al bancone del nostro Alma-Lodge proprio al centro del villaggio. Infatti, data la nostra scientificità, ci piace essere immersi nella vita della comunità secondo religiosi criteri etnografici. Inoltre, non vorremmo mai perderci qualche attacco notturno da parte di animali selvatici al misero allevamento di caprette e la disperata lotta dei pastori Zuni.
Siete pregati di non scattare foto: potrete trovarne alcune firmate dai più prestigiosi reporter di National Geographic alla hall del lodge.
Le cartoline sono a pagamento, ma per il vitto non dovete preoccuparvi: quello è incluso nelle tasse d’iscrizione.

Rhiot 139

venerdì

Multiverso (*)

Spero che almeno in uno degli universi paralleli a questo un mio alter ego stia scopando alla grande.

(*) Per maggiori informazioni sulla teoria del multiverso si veda
A.Linde - Inflazione eterna;

Marin Faliero

martedì

Sparlate sulle nostre tombe fucsia

Poche parole per esprimere il mio disappunto.
La mia cristallina immagine è stata inflazionata e per di più sovrapposta da lettori poco attenti e parchi di fantasia a quella del mio creatore. Nei commenti si è finito per indagare il mio voto, quando è chiaro a chiunque si curi un minimo di rispettare la finzione che nessuno stato, nemmeno uno alla deriva come l’Italia, farebbe votare un mollusco. Per di più se il suo creatore l’ha dipinto di fucsia per scherno.
Ho ricevuto parecchie lamentele anche da Indy the snob, il quale ogni volta non si capacitava del perché i commenti ai suoi post lo tirassero in ballo con il mio nome al posto del suo. Oltre a questi spiacevoli inconvenienti la mia condizione di vita è diventata insostenibile. Credo che presto sarei stato costretto, per confutare i numerosi commenti redatti a mio nome con lessico scadente, a dire la verità sul mio conto. O peggio ancora a giustificarmi.

Per prevenire disdicevoli ricadute il mio creatore ha deciso di suicidarmi.

Mi rincresce abbandonare le piacevoli vesti del signor inganno, colui che riusciva a dire cose inopportune quando niuno se lo sarebbe aspettato. Ma la mia sofferenza è stata placata dal creatore il quale mi ha concesso di portare con me nell’ade dei molluschi l’amico di tante scorribande a caccia di buon senso: Faser Lioton.

Ho appena piantato una pallottola fucsia nel suo vermoso cervello e ora farò lo stesso col mio. Ce la passeremo bene laggiù, litigando su chi dei due sia da considerare il più fico e stappando barili di insulti gratuiti.
In fondo siamo già passati in una precedente avventura attraverso la cruna della morte. Quando poi ci resuscitarono, cacciandoci dall’inferno perché non eravamo disposti ad ammettere i nostri errori.


Mr.Cheat

domenica

pillola

nulla è in realtà qualcos'altro.




Dadanatra

venerdì

Le avventure di Piedezoppo e Gambamarcia

.


Piedezoppo e Gambamarcia sono morti.
Per cui non succede nulla.


Continua a non succedere nulla.


Infatti i due sono morti.


…


Ad un tratto entra un punk rocker che si rivolge loro in tono affranto: "Che cosa faccio io qui?"


Silenzio


Il punk continua ad autocommiserarsi anche perché ha appena scoperto di essere figlio dei dogmi della chiesa cattolica.
Guarda Piedezoppo e Gambamarcia che da morti non possono ricambiare.

Pianta allora della marijuana e immediatamente ne vengono fuori degli Sparti che lo aiutano a costruire Tebe, poi si uccidono a vicenda.
Il punk non regge la situazione e viene rinchiuso nelle segrete, ma riesce ad impiccarsi.
Nel frattempo Piedezoppo e Gambamarcia non hanno fatto assolutamente nulla, infatti sono morti.


Sembra che rimarranno così ancora per un pò.



Faser Lioton

Senza titolo

Dice bisogna essere modesti. Sfilare nelle garanzie del consolidato. Dice sei bla bla e lo fa per offenderti. Dice aiuto esemplare irrequieto. Calmati piuttosto. Aiuta a funzionare ciò che esiste già. Come il copertone che passa su un gatto morto.

Evian

giovedì

Inattaccabilità è signorilità

preferisco sputare la mia opinione quando essa, discostandosi da quella dei più, ha la facoltà di creare dibattito e porre dubbi. quello del mio personaggio, diciamo, è un ruolo pedagogico. tento di produrre attriti per generare scetticismo il quale, obbligando a nuove sintesi (anche antitetiche e avverse alle mie opinioni) produce un arricchimento semantico.

come tutti gli idealisti non amo mietere i frutti del mio raccolto.

perciò. benché abbia a suo tempo sostenuto che questa maggioranza non poteva essere duratura ne positiva. e che le parti sagge e moderate del centro-sinistra avrebbero dovuto trovare altre vie per governare al meglio. e pur non avendo mai nascosto la mia avversità, principalmente estetica e stilistica, a Prodi.
nonostante ciò non ho intenzione di infierire e di esibirmi nello scempio dei cadaveri. attività tipica e consueta di individui rozzi.

Indy the snob

domenica

Presentazioni formali

Ciao a tutti, io sono Marin Faliero e da questo momento entro di diritto a far parte della crew di NON NECESSARIAMENTE.
Ho 722 anni e come professione faccio il doge della Repubblica di Venezia.
Nel tempo libero mi diverto a tradire la patria e a farmi beccare mentre lo faccio ed essere per questo condannato a morte.
Spero che il mio contributo serva ad aiutare altri nella mia situazione.
La mia presenza sarà certamente più invasiva del previsto.
Cordiali saluti,

Marin Faliero
Ps: questa farsa è dovuta al fatto che uno dei "membri" del blog tiene molto alle formalità e in particolare alle presentazioni. (si, mi sto giustificando...)

sabato

King Diamond

Hedley Medley, il rampollo della famiglia Medley, figlio del noto proprietario dell’industria di dolciumi Medley & Medley eredita dal padre l’attività.
Un duro colpo per i Medleys che perdono il creatore della bevanda "sweet 87", condensato violetto di carie a buon mercato. I dentisti non firmeranno più con la ditta ché il figlio risulta interessato alla statalizzazione dell’attività.
Un brutto colpo Hedley, ma questa è davvero una pazzia. I dentisti – oddio i dentisti- ci faranno letteralmente a pezzi. Non te ne dovevi andare, non te ne sei già andato sudicio figliodiputtana? Signor Medley le vieto di – ma pensi ai dentisti- tre quarti del loro fatturato con "sweet 87".
Lo stato, la nazione. Abbiamo bisogno di garantire le future gestanti e i loro pargoli. Dopotutto la carie è una risorsa pubblica. Il governo Medley annuncia la statalizzazione della sua stessa azienda, prende parte a scioperi contro se stesso, contatta l’IMF e la banca mondiale per politiche di ristrutturazione, infine i generali. Golpe contro Medley organizzato da Hedley Medley. Hedley ci stai fottendo tutti. Non si può, secondi i realisti non si può. Anarchia organizzata nelle relazioni internazionali, conflitto di stati sovrani, retorica nazionale. Ricorso alla forza ricerca del potere mobilitazione massiccia delle corporazioni – GIUSEPPE TI AMO MUSO – GIUSEPPE TI AMO MUSO – Invasione di post-it gialli e fucsia con su scritte regole a caso del nuovo ordine. Medley dalla glassa alla conquista del mondo con il motto non lo so perché ma ho ragione io.

Ramirez Sanchez

venerdì

Manichini

Super-Io: !dio! sostiene che in questo universo virtuale non ci sia un personaggio sano...

Monogamba: Mah...non capisco cosa voglia dire... Sospetto che la malattia sia da intendersi come l’ombra che dà profondità ai corpi illuminati dalla luce e dunque non sia negativa.

S: il tuo ragionamento però si invalida se si considera il fatto che i “personaggi” sono creazioni mentali ed incorporei, pertanto non muniti di ombre...

M: Appunto. Siccome manca l’ombra ecco che interviene la malattia. Ma tu mi stai portando su strade poco interessanti. Il punto è che gran parte dei commentatori non hanno sostanza. Di fronte alla loro esile corporeità anche le vuote presuntuosità di Lioton, Cheat, Naftalina, Killer Toad e gli altri riescono a vincere!

S: Sttt!!! Non urlare!!! Vuoi che ti sentano? Guarda che non ho intenzione di fare la fine di Vita in Cooperativa!!!!!!!

M: Tranquilla. Non succederà.

S: Come fai a esserne così sicuro?

M: Perchè NON PUO’ SUCCEDERE. Vedi, Vita in cooperativa ha commesso un errore fondamentale che l’ha reso vulnerabile. Ed è lo stesso di cui si macchiano continuamente tutti gli altri...

