domenica

Pesci Rossi

Ecco, sarebbe come se ci mettessimo a discutere sui romeni che suonano per le strade.
Dico, R-O-M-E-N-I, rom, zingari, accattoni, stracciopopolo, vainvacanza. Ma non su quelli dei portici di Bologna bensì di via Montessori. Con pantaloni cammello che chiedono l'elemosina a chiare sillabe, marciando a zigzag con tipico fare fraudolento. Mi da moneta signore per mangiare grazie signore buona domenica.
Dai vai a dargli qualcosa che si è fermato qui davanti. Vuoi un panino ho dell'acqua. Una cintura ce l'hai? si. no. non dargli quella che dopo con cosa ti metti i pantaloni marroni? Dai cazzo fila via mi guardano tutti.
Sentite non ne ho voglia. Non si può parlare di queste cose che dopo mi viene giù perciò mi spiegherò in un altro modo. Terapeutico. Miei cari signori. Voialtri dovreste smetterla di guardarmi così.
Tipo:
A.
B.
C.
In definitiva esistono tre tipi di persone. Gli artisti i mediatori e gli operai.
Il modello artista è self oriented
Il modello mediatore è both oriented
Il modello operaio è dis oriented
Tanto per fare un esempio nel caso dei pantaloni cammello osserviamo un approccio artistico al Problema Comune (d'ora in poi PC). La fame.
Quando andavo a caccia di Tucani nel Borneo, con il mio buffissimo cappello di Antilope, ero solito guardare a pieni polmoni lo strano modo di riprodursi dei selvaggi Mao Mao. Il maschio si trova allineato con gli altri secondo una scala crescente, nell'apertura . Dal più basso al più alto. E' da notare che presso i selvaggi Mao Mao la stazza fisica non conta, l'altezza è l'unica discriminante. Dunque tutti i giovani della stessa età si ritrovano nel Grande Giorno della Riproduzione (d'ora in poi GGR) allineati come detto sopra. Quelli che hanno la stessa altezza si dispongono l'uno dietro l'altro, in ordine di arrivo, tipo Riserve. Le donne sono allineate di fronte secondo lo stesso principio. Ma ormai non conta più, immaginatevi che siano dei pesci rossi.
Dei pesci rossi in un acquario 20x30x40 con fondo ghiaiato e una piantina che ossigena l'acqua. I pesciolini non hanno di che mangiare perciò muoiono. Se ci fosse una mano divina a dispensare cibo, il giochino sarebbe perfetto. Il pesce X mangia, caca, muore il che (ultimi due passaggi) mantiene vivo l'ecosistema: concimando la piantina si ricarica l'acqua di ossigeno e l'universo 20x30x40 si prende gioco di noialtri dall'altezza dei suoi 0.024 metri cubi di infinito. Ma quella mano divina non esiste.
E questo i Mao Mao lo sanno benissimo.
Perciò nascono i tre tipi di individui a contendersi la soglia attraverso le loro tre caratteristiche armi, ossia rispettivamente la fuga, la logica e il numero. Ma questo è un altro discorso.

Rasper Puck

martedì

egocentrismo

Non ti sono sembrati sufficienti 4 anni per farmi scontare i miei errori?

Marin Faliero

lunedì

Doctors in R.E.