S: hum hum... forse inizio a capire...riguarda per caso la loro natura?

M: Già. Invece di interpretare personaggi si arrendono a scrivere commenti che coincidono con la loro individualità, senza accorgersi di partecipare ad un duello perso in partenza!

S: È vero!!! Credono di colpire gli autori del post invece non fanno altro che insultare le loro rappresentazioni creative. La lotta non è alla pari e per loro è impossibile ferire.

M: Al contrario i commentatori espongono veramente e senza scudi se stessi. Non esitano a mostrarsi deboli e per questo vengono spesso schiacciati.

S: Ma...Vita in Cooperativa era pur sempre finzione letteraria.

M: ...una finzione che pretendeva di essere realistica, però. O credeva di esserlo. Se l’autore avesse avuto fiducia nella natura fittizia delle sue parole, avrebbe per lo meno resuscitato per poche ore i personaggi in modo di dar loro la possibilità di vendicarsi brutalmente o almeno di suicidarsi per propria scelta...

S: Quanto al suicidio ho dei dubbi che la sua etica gliel’avrebbe permesso.
Piuttosto. Forse esiste un modo per Non Necessariamente di assassinarci...
Basterebbe che cancellasse i nostri commenti, cioè, cancellasse noi che siamo commenti, dal blog. In fondo, per quanto combattiamo con armi quasi pari, sono pur sempre loro i registi che controllano questo mondo. La possibilità che succeda mi impensierisce parecchio.

M: Se anche osassero un’operazione così meschina nei confronti di essenze di simile sostanza alla loro, non preoccuparti. Noi non smetteremo lo stesso di esistere. E troveremo altre forme di espressione... E ci vendicheremo...


Manichini

lunedì

Welfare State

Coloro i quali si ostinano a lamentarsi dell’attuale Welfare State occidentale, oltre a ignorare l’idea di meritocrazia, probabilmente hanno confuso il concetto di pari opportunità con quello di pari risultati.

Indy

giovedì

Non costanza

le vampate di entusiasmo
più rapide di come accesero
svaniscono.

ho idee come utensili
che mi stancano e il mio ardore
alienano.

poiché lo voglio
e lo detesto
nulla si compie.


Evian

lunedì

Non equilibrio

potessero farmi sentire
queste attenzioni le gioie
di un uomo normale.

invece della normalità
l’accezione spregiativa
resta solo.

mentre vagavo dagli attaccapanni
distratto
mi ha visto
ma io troppo tardi lei

e non ho ricambiato il sorriso.


Evian

domenica

Elizabeth

- Sì ecco, allora dicevi che secondo te
- Sensazione - che - fossi altrove
- Anche a letto?
- sì sì figurati, prendili pure ma dicevi?
- ma quella era per
- ah a proposito i filmati non ti disturba se li tengo vero?
- no, eventualmente a qualche amico, ma giusto per fare due risate
- uno - stronzo - insensibile - non - me - ne - sono - mai accorto – punto di domanda.
- di cosa? No, dico di cosa mi sarei dovuto?
- che - piangeva - mentre -
- davvero? non mi è mai capitato di sentirti, mi avrebbe colpito lo ricorderei.
- Ah. E quando abbiamo deciso di? Facciamo da oggi?
- Non per tanto così ho le date e mi ricordo meglio
- Bene. Ora. dove siamo stati?
- Sì. ah lì è stato davvero fantastico. Poi a Vienna. Se vuoi poi mi chiedi e ti passo le foto
- Guarda che alcune sono davvero. penso che mi piacerà piangere guardandone alcune.
- Assolutamente - non - mandarle - foto -
- La relazione finale neppure?
- Ok
- va bene, ci siamo quasi. Ora avrei bisogno di un campione delle tue mutan
- enne punto bì – le - sue - mutandine - posso – ficcarmele – su – per
- Ogni tanto sai essere davvero isterica.
- vabenevabene non ricominciare faccio anche.
- NO OH dovevai? aspetta, sì ecco buttali qui che poi ci penso
- Guarda, adesso solo un’altra cosa minima che
- Et voilà. Ora se potessi mettere una firma qui come
- Grazie mille, non no lasciala pure


Lord Walton

sabato

Gli hooligans siamo noi

Indy: “Dovrebbero sospenderli per sempre i campionati. O almeno far giocare le partite senza il pubblico.”
Mr.Cheat: “Sei uno di quelli che si fa impressionare dai media, eh?”
Indy: “Ma che! Ciò che mi irrita di più è che ogni domenica vengano pagati milioni di poliziotti. Sai quanti soldi. Per tener sotto controllo dei cretini decerebrati. Soldi anche miei, poi. Le MIE tasse, capite?”
Ciccio il tifoso: “Decelerato acchi?!”
Theo Naftalina: “Sono folcloristici, cazzo. Ciccio, testa di merda, tu sei folcloristico! Se non ci fossero questi coglioni del cazzo i cazzoni come Indy non saprebbero con chi prendersela.”
Indy: “Ho la sensazione che a te e Mr.Cheat piaccia essere contro-corrente per partito preso. Anche a costo di sbagliare. Ma che senso ha? Pensate alle vostre tasse piuttosto!”
Theo Naftalina: “Non fare delle analisi del cazzo alla mia personalità del cazzo eh, che nessuno te lo ha chiesto. Io sono contento quando si picchiano. Odio, capisci. Sentimenti primordiali. Anche senza un motivo. Violenza. Bestie, torniamo uguali alle bestie. Capito, coglione del cazzo!?”
Mr.Cheat: “Io non le pago le tasse. Fa parte del mio personaggio…”
Rocco: “Ragazzi, porca troia, io sono contento se sospendono il campionato. Così gli interisti la prendono nel culo anche quest’anno! Abbiamo fatto una scommessa io e Miggen. Eh Miggen?”
Miggen: “Già. Interisti del cazzo.”
Giglioli: “Io invece ci godo per Clivio. Che è primo al fantacalcio. Così non vince un soldo.”
Sacca: “Bell’acquisto Ronaldo. Lo avete comprato per non farlo giocare.”
Rocco: “Mai stai zitto interista bastardo.”
Il violento: “Io li ammazzerei quelli come voi. Di fronte ad un poliziotto morto voi siete capaci solo di pensare al vostro fantacalcio. Bravi. Complimenti. Al Milan e all’Inter pensate. Mi fate proprio cagare.”
Mr.Cheat: “Io non sprecherò una sola parola per questo argomento. Me ne torno nella vaschetta dei molluschi fucsia con Faser Lioton e Monady Girl. Tsk.”
Il violento: “E invece dovresti. Parli sempre di cazzate. Che figura ci fa l’Italia? Poi ce la prendiamo con gli inglesi perché c’hanno gli hooligans. Cazzo, siamo noi gli hooligans. Siamo noi italiani.”
Indy: “L’Italia ha le sue colpe. È un problema di garantismo. Siamo più attenti ai diritti di chi infrange la legge rispetto a quelli di chi la protegge. I poliziotti non possono difendersi: appena ammazzano uno c’è il linciaggio mediatico, come a Genova. E questo è ancora più irritante. Li paghiamo, con le NOSTRE tasse, per tenere a bada una mandria di imbecilli, senza nemmeno poter usare le maniere forti.”
Theo Naftalina: “Si! I cannoni ci vorrebbero. E poi sparare sulla folla. Ancora più incazzati. Più sangue. Reazioni. Molotov. Come le bestie cazzo. Altro che il ventunesimo secolo di merda. Sangue. Ci vuole sangue.”
Rocco: “Bravi, bravi interisti. Non vincete neanche quest’anno.”
Indy: “Io penso che si possa discutere sulle regole di una società. Ma poi, quando le hai decise devi farle rispettare. Anche con le maniere forti. Fermi il campionato. Sciogli le squadre. Arresti tutti. Uccidi, se è necessario. Stavolta ha ragione il violento. Fermiamo tutto.”
Ciccio il tifoso: “Mappoi chessifà alla domenica pommeriggio?”


Panem et circenses

New Entry

Povero stronzo. Io lo capisco Ahmadinejad. Insomma, lui vuole distruggere Israele. Un punto di vista discutibile, si, ma comunque una scelta politica ben precisa. Onesta anche. Senza quei giri di parole e quelle masturbazioni retoriche che piacciono tanto ai buonisti ciucciapalle di casa nostra. Lui non è contrario, diciamo socio-culturalmente, alla contingenza storica e alle scelte internazionali di Tel Aviv. Lui non si auspica un accordo bilaterale con la convergenza su sentimenti condivisi. Lui li vuole distruggere. Rimandare in mare. Vuole svuotargli il buco del culo e infilargli tutto in bocca. Li vuole spazzare via. Non pretende neanche di aver ragione. Non gliene frega un cazzo che gli diano ragione, o che gliela tolgano. Basta che non gli tolgano le armi.