Lollo Pastafrollo: “Cosa vado a comprare?”
Frattura Plot: “Gnocco”
[N.d.A. nel reggiano la variazione linguistica gnocco sta a indicare l’alimento meglio noto nel resto del territorio italico col nome di focaccia]
Sourmash: “Invita la tipa del supermercato a mangiare le crepes!”
Lollo Pastafrollo: “Facciamo così, (pausa) vi porto a casa gnocco e gnocca (ride)”
[N.d.A. nel reggiano la variazione linguistica gnocca sta a indicare l’alimento meglio noto nel resto del territorio italico col nome di vagina]
Sourmash (prestando -poca- attenzione al telefono che squilla): “Oh mi sta chiamando il violento (esce)”
Lollo Pastafrollo: “Io vado. Voi però mettete a posto tutto eh. Che se vengono delle ragazze non possono vedere questo schifo di disordine. Cazzo tu Emu butti tutte le cose lì (guardandosi intorno) non hai rispetto (pausa) per te stesso.”
Frattura Plot: “Ma daaaai. Le montanare sono delle grezzone. Entreranno qui e si metteranno a ruttare e scoreggiare chiedendo dov’è la birra.”
Secco Jones: “E noi ce l’abbiamo la birra?”
Lollo Pastafrollo: “C’è solo il barile da 5 litri ma io non lo aprirei. Andiamo a casa domani. Non lo finiamo (esce).”
Secco Jones: “Io lo aprirei (ride)”
Kid-A: “Secondo me alle tipe interessa più la birra dell’ordine. (pausa) Ma un altra cosa gli interessa più di tutto (ride)”
Sourmash: “OHHH. (rientrando) Il violento e Marin Faliero si sono laureati!”
Coro: “Bravi bravi. Dottori. Ehhh. Sfigaaaaaati. Ahhh.”

Alla sera. Dopo che hanno riordinato grossolanamente, apparecchiato sul balcone e preparato tutto per le crepes.

Secco Jones: “A che ora arrivano le tipe?”
Kid-A: “Alle ottoemmezza. Le aspettiamo a mangiare gli spaghetti aglio e olio?”
Secco Jones: “Si freddano”
Kid-A: “Va bè mangiamo. (guardando Frattura Plot) Oh ma togli quei piedi pieni di calli dalla tavola. (pausa) Cazzo se siamo maleducati.”
Secco Jones: “Magari le due amiche sono anche carine e noi siamo qua che puzziamo d’aglio.”
Kid-A: “Meglio se sono carine che ce le trombiamo tutta la sera”
Frattura Plot: “Le montanare sono facili.”
Kid-A: “Che troie. (guardandosi intorno) Bè, noi non diamo un gran esempio di cittadini.”
Frattura Plot: “(a Sourmash) Il nostro fallimento come uomini presto sarà condiviso da altre persone”
Sourmash: “Il problema è che non lo possiamo mascherare e sai perché? Perché viviamo in una società capitalistica avanzata.”
Lollo Pastafrollo: “AHHHHHHHHHHHHH. (entrando) Le tipe non vengono. Spegnete quella musica che sono nervoso”