Poverello. Io lo capisco se pensa che all’Onu siano dei coglioni. Se pensa che Napolitano sia un coglione. Va be, Napolitano è un coglione anche per altri motivi. Però nessuno glielo dice, a Napolitano, perché è una figura ad alta caratura istituzionale. Ma questo non c’entra. Stavamo parlando di Ahmadinejad.
Io non condivido la sua scelta di distruggere Israele. Anche se da egoista che sono non me ne frega un cazzo. Anzi un po’, visto che sto dalla mia parte, spero che l’America elimini tutti i potenziali rischi alla mia incolumità. E del resto, appunto, non me ne frega un cazzo.
Dicevo: io non la condivido la politica dell’Iran, però capisco che lui si senta costretto a negare l’olocausto, insomma, l’olocausto è il motivo per cui gli ebrei non si possono toccare. Gli ebrei e i negri sono le uniche etnie per cui un normale insulto o un legittimo desiderio di distruzione diventa ANTISEMITISMO o RAZZISMO.

Capisco che abbiano avuto dei drammi giganteschi che io non posso nemmeno immaginare. Capisco anche che tutti, o almeno quelli a cui gliene frega qualcosa degli altri, debbano evitare che si creino i presupposti perché tali drammi collettivi si ripetano.
Però.
Perché nessuno si scandalizza quando in uno stadio offendono madre, sorella, figlia e parenti defunti di un calciatore italiano mentre invece appena scatta la parola negro sono tutti pronti alla lapidazione del RAZZISTA.
Se io fossi nero mi incazzerei a morte: questa si che è discriminazione! Gli altri li possono offendere come gli pare invece me no. Io zono nero badrone e zono una razza inferiore che ha bizogno di un mucchio di zdronzi che zi zcandalizzano ze qualcuno mi offende. Questo si che è razzismo, gente.
Ma stavamo parlando di Ahmadinejad.

Ci sono alcuni fondamentalisti islamici che vogliono distruggere l’America. Ci sono degli etiopi che vogliono distruggere la Somalia. Ci sono io che voglio distruggere Napolitano, e che prima volevo distruggere Ciampi, perché secondo me non contano un cazzo non servono a un cazzo dicono un mucchio di cazzate e per di più spendono soldi nostri. Ci sono gli americani che volevano uccidere Saddam. E l’hanno fatto. Ci sono gli interisti che vogliono linciare Ronaldo. E lo faranno. Ci sono gli afgani che vogliono distruggere le truppe occidentali. Il mondo è fatto d’odio. L’uomo è fatto d’odio. È la solita storia, amici. Lo sapevamo già.
Ma Ahmadinejad è l’unico che non può nemmeno dirlo, che lui odia gli ebrei e che secondo il suo punto di vista non dovrebbero essere lì. Lui non può dirlo. Perché gli ebrei sono una specie protetta.
Ma andate affanculo. Voi e la vostra indignazione inutile. E del cazzo.

E non me ne frega un cazzo se sono volgare e se scrivo come parlo. Non me ne frega un cazzo neanche del giorno della memoria. Fa parte del mio personaggio. Theo Naftalina. La new-entry del NonNecessariamente world.
Capito molluschi?!
Coglioni del cazzo.


Theo Naftalina.

mercoledì

Faysal re dell' Iraq

Faysal indossa una maglietta gialla e un paio di jeans in piedi tra palazzi d’argento.
Sembra piccolo piccolo di fronte alla sua lei, cioè tutti e due sembrano piccoli piccoli.
Che si tengono per mano.
Con un gran vento e la luce purple si specchia sull’argento che cola.
E non ha niente da dire.
Gli entra e esce dalle orecchie portandosi via tutto così rimangono lì svuotati da sensazioni e pensieri, solo col senso di quei palazzi imminenti. Lontani tra di loro in dubbio su un discorso di cui non ricordano il titolo fermato da un autoscatto senza l’autofocus.
Egli che un tempo era stato primo re in Iraq. Ella che provava tinte strane a caso nella sala manicure del treno che portava al loro incontro sotto palazzi senza faccia.
- Sai Ignatius, sono stanca di essere sempre io, che ti sforzi sempre più, che forse non ti fa bene. Peggiorare. Così nel nostro rapporto guarda cosa mi metti ultimamente, la maglietta a fiori. Dico mi dispiace perché
Che aveva mani variopinte
Che lo aveva pregato di portarla via un secondo giusto prima di aprire bocca
- Faysal, sono Faysal ti prego cerca di chiamarmi
- sei tu a pagare per tutto questo Ignatius
- vabeneok ma non. Allora, ammettiamo che a me basti così che mi serva. Per respirare. Per raggiungere quell’attimo che di là non è concesso.
- Non posso Ignatius. Sono un’immagine vuota rapita senza un’anima. Che alimenti di strade e luce e mulinelli che non sono miei. Che mettendo al riparo finiresti per condannare alla fine peggiore
Ella che aveva due occhi in cui lui guardava il vento.
Ella un tempo. Ora piccolo mostriciattolo verde zampettante verso la fogna.
Per salvare Faysal. Faysal re dell’Iraq.


Amiga 600

lunedì

Buon compleanno, Alice

Il tuo personaggio discredita irrimediabilmente tutto l’universo femminile. Leggendo ciò che scrivi si verrebbe avvolti dal dubbio che, mentre i pensieri e l’espressività dell’uomo si giostrano abilmente fra diversi ambiti (tipo il calcio la politica la masturbazione e le carte), quelli femminili siano incentrati esclusivamente sulla fuoriuscita di mestruazioni.
Visto che ciò accade una volta al mese, e che purtroppo i tuoi post sono più frequenti, mi viene il dubbio che tu tenti troppo spesso di imitare te stessa.

Preso atto di ciò, vorrei comunicarti ufficialmente che, se negli anni in cui il femminismo si opponeva alla casta sessualità religiosa dei benpensanti scrivere di masturbazioni pirotecniche e di stati comatosi di mignotta poteva essere originale e dirompente. Se i continui riferimenti a rapporti incestuosi in stato di ubriachezza, l’inquietudine puttanesca di cambiare partner ogni sera e l’abilità linguistica (oltre che nei pompini) nel parlare apertamente usando in continuazione termini da kamasutra abilmente alternati alla parola mestruo, poteva essere di piacevole lettura.
Ebbene, ora tutto ciò è decisamente masticato e stomachevole.

Ancor di più perché gli sconci riferimenti sessisti, ben lungi dall’essere occasionali e brillanti, finiscono ben presto per non stupire più e per far balenare nelle menti dei tuoi, spero pochi, lettori il dubbio che tu ricorra a scontatissime fantasie erotiche e a perversioni linguistiche ogni qualvolta ti accorga che il tuo discorso manca totalmente di valore estetico.

Mia mamma, che non legge dal ’93, è solita dire che un pizzico di sale rende migliore un buon piatto, ma una saliera intera non modifica di molto il gusto di un escremento. Ecco, questo è il tuo rapporto letterario con la sessualità.

Mio fratello, che fa la seconda superiore, mi ha pregato di dirti urgentemente che non vi è una funzione bivalente che collega necessariamente l’essere alternativi con il dedicare ampio fiato a discorrere di sbronze e scopate. Per di più, e questo lo dico io (che sono vecchio) a lui, il voler essere alternativi a tutti i costi, parimenti al cercare di ripercorrere strade che garantiscano l’accettazione del prossimo sotto tale etichetta, è sintomatico di grosse mancanze caratteriali. Alla voce stile.

Comunque consolati: sei giovane, il tuo personaggio può ancora peggiorare parecchio.
Buon compleanno.

Mr.Cheat

People's Temple

Li tengono contro la loro volontà. Li tengono contro la loro volontà.
Un membro del congresso. Un membro del congresso. Uccidetelo.
Poi. "Un suicidio rivoluzionario per protestare contro le condizioni di un mondo disumano."
È una setta è una setta molte sette: ad esempio, la chiesa indiana americana concilia alcuni insegnamenti cristiani con la convinzione che il peyote incarni lo spirito santo. Chi lo consuma entra in comunione diretta con Dio.
Setta? Abbiamo dei dubbi a definire religiosità e allucinazione in un rapporto reciproco.
È sicuramente una setta: anche lì, anche lì tengono 915 adepti contro la loro volontà. Lavaggio del cervello. È sicuramente una setta.

Così nel 1978 un membro del congresso si reca nella Guyana per verificare effettivamente se i 915 adepti al People’s Temple del reverendo Jim Jones sono tenuti prigionieri o semplicemente vivono in comunità la loro follia psicopatica.
Di tutta risposta questi lo fanno secco.
Successivamente, con la giusta dose di allegria, bevono un punch alla frutta condito con onesto cianuro.
Un nastro registrato consegna alla storia la voce del reverendo che incita i suoi 915 adepti a buttare giù altri punch e a ubriacarsi di un epifanico suicidio.

La società americana finalmente quieta i suoi dubbi: era una setta.

Monady Girl

giovedì

Lunedì

Chi costruisce i modellini della Mondadori, comprando un pezzo ogni lunedì, sarebbe capace di uccidere.

Ontario Lioton

lunedì

Que viva Mexico

Il desiderio di definire se stessi nell’opposizione ad un alterità genera chimere. La musica commerciale. I ricchi. I comunisti. I film di Natale. I film da intellettuali tipo il Godard incomprensibile in cui ogni personaggio parla la sua lingua. Senza sottotitoli. Oppure Ejzenstejn. Chi non ha visto almeno cinque volte QUE VIVA MEXICO di Ejzenstejn?!
Ora, pur riconoscendo che criticare gli altri è un onanismo adito soltanto a sentire nelle mani il valore del proprio cazzettino. Insomma, non riuscendo a darsi nessun valore attivo, l’unica soddisfazione sta nel sentirsi “diversi da”.
Bé, pur riconoscendolo sugli altri e in primo luogo su di me, non posso fare a meno, dopo una breve pera di Mtv, di dire che i Finley mi fanno cagare.
Eppure il tuo stesso nome, signor inganno, fa sperare che tu possa provare stima per chi, pur non avendo nulla da dire, fa un sacco di soldi. Dice.
Si, dico, potrei anche stimarli. Stimarli come specchio della contemporaneità, si. Ma la loro musica mi fa vomitare le budella. Mi fanno venir voglia di essere sordo. Come Fabri Fibra. Porca puttana.
Sei contraddittorio. Dice.
Certo, dico, ma lo dico con meno faccia tosta del solito. Più pensieroso.

Ci definiamo nell’odio verso le forme di cultura che contraddistinguono la nostra epoca. Nell’odio verso i Reality Show, verso l’ignoranza di un rapper ritardato mentale. Ci descriviamo nella contrapposizione alle lotterie e ai telequiz a premio. Riconosciamo il nostro essere colti ripudiando Federico Moccia.
Ricerchiamo noi stessi in qualche classico un po’ noioso, mettiamo Ejzenstejn in vetrina senza alcuna intenzione di tirarlo giù. Compriamo un chilo emmezzo di raffinato Jazz.
Poi accendiamo la tv e ci mettiamo a mangiare brufolose merendine.

La questione è questa: seguiamo i fenomeni mediatici della contemporaneità perché essi, essendo spazzatura, ci permettono di sentirci migliori. E allo stesso tempo ci rispecchiano alla perfezione.

Mr.Cheat

mercoledì

Tributo a Marin Faliero

(da pronuciarsi col tono del commentatore della pubblicità di una nota bevanda da aperitivo per astemi- Crodino l'analcolico biondo fa impazzire il mondo-)

La vita è una macchina con gli abbaglianti
gli uomini moscerini su una strada di notte.
Alcuni vengono illuminati ma si spappolano
altri notano l'effimero della luce e vivono più a lungo.


Lioton the wanton

lunedì

Friends

Entrando andai a sbattere contro una, mi girai come sempre per una forma di cortesia naturale ma lei andava avanti senza voltarsi. Anch’io dovrei pensavo quando lo vidi e mi mosse un sentimento di odio colpevole. Sapevo. Che mi avrebbe guardato con un fare serio di disponibilità da amico, avrebbe detto qualcosa di simpatico che dimostrasse il suo interesse per me avrebbe usato quella forma di ironia sottile a cui non avrei saputo rispondere lì per lì. Che la risposta giusta mi sarebbe venuta dopo e rimproverandomi per aver perso una buona occasione di fare bella figura ai suoi occhi avrei sfoggiato la mia ironia di riserva a caso in una situazione successiva destando il suo stupore. E che poi avrei passato il resto della discussione chiedendomi se per caso non l’avevo offeso con quell’uscita gratuita e che dopotutto i suoi sentimenti erano sinceri. Inevitabile come passare da una strada del monopoli lastricata di ingressi non miei. Prevedevo il baratro dell’autostima. Mentre gli andavo incontro progettando l’architettura di un discorso che sarebbe puntualmente crollato pensavo la sua più grande arma era la spontaneità. Oppure saper fingere spontaneità talmente bene da far sentire in colpa chiunque cercasse falsità nelle sue azioni. In quell’occasione stava leggendo e sembrava che non mi avesse visto. Preciso che avrebbe potuto anche essersi accorto della mia presenza ma ogni lineamento del suo viso mi sputava in faccia l’inconfondibile candore di una persona imperturbabilmente immersa nella lettura. Preciso non immersa in modo volgare tipo con la testa dentro al libro con un fare quasi sospetto di rifiuto aprioristico del mondo esterno. Era l’incarnazione della persona concentrata con sguardo attento testa sollevata leggermente chinata in avanti e libro più in basso, di una compostezza elegante ma non statuaria. La constatazione mi permise di valutare la mossa con cui mi sarei infilato nella fastidiosa posizione di sottoposto. Procedere senza dire nulla era impossibile entrambi lo sapevamo. Ergermi a dissodatore di rapporti avrebbe seminato sui nostri interscambi un velo di incapacità da parte mia pregiudizievole per incontri futuri. Salutarlo stava a interrompere il candore della sua concentrazione come asciugarsi le mani nelle tende di casa. Si sarebbe girato con lo sguardo ancora rapito dal libro e mi avrebbe osservato per un attimo con un aria di comprensione paterna per i miei modi impacciati interrogandosi su cosa cercassi da lui attraverso quella strana costruzione mentale-linguistica con cui l’avevo sommerso immediatamente dopo i saluti. Poi con qualche semplice parola mi avrebbe messo a mio agio e io avrei mostrato due grandi occhi di riconoscenza per essermi sentito considerato come di solito non accade nelle conversazioni normali. Realizzai quanto fosse naturale che le ragazze si precipitassero a terra di fronte ad un tipo come lui ma almeno ero riuscito a giustificare parte dell’odio. O forse neanche. Feci un respiro lungo e mi avviai verso l’inevitabile.

Quincey Morris

sabato

Cristiani pagani e sfigati

Lollo Pastafrollo: “L’autodeterminazione porta alla follia”
Il violento: “Quello che dici, comunque, non ha senso. Non puoi credere in Dio perché ti piace il vangelo.”
Lollo Pastafrollo: “Secondo me lo pensi tu.”
Il violento: “Ah bè, grazie che lo penso io. L’ho detto. Non fare come Sourmash, che quando non sa cosa dire dice che non si dovrebbe parlare di nulla perché non ci si comprende.”
Frapancepescapa: “Che poi è vero. Perché ognuno crede di aver capito qualcosa che agli altri è sfuggito.”
Lollo Pastafrollo: “Hai ragione. Relatività è la parola giusta. Però
Frattura Plot: “Si, il tema della relatività è un jolly. Lo puoi mettere dove vuoi. Come le patatine fritte.”
Lollo Pastafrollo: “Però io non ti sto dicendo che credo in un Dio perché così, ho deciso di credere, mi va, sono nato qui e allora credo in questo Dio. Io ti dico che riscontro nella realtà il valore del vangelo, che
Grepetapa: “MA COME?! Scusa io leggo un libro che mi piace e allora mi metto a dire che l’autore è Dio?!”
Il Violento: “INFATTI! Il ragionamento è al contrario. Io credo in Dio, e quindi di conseguenza prendo per vero il vangelo. Che è la di Dio!”
Grepetapa: “Eh si! Pastafrollo, ma che cristiano sei?”
Frattura Plot: “Infatti io glielo dico sempre che lui non è cristiano. Lui si è inventato una religione sua. I cristiani veri siete voi. E infatti la vostra posizione non ha senso.”
Frapancepescapa: “Secondo me il fatto che Pastafrollo faccia fatica a spiegarsi è frutto di una posizione complessa e molto profonda. Invece voi, scusate, perché credete in Dio e non in Allah? Solo perché siete nati qui? Ci dev’essere qualcosa di più!?”
Il Violento: “Noi crediamo in Dio e basta.”
Lollo Pastafrollo: “Ah ah. Allora siete voi gli sfigati! Anch’io sono sempre andato in parrocchia perché c’erano i miei amici e sono andato a messa perché ci andavano i miei genitori. Ma adesso sto capendo il vangelo. Mi manca ancora molto da capire ma, insomma, è il vangelo, quello che dice, l’amore, il messaggio che c’è dietro
Grepetapa: “Ma la cosa importante è credere che Dio è Dio. Poi viene il resto.”
Lollo Pastafrollo: “A me non interessa la vita eterna, non so neanche se ci credo. A me interessa l’amore. Io ci trovo qualcosa capite
Frapancepescapa: “La spiritualità è una ricerca. Anch’io a modo mio trovo Dio, che non è un dogma religioso, ma qualcosa di più intimo
Il violento: “Comunque il vostro problema è che cercate di spiegare razionalmente un atto di fede che non è razionale. Io ci credo e basta. Non rompetemi il cazzo.”
Frapancepescapa: “Chiediti perché credi in un Dio e non in un altro, però.”
Frattura Plot: “Perché ne ha bisogno. Di uno qualsiasi.”
Il Violento: “Che sfigato!”
Lollo Pastafrollo: “Vado a prendere le pizze. Al massimo ne parliamo dopo.”


Testimonianza di Frattura Plot

giovedì

New year same shit

Lollo Pastafrollo: “Capezzone parla di eutanasia come fossero caramelle”
Il Violento: “Sfigaaaaato”
Grepetapa: “Io considero la vita un dono. Un dono che non si può gettare via. In ogni caso.”
Frattura Plot: “Ma VOI non credete che uno possa scegliere di suicidarsi?”
Grepetapa: “Se uno vuole suicidarsi significa che è malato. E va aiutato”
Frattura Plot: “Ma come. Cioè. Al di là dell’eutanasia. Insomma. Voi non credete che
Lollo Pastafrollo: “Ti faccio un esempio. Un ragazzo alla casa della carità ha ucciso un marocchino che aveva stuprato sua sorella. Aveva sedici anni.”
Frapancepescapa: “Chi?”
Lollo Pastafrollo: “Lui. L’hanno messo in prigione, gli hanno fatto di tutto e lui ha provato quattro volte a suicidarsi. Anche suo padre si è suicidato poi. Poi, dopo che gli hanno impedito di morire e l’hanno salvato quattro volte lui ha capito il valore della vita. Adesso c’ha trent’anni. Sta finendo la condanna. Fa dei lavoretti. Viene alla casa della carità. Ed è contento. Insomma...”
Frattura Plot: “Va bè certo è un esempio. Ma voi non credete che una persona, ad un certo punto, possa lucidamente scegliere di suicidarsi?”
Grepetapa: “Uno che sceglie di suicidarsi non è lucido”
Frattura Plot: “Ma insomma voi credete che se uno non
Lollo Pastafrollo: “La vita è un dono.”
Frattura Plot: “Si è un dono. Anche per me lo è. Ma se uno a un certo punto non lo vuole più questo dono, chi sei tu per dire che si sbaglia?! Non le avete lette le lettere di Wherter?!”
Lollo Pastafrollo: “Ma si. Ma anche Kurt Cobain. Solo che lui, he he, lui era strafatto quando si è sparato.”
Frattura Plot: “Anche Ian Curtis allora. La storia è piena di gente magari più lucida e profonda di noi che, per un motivo o per l’altro ha scelto di dire basta. E chi sei tu per
Lollo Pastafrollo: “Tu ti fai colpire da questi esempi. Da questi eroi romantici!”
Frattura Plot: “Invece tu ti fai colpire solo da chi è stato redento dalla fede!”
Frapancepescapa: “Comunque quello che state dicendo non c’entra un cazzo con l’eutanasia.”
Il Violento: “Bravi sfigaaaaaati.”


Testimonianza di Frattura Plot

domenica

Il capodanno di Marcel

Sorridete gente! Preparatevi ad accogliere il nuovo ANNO! Tirate fuori le bottiglie e la parte migliore di voi, preparatevi a 365 giorni speciali, a una NOTTE speciale qui all’EMPIRE, la discoteca più cool dell’emisfero occidentale.
ORA, contate con me gente, manca solo UN minuto.
Cinquantanove, cinquantotto…

“Qual è il tuo ultimo desiderio?”
“Non essere patetico Marcel. Non soffriremo neanche”
“Il mio invece è di essere ricordato”
“Per Dio Marcel, chi vuoi che si ricordi di noi!? Siamo identici, identici a mille altri”

…trentacinque, trentaquattro…

“Come fai ad essere così cinico Antòn, a non commuoverti di fronte al fatto che
“Non sono commosso sono arrabbiato”
“Di fronte al fatto che il soffio frizzante della nostra linfa ci sfuggirà in un attimo e
“e?”
“verrà disperso immemore fra chi ride intorno a noi. Che saremo soltanto bucce, involucri di un effimero viaggio”

…venti, diciannove…

“Marcel, Marcel, abbiamo vissuto insieme finora ed ecco. Ecco che ci separano.”
“Ti prego, ormai che il nostro destino è segnato, non essere adirato con l’ineluttabilità della sorte
“Il motivo è un altro Marcel”
“Solo nella fine si compie la bellezza di ciò che è stato”
“Certo, ma non è per questo che sono arrabbiato”
“Ecco che ci allontanano, parla più forte amico mio!”

…nove, otto…

“MARCEL. Sono arrabbiato perché non possiamo nemmeno morire col nostro nome E NON CAPISCO IL PERCHÈ!”
“è vero! Oddio, è VERO! Questo nome che ho sulla pelle, CHAMPAGNE, io non lo sento mio. Io sono Marcel”

…due, uno…

“MARCEEEEEEEL!!!!”

lunedì

Before

“Finalmente ci conosciamo”
“Si, in una circostanza…”
“Già”
“Vieni dentro. Ecco, questa è la sua stanza”
“Hm”
“Prendi tutto quello che vuoi”
“Questo cd è mio, gliel’ho prestato quando ci siamo conosciuti”
“Prendilo. Guarda queste foto”
“Si, le avevo viste”
“…”
“hhh”
“Ti lascio da sola, prendi tutto quello che vuoi”
“No, resti pure. Questa camicia se la metteva sempre”
“Io gli dicevo che era da donna”
“Glielo dicevo sempre anch’io, con tutto quel rosa”
“Così stretta. Prendila dai”
“Ma no”
“Io non so che farmene, daremo tutto in beneficenza”
“Allora la prendo. In beneficenza?”
“Si, mio marito vuole dare via tutto”
“Hm”
“Lui non sarebbe stato d’accordo, lo so. Diceva che la beneficenza…”
“Avrebbe preferito qualcosa di più lirico”
“Tipo che bruciassimo tutto, o che il mondo finisse con lui”
“Era un sognatore”
“Ma la realtà è diversa”
“Era tenero”
“…”
“…”
“…”
“No resti qui, non se ne vada. Abbiamo già pianto abbastanza”
“Non. Non ce la faccio. Prendi quello che vuoi e chiudi la porta”



Epemapanupueplepe

venerdì

Greatest Hits

mattina Feltrinelli. vendono una chitarra classica. euro 39.90.
sfoglio il catalogo degli evergreen, una smorfia occupa le pieghe intorno alla bocca.
mi concentro sulla sensazione delle dita, toccano un cd dei Velvet Underground.
è un cazzo di Greatest Hits.
l’ennesimo.
una signora paga la chitarra, la passa alla figlia quindicenne: regalo di Natale il padre è perplesso.
mettila nella tracolla che è più comoda.
no, risponde lei. imbarazzata.
dai guarda, infila qui, non vedi che
NO, sguardo circospetto sperando che nessuno l’abbia notata io
l’ho notata.
accenno una risata, ma la smorfia che mi tiene ostaggio non si demoralizza.
subito ritorna. mi evince.
la madre prende la chitarra indispettita la figlia
si allontana. è già una rockstar.

serata concerto. amici miei sul palco. euro 10.
quando un chitarrista si scorda di infilare il jack, alla prima canzone, qualcosa deve pur significare.
la smorfia è scacciata un attimo, rido, rido di nuovo e poi resto sereno, solo un poco, contemplando la bellezza dell’Errore, la genuina sincerità dell’Imperfezione.
MA ALLORA non la smettono, di fare canzoni loro?!
grida una ragazza bella e non carina, con un volto del cazzo da Greatest Hits del rimmel.
finalmente l’accontentano, salutano, scendono dal palco.
ecco Fat Boy Slim. la gente è già carica i Green Day. ci siamo quasi i White Stripes.
delirio di danze alternative, ragazze belle che ridono. uomini che paiono crederci.
prendo una birra ed esco. poi rientro. parlo senza prestare attenzione a ciò che dico. esco di nuovo. la smorfia è tornata protagonista.
mi sento la traccia rovinata di un Greatest Hits.
e non capisco come facciano a divertirsi.

Paddy Garcia

martedì

Adolf & Jeane

Jeane- La maacchina devi tirare fuori la macchina che ci vengono le macchie.
Adolf- Come cazzo faccio io sono ispirato adesso ADESSO
Adolf- Non si può creare quando hai tirato fuori la cazzo di macchina perché allora sarà tutto a posto e l’ordine mi cancella l’Animale.
Adolf- L’aspirapolvere.
Adolf- Vendo un’aspirapo no LUCIDATRICE:
Adolf- Cristro. Lucidatrice. Scarto umano- ripresa da umano X artista- ripulita e dipinta- portata in paese Y a mano - trascinata su rotelle della medesima- ora in vendita a € 12.99
Agli interessati contattatemi.
Adolf- Vendo vandalismi vendicatori. Non posso neanche più farli nel cazzo di garrage perché c’è la cazzo di macchina di lei, della carissima Jiiine. [recita in piedi su un letto matrimoniale con coperte fucsia]
Adolf- LI avevo passati. Trasferirli mi avevano detto sulla yuta. Tante belle tele: la Yuat! l’ayiuta si fidi mi avevano.. invece neanche più quella.
Voglio praticare vandalismi nelle case. Nella cameretta. Uno spazio anche minimo da sporcare. In modo indecente.
Jeane- ora metti giù quel coltello [notare: Jeane indossa solo mutandine e reggiseno]
Adolf- Cazzo Jine vorrei vomitare parole delittuose che mi brucino in bocca mentre le pronuncio [urlando e brandendo il coltellaccio per aria]
Adolf- [crescendo] aahh che tolgano il malsano senso di colpa stomacale. La Colpa delle colpe JIIN.
Jeane: gettiamoci in un turbine di orrendi peccati.
Adolf- Voglio che venga creata una nuova squadra speciale che ASCOLTI quello che la gente dice e che ti vengano a prendere quando le pronunci. QUELLE parole. DELITTUOSE. Che mi spaventi da solo mentre le incateno e mi vedo sciolinarle, che mi guadagnino ognuna un girone più profondo. Ahhh Caron dimonio con occhi di bragia. Dammi una cameretta tutta per noi due. [taglia i residui del vestiario di Jeane e si avventa su di lei con fare leonino].

Ramirez Sanchez

giovedì

Bene

Bene. Allora siamo tutti d'accordo.
Abbiamo raggiunto la nostra, tanto attesa integrità. Abbiamo, capito cosa non ci piace, e cosa invece ci sollazza. Abbiamo dei princìpi. Sì. Dei principi, non sono spaventato. Sono dei principi volutamente contro ma ce li abbiamo dei principi vero? veeeeerooooooo? Ecco, so definire ad esempio come si piegano le lenzuola e come si arrotola una sigaretta. Sappiamo insultare e scrivere cose gratuite. Ci piace rotolarci nelle nostre feci e continuare a guardare gli occhi delle persone riempirsi di lacrime per le nostre nonnecessariacazzate. Mi sento SUPERUOMO quando succede ancora. Dopotutto cerchiamo il nostro equilibrio: in un punto non meglio definito tra Oscar Wilde e Brad Pitt. Creando e distruggendo, ballonzolando tra qui e là un po' come capita un po con delle prevenzioni. Cocaina? Con un'idea, via. Ma dico quell'idea c'è però. E' così, li condividiamo dei punti. Tipo Alice che si fa sodomizzare in un motel. Tipo le nonne. Tutti hanno delle nonne che sfornano torte calde al sabato e gliene regalano i tre quarti non è vero? E' il cazzo di lavoro di nonna quello di sfornare delle cazzo di torte calde al sabato cazzo di mattina dopo che la sera noi ci siamo fatti sodomizzare in un motel SUR L' AUTOROUTE. Capiamo che dopo ci sentiremo delle puttanelle ma dico, LO CAPIAMO. Siamo fichi, siamo ripartitori delle spettacolarità che ci circondano da una vita. Sì credo che sia così.

Ester among the worms

lunedì

Poesia di Natale

dammi quei gioielli Baston e non credere
che essere uno sciamano ti salverà.
tu scendi dalle stelle o re del cielo, e vieni in una grotta al freddo e al gelo.
oddiosanto non avrei dovuto assumervi, per l’amor del cielo non fatemi del male almeno, VI PREGO.
stai zitto vecchio e tu, Baston, dammi quei cazzo di gioielli e non credere
che essere un cazzo di sciamano ti salverà.
o Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar, o Dio beato; ah, quanto ti costò l’avermi amato.
porca puttanta mi tocca fare una rapina con uno che prega Dio vestito da babbo natale SANTOCIELODELCAZZO non ti accorgi che la tua condizione di sciamano, se continui a mescolare la religione cattolica e i miti pagani, si insomma, perdi il fulcro perdi tutto Baston. E quei gioielli, dammeli, se non vuoi che t’ammazzi subito.
a te che sei del mondo il Creatore mancano panni e fuoco, o mio Signore.
aiuto aiuto. qualcuno mi aiu
pom pom.
hai ucciso il vecchio Baston, gli hai sparato in ognuno dei due occhi Baston, senti le sirene le senti ora? e il tuo essere sciamano non ci salverà.
Klaus, non ricordo l’ultima strofa. è un segno ho spezzato
dobbiamo scappare.
oh Dio ci costringi a sbagliare, ti proteggi.
dammi quei gioielli.
questa barba finta, queste poesie finte, questo cappello rosso finto e QUESTO DIO FINTO.
oh andiamocene ti prego Baston, ho paura.
tieni. tieni i gioielli. io non ricordo la strofa non ricordo la vocazione ho spezzato il sinolo oh mio Dio, non tornerà più. in quel cuore.
la polizia è qui fuori, scappiamo Baston.
questo Dio finto, questa umanità finta.
ma perché ti togli la barba, ti riconosceranno.
non avremo barba al cospetto di Dio, e nemmeno lui l’avrà.
fermi voi due.
pom pom.


jack london

sabato

Violence

bisogno palpitante di trovare una catarsi al nostro fallimento.
vocine stridule che potrebbero annientarci, se solo le ascoltassimo, hanno bisogno di un fade out sufficientemente oleato perché possano scivolare fuori. come proiettili.
polvere da sparo, mischiata a velleità apatiche e tendenzialmente rimandatrici, addolcita dalla commiserazione delle persone care, un po’ di sale, coscienza che non raggiungeremo mai i nostri standard. che pure sono bassi.
mescolare bene ecco il proiettile l’arsenale.
trafiggerà un prossimo solo apparentemente innocente. che più pare innocente più è colpevole. più è ignaro più è colpevole. più è senza colpa più è colpevole.
colpevole di non sentirsi responsabile del proprio fallimento mentre noi lo siamo.
colpevole di essere ancora a credito mentre noi siamo in rosso.
ed eccola, verso di loro, purificatrice della nostra disperazione: la violenza.

picchiamo gli andicappati senza pietà violentiamo
bambine consenzienti ergiamoci
a carnefici accettiamo
di essere tutte vittime di necessaria immancabile purificatrice
violenza.


evillive

Kick boxing talking

Sensazione di essere fraintesi.
Dubbio di non riuscire a spiegarsi.
Incomprensione.
Inferiorità evidente.
Profondo senso di inquietudine.
Si trasforma in desiderio di piangere.
Per non essere all’altezza.
Scappare scappare.
Tornare al riparo.
Animale braccato.
Cerchio alla testa.
Ipoglicemia.
Incapacità di ragionare.
Sensazione di peggiorare la situazione.
Momento dopo momento.
Spossatezza.
Parallela perdita di estetismo.
Coscienza fulminea della situazione.
Da espiare attraverso il dolore.
Autolesionismo.
Sangue.
Da nascondere per non farsi allontanare del tutto.
Nel mentre fare sì con la testa.
Riprendere controllo dei muscoli facciali.
Simulare attenzione.
Buttarla in calcio d’angolo.
Pregare una sconfitta dignitosa.

Ms. Understanding

venerdì

Lui aveva una marcia in più

Il dottore mi aveva consigliato di camminare su e giù per le scale.
Concentrando i miei pensieri solo su quell’azione però, contando i gradini per esempio. Li contavo in modo sequenziale, da uno a n, senza azzerare quando arrivavo in cima o dopo tot serie, nemmeno a fine giornata.
L’indomani riprendevo dalla cifra che avevo annotato la sera prima sul quadernone di pelle nera in fondo alla rampa.
All’inizio mi distraevo, dimenticavo i numeri, allora dovevo ripartire da capo in modo che a fine giornata non ci fossero errori. Errori grossolani che la gente avrebbe visto anche a colpo d’occhio.
Poi iniziai a riprendere controllo delle mie capacità, mi sentivo lucido, il cervello attento, lo sguardo veloce da un gradino all’altro, arrivavo a sera senza mai dubitare se avevo lasciato indietro il primo gradone dopo la svolta o se avevo contato due volte il primo in cima. Mi stavo riprendendo. Il primo giorno avevo segnato ventisettemilatrecentodue scalini ma dopo tre settimane riuscivo a farne quasi seimila in più. Le persone si crucciano di fronte ad una rampa di scale: arrivano a casa con qualche borsa della spesa e prendono l’ascensore credendosi troppo stanchi per affrontare una salita. Allora ingrassano e si ritrovano appresso chili di lardo che gli fanno odiare l’idea di alzare un piede per combattere i problemi della vita.
Io lo dicevo, era una questione di metodo. Di metodo, signori.
Ho imparato a camminare per settemilatrecentoquaranta scalini in più nello stesso identico tempo allenandomi a rimanere concentrato su quello che stavo facendo, ma senza il metodo di cui mi ero dotato non sarei arrivato a cento.
Ora ci tengo a che tutte le persone che stanno male quando vedono il loro ascensore rotto sappiano questa cosa. Che nella vita si può stare davvero meglio, vivere come vorremmo, detto da uno che ci è riuscito. Il segreto è far lavorare i glutei.

Rhiot 139

lunedì

Phallephoria

Scroscio d’acqua.

“Allora Ontario, com’era la tipa?”
“Occhi azzurri. Stivali
“Ma che accostamento eh? Cosa c’entrano gli
“Faccia esperta. C’aveva quegli stivali in pelle. Da cavalla. Alta. Occhi azzurri e Jeans. Di Dolce e Gabbana. Fossette sopra il sedere. Faccia esperta”
“Quindi ti è andata bene?”


Continua lo scroscio d’acqua.

“Ci siamo seduti. Di fianco a lei
“Ma tu come hai fatto a vedere che
“L’ho visto dopo. Ci siamo seduti. Di fianco a lei. Senza parlare troppo. Cinque minuti, e il protagonista ero solo io. Guardavo dritto negli occhi azzurri. Faccia esperta”
“E lui?”
“Mi ha lasciato fare. Le ha tolto gli stivali e i Jeans. Di Dolce e Gabbana. Le ha detto qualcosa poi, mi ha lasciato fare”


Si chiude una doccia. Lo scroscio è dimezzato.

“Ora devo andare. Ma dimmi, e a te com’è andato il weekend?”
“Lo sai, sono sempre nella merda. A volte si puliscono, ma è sempre merda”
“Sto frocio! Il mio è un po’ timido. Ma almeno.”


Si chiude anche l’altra doccia. Lo spogliatoio si sta svuotando.

“è ora di tornare nelle mutande, alla prossima vecchio mio.”
“Beato te, Ontario.”





Aristotele idraulica

giovedì

Mi porterai un fiore

più di una volta mi sono specchiato
sulle lastre di marmo freddo
invece di pregare

e ogni anno ho pensato quanti anni
avrebbe mio cugino se
non fosse terra

anche tu mi porterai un fiore
per scaldarmi in tua vece
e tenermi compagnia
fra i lumini di notte

mi porterai un fiore
lo metterai di fianco alle ghirlande
con la giusta cura,
e piangerai un po’.

Evian

venerdì

La piantagione delle banane

Nonricordochi una volta disse che il pubblico si mangia le notizie come polli fritti distribuiti gratis.
Ho sempre sospettato che nel fritto ci fosse una specie di droga naturale liberata dalle reazioni chimiche dell’olio che bolle per cui entro un certo periodo devi farti la tua dose di unto anti astinenza.
Il fritto era una strategia delle mamme per far mangiare ai figli il pesce che lesso vomitavano.
Fritta è buona anche una merda.
Cheat cucina delle patatine fritte fantastiche solo che in tavola ne arrivano proprio meno perché le mangia mentre frigge.
Filo era stato soprannominato Frittioli perché voleva soffriggere il salmone da mettere nelle penne al salmone (e panna) dell’ultimo dell’anno.
I bimbi sospettavano che ci fosse il trucco nutritivo nel pesce delle mamme.
Tua mamma non fa mai il fritto, è per questo che sei così noioso.
Il fritto è il sale della vita.
Sono contento quando nel piatto rimangono le frattaglie di fritto, quelle unte troppo che si sono staccate dal corpo del pollo per creare un proprio ecosistema: con un proprio cuore e carattere, con il giusto eccesso di sale, con la loro maledetta croccantezza intrisa di nicotina.
Compro il pollo fritto nello stesso posto solo perché abbonda di quelle frattaglie.
Il mio Frittovendolo lo sa e ogni giorno mi fa trovare puntuale alle sei e mezza i resti del pollo di ieri, avvolto nella bollente condensa dell’olio a bassa cottura.
Dopotutto sono una persona semplice e mi basta poco per essere felice.

Faser Lioton

domenica

A sense of guilt

Paddy Garcia è attanagliato dal senso di colpa. L’idea che il coccodrillo pianga lacrime meno saporite del whiskey non pare sufficiente alla.
Purificazione della grande ingiustizia on the rocks che è la sua stessa squamosa pelle.
Paddy Garcia è soffocato dal senso di colpa, ma tanta consapevolezza non gli impedisce di dare un altro sorso.
(Paracaduti paracaduti paracaduti, ho bisogno di paracaduti)
Eccone uno: il senso di colpa è infondato, dato che nessuno ha scelto di nascere.
Pfui.
Metafisica da scuole elementari.
Eccone un altro, diciamo che Smith, Maltus e tutti i neoliberisti dovrebbero ergere un monumento più perenne del bronzo a Paddy Garcia perché.
La sua dissolutezza nutre l’economia. E asciugare le sue lacrime favorisce il mercato.
Patetiche consolazioni.
Il senso di colpa germoglia e annacqua piaceri che non dovrebbero essere tali, se non si merita di provarli. Quando torna da un viaggio, ed è stato bene. Sorseggia pentimenti annacquati al Montenegro e sa che sarebbe ora di.
Guadagnarsi sudando il tempo che sta sprecando eppure.
Qualcuno propone un altro viaggio, un altro Montenegro, un'altra serata.
Paddy Garcia è crocifisso al senso di colpa, la contingenza storica ha regalato a lui e ai suoi contemporanei un benessere ingiustificato e anche se.
L’idea che qualcosa sia andato perso per sempre, una certa genuinità, pare raddrizzare la bilancia la verità è.
Che i chiodi non fanno abbastanza male e l’infame sapore di whiskey e lacrime.


Paddy Garcia Cesare Augusto

venerdì

Bluette

Bluette stava affacciata alla ringhiera.
Lei era sempre affacciata alla ringhiera.
Quando io uscivo.
Avevo detto a romi che l’avevano trovata dopo una settimana di putrefascenze stesa nel brodo della sua vasca da bagno, praticamente generando un nuovo ecosistema dalla sua carcassa sanguinante inciampata per sbaglio sul bordo e eccetera eccetera e ro-mi aveva voluto assecondare per soddisfare il nostro bisogno di stronzate giornaliere.
Ma sapevamo entrambi che se fossimo tornati l’avremmo trovata lì.
Affacciata alla ringhiera.
I nostri commenti quando uscivo d’estate erano sul
-che caldo
-un tempo era così?
-un tempo lavoravamo e basta ah non ho mai goduto niente nella vita
In effetti quando uscivo d’inverno lei non c’era
Affacciata alla ringhiera.
Probabilmente era
Affacciata al balcone della cucina con le finestre socchiuse
Solo che lì ero fuori portata e non si commentava quasi mai d’inverno.
Bluette mi metteva in imbarazzo perché aveva innescata la funzione repeat.
-sono qui che aspetto
-io sto andando a cena
-aspetto di andarmene una notte, speriamo di non soffrire
-eh speriamo
-perché voi siete fortunati ah che bello, da giovane io ho sempre lavorato.
-sì a noi..
-ma io sono qui che aspetto
- …
Bluette aspettava affacciata alla ringhiera.

Ramirez Sanchez

domenica

Virus

Lo strato di cera ricopre e ispessisce.
Prima coagula e ricuce, poi la realtà deforma, la vista affatica, le emozioni smorza.
E’ cancro. Che segue chiunque fino alla fine.
Lui ha bisogno di tempo. Chi ce l’ha lo desidera per darsi un senso.
E’ filtro che setaccia le serate, sballo e droga potente.
Uccide ciò che non gli è necessario, lega alla sua dipendenza, affolla di incubi il dormiente e di crucci lo sveglio.
Toglie energia assorbendola per ingrandirsi. E’ sempre presente, come tarlo a chi lo evita, come respiro a chi lo asseconda. Porta alla rovina, che è la sua grandezza. Diventa cristo che porta sulle spalle l’infermo perché al di fuori del corpo che ha contagiato non vive. Come virus ha bisogno di un essere in cui moltiplicarsi, chè lui vivo non è, annienta questo corpo dopo averlo guidato e lo usa per diffondersi fuori di esso. Si trasmette dopo periodi di latenza e sebbene sia vecchio come l’uomo è giovane come il bambino che contagia. A chi acceca regala i suoi occhi, chi schiaccia porta a vette irraggiungibili, nella sua ambivalenza è desiderio di morte e terrore di fronte ad essa.

The dead Jimmy

venerdì

Equilibrio mondiale e acidi vari

Aldous Huxley ha sbagliato le sue previsioni. Prendeva LSD e acidi vari negli anni quaranta, ok, direte voi, non dev’essere stato poi così lucido. Il cazzo di scrittore neo-freak e psichedelico ci è andato vicino, però, solo non ha considerato che noi tristi scimmiotte amiamo la nostra vita. Un poco più di quanto disprezziamo quella degli altri. E così niente autodistruzione, per ora. Niente cosa. Niente regno del Signore dei tafani. Almeno, non per tutti, non ufficiale, non in mainstream.
Dopo la grande guerra l’umanità aveva talmente paura di se stessa da imporsi la finzione di essere diversa. E qui la tua veggenza in parte cade, Aldous. In parte, perché la gente viene sterminata ugualmente, somewhere. Le aberrazioni genetiche spopolano, ma sono mascherate di scientismo. I massacri continuano imperterriti, ma hanno altri nomi, più paciosi e condivisibili. Gli ignavi si mascherano da pacifisti, eccheccazzo. L’odio è stato abolito dalla dialettica, sostituito dalla differenza di vedute. Le vite umane non hanno alcun valore, ovviamente, ma appena qualcuno lo dice viene sommerso di indignazione. Ecco, vecchio freak, siamo sommersi di indignazione, di risoluzioni Onu, di dichiarazioni distensive, di campagne di solidarietà, di revisionismo storico.
Ci hanno convinto che Hitler era solo un pazzo, Hiroshima un tremendo errore, la guerra fredda un abbaglio, i campi di sterminio e i gulag soltanto un annebbiamento dell’human kindness. E ci hanno sepolto di indignazione. Nessuno ammette che NOI eravamo quelli, tutti noi, il popolo tedesco, il popolo russo, chi uccideva in divisa e chi dalle montagne, siamo tutti quelli. Huxley ci aveva preso, ma per sopravvivere è meglio far finta di niente no. È stato meglio incartarsi in statuti di cooperazione, travestirsi da comunità e dedicarsi al commercio. La dialettica lo nega, la gente non ne parla, i politici fanno finta di niente e si incontrano in inutili meeting di retorica, eppure è evidente che l’equilibrio mondiale si basa soltanto sulla consapevolezza che, distruggendo, si verrebbe probabilmente distrutti. Per questo tutti vogliono l'atomica, è il solo patto, la sola garanzia internazionale alla sopravvivenza. Tutto qui. Niente accordi bilaterali da dare in paso a giornalisti in orgasmo, niente Onu, niente rispetto.
Aldous Huxley aveva ragione, ma la paura ha fatto rivestire di gomma il nostro odio. Perché, da buone scimmiotte, badiamo principalmente alla banana delle sette emmezza.

Indy

martedì

Preservativi

Non sporcarti. Non mangiare troppo fritto o troppo salato. Svegliati presto, laureati presto, lavora presto e vai in pensione presto. Non ingrassare. Non essere troppo onanista. Non bere se non il vino rosso a pranzo e il nocino la domenica. Non essere dipendente da nulla ma guardati dall’essere troppo indipendente. Non seguire mai il tuo istinto, non giocare a fare l’eccentrico. Se la maggioranza ha buon gusto è perché il loro gusto è buono. Non mettere a repentaglio l’onorato nome della famiglia. Ma sii te stesso, nel limite che va da x a più infinito. Non deludere. Inquadra pressappoco ciò che è figlio del tuo tempo e rifuggilo perché dicono che ti è stato imposto. Prima di un qualsiasi gesto resta un po’ sul divano, pensa fino a che punto sei un artista fino a che punto stai rimanendo un bambino. Poi, dissipa rapidamente i dubbi e per non correre il rischio di sbagliare resta sul divano. O inizia a produrre. Ma fallo con sistematicità. Inizia ad essere pulito, dentro, che un giorno ti servirà. Rincorri le tappe a velocità costante. Non sprecare tempo e non sprecare te stesso. Preservati. Che il bello viene dopo.

Cheat Dressink

lunedì

Postumi nella notte

ho fatto un pezzo in tangenziale solo che non l'ho finito.
perchè ho imbrattato la mia maglieta bordeaux di giallo dio santo mia madre mi aveva fatto i complimenti e mi aveva dettoo che era proprio bella ma ora è macchiata di gialllo e non so come cazzo fare.
allora vendo all'asta la mia maglietta intinta di giallo per potermene comprare una nuova.
dunque stavamo bevendo in allegria il brandy dello stanzino e iil vino che aveva portato la daly, io e romy quando finisce il bere e andiamo al pub dove io prendo un tacchino selvaggio e lui una birra e un limoncino.
poi tutto ad un tratto mi trovo ai centoquaranta verso rreggio con l'intento di vergare il mio segno dove capita.
Allora intingolo di giallo le pareti verdi dei divisori della tang. maquelle sono bombolette che vanno male allora un quarto dio santo mi finisce sulla maglietta bella e col resto non finisco l'outline.
non faccio nemmeno il lineover perchè il muthafuka nero non ce ne è uno stracazzo allora con tutte le macchine che mi abbagliano e non so che fare torno ai centoquaranta all'ora a casa a scrivere le mie avventure.

rhiot centoyeah

venerdì

Illuminazione

Il fatto che nessuno scieglierebbe di stare appositamente dalla parte del torto dimostra certamente che noi abbiamo ragione.

Mr.Cheat

giovedì

Unemployment's polite defence

- Il senso di estraniazione dall’io di chi lavora è generalmente inevitabile e nasce dal presunto bisogno nei confronti della struttura. Un esempio: l’uomo primitivo deve mangiare, allora va al fiume pesca una trota e se la mangia. E non si sente alienato. Oggi la maggior parte dei lettori per sfamarsi applica un’azione indiretta; cioè va a lavorare per avere i soldi con cui comprare trota al cartoccio. L’alienazione non è tuttavia dovuta al mero artifizio indiretto, che è ciò che ci fa dare punti al regno animale, quanto dalla sua incontrollabilità. La contorsione sta in buona parte nel surplus di guadagno, cioè da quella parte della busta paga che rimane dopo essersi nutriti. Questo surplus introduce l’eventualità che l’azione indiretta non sia solo destinata a garantire nutrimento ma che dia anche la possibilità di sentirsi realizzati. Parto dal presupposto la società si proponga di aumentarlo e di estenderlo nel tempo. La struttura occidentale liberale funziona lasciando agli individui una grande libertà nella decisione su come spendere il proprio sovraguadagno. Negli USA la riduzione al minimo dello stato sociale ne rappresenta un ottimo esempio.
Tuttavia, a meno che non si faccia un’attività gratificante al 100% ogni momento delle otto ore, nel lavoratore sorgerà prima o poi la domanda: “PERCHE’?”. Di primo acchito probabilmente gli verranno in mente la casa accogliente, l’educazione dei figli, le vacanze al mare eccetera.
Allora, se mantiene un minimo di onestà verso se stesso, nel lavorante nascerà la seconda domanda. “ma ne vale davvero la pena?” - fatta un po’ più in sordina dell’altra perché si stanno toccando valori sacri- ma pungente lo stesso. Perché si sa anche la risposta, che è un secco NO.
La struttura per sopravvivere deve in qualche modo riprendersi il surplus concesso e dà a chi lavora un immenso campo di scelta attraverso cui restituirlo: farsi le canne, avere una famiglia, andare al cinema, uscire al bar con amici. Si può dire che la società tenda involontariamente a regolare se stessa attraverso la convinzione che essa dia le possibilità per sentirsi realizzati. Ciò non è necessariamente male ma è molto rischioso. La parte negativa sta nel fatto che nessuno otterrà mai la propria realizzazione attraverso un’estrazione dal cilindro magico del plusguadagno. Il motivo di fondo è che l’autorealizzazione non prevede di essere confinata nei ritagli post lavoro bensì richiede di essere totalizzante. Il che è incompatibile con le otto ore lavorative, se non fate il lavoro per cui vi sentite nati.-

Mister banana ricoperta al cacao