Testimonianza di Frattura Plot

Equipe

Sourmash: “è un motto che funziona sempre”
Frattura Plot: “Cosa?”
Sourmash: “Viviamo in una società capitalistica avanzata”
Frattura Plot: “Ma baaasta. Non sei mica Jacopo Leone!”
Lollo Pastafrollo: “Cosa significa con quello che stavamo dicendo?”
Sourmash: “Il libro che sto leggendo sostiene che nella società capitalistica avanzata in cui viviamo i rapporti personali sono basati solo sullo scambio. Su ciò che uno ha da dare
Lollo Pastafrollo: “Soldi?”
Sourmash: “No, non solo. Ciò che vuol dire è che una persona ha dei rapporti personali solo in base a ciò che può dare agli altri. Non so, qualsiasi cosa. È il motivo per cui non ci sono più le famiglie patriarcali. Perché i vecchi non hanno un cazzo da dare. È il motivo per cui anche le amicizie finiscono quando cambiano gli interessi. Non è più concepita l’idea che uno cresca e continui a vivere con le stesse persone solo perché è così”
Kid-A: “Hai ragione, in questo esame io sto studiando i conflitti e
Secco Jones (interrompendolo): “Ma se prendi il sole e fai i cruciverba!”
Kid-A: “Perché c’è troppo sole. (pausa) Fai una sfida a ping pong?”
Secco Jones: “Hmm. Okkei”
Lollo Pastafrollo: “Può essere, Sciatz”
Sourmash: “Ad esempio è il motivo per cui gli andicappati se li filano solo i cattolici (ride)”
Lollo Pastafrollo: “Eh no è! Perché cosa danno di materiale gli andicappati ai cattolici? Noi lo facciamo perché ci crediamo. Non per avere qualcosa in cambio. È così ragazzi.”
Frattura Plot: “Ne abbiamo parlato tante volte dai”
Lollo Pastafrollo: “Ma perché non volete capire? Spendersi per gli altri. È l’unico modo per non perdere tempo, per dare un senso alla propria vita. Spendersi per gli altri.”
Sourmash: “Per me chi si spende per gli altri non è diverso da chi gioca tutto il giorno alla Playstation”
Frattura Plot: “Sei un baluardo del relativismo (ride)”
Lollo Pastafrollo: “No. Ecco. A voi piace riempirvi la bocca delle parole. Ma non capite che è l’unica strada possibile. Guardate questo paesaggio (esce sul balcone) come fai a non credere in Dio con questo paesaggio?”
Frattura Plot: “Come fai a crederci?! È destinata ad essere distrutta questa bellezza. Come noi. E ne rinasceranno altre.”
Secco Jones: “(tornando in sala per prendere un pezzo di gnocco) La vita eterna è una stupida consolazione (esce di nuovo)”
Lollo Pastafrollo: “A me non interessa la vita eterna l’ho già detto. Io vi dico che credo nel vangelo perché mi fa stare bene e ci trovo un riscontro nella realtà. Una cosa è credere che Gesù è un personaggio storico, e dicono che sia Dio e (si ferma)

Tutti si mettono a ridere

Frattura Plot: “E dicono che sia Dio, bellissima! Questa frase la scrivo”
Lollo Pastafrollo: “No tu non puoi scriverla. Mi è uscita male. (pausa) Io ti denuncio.”

Testimonianza di Frattura Plot.

martedì

Premonizione

Pensate ci sia qualcosa di peggio del sospetto che tua madre e la tua ragazza complottino alle tue spalle?

Marin Faliero

Distruzione

L’amarezza, dopo aver appoggiato la cornetta, si fa largo fra il mio sbeffeggiante ego. Il desiderio di vendetta per un torto subito è immenso. Ancor più se il suddetto torto non è considerato tale da chi l’ha commesso. Il quale anzi fa notare con stupore la sua immutata limpidezza d’animo.

La consapevolezza di aver fatto tutto da solo, di essermi offeso da solo, accresce il desiderio di rivalsa verso l’amico innocente. Ciò che mi sta più sul cazzo è appunto non aver scosso le spalle come faccio sempre con tutti. L’essermi costruito un castello di entusiasmo su una certa iniziativa NonNecessaria (che presuppone la collaborazione di altri) mi ha reso per un attimo appunto dipendente dagli altri. E ciò è un grave errore. Una debolezza irripetibile che andava purificata con un gesto di innata follia. Distruggere tutto, appunto.

Accarezzare la magnifica brezza che ero solito provare, durante tutta l’adolescenza, quando mandavo all’aria qualcosa di anche mio, per rabbia, per impulso, perché avevo perso totalmente il controllo, mi riempie di fervore. Agisco spesso così, amo il sapore acre dell'irrequietezza che mi pervade le membra. Com’è bello esplodere, gettare il cappello per aria. È la libertà assoluta che adoro sfiorare.

Ma stavolta non è il caso: il motivo non è abbastanza epico per distruggere un blog così epico. Perciò mi sono limitato ad uno scherzo.

Quando qualcuno scoprirà il trucco, cioè che ho semplicemente cambiato l’url, rimetterò ogni cosa a posto e ridarò la password agli altri.

Ciò durerà, ovviamente, finché non ci sarà un motivo artisticamente all’altezza per distruggere tutto.
Emanuele

domenica

begin

come credete di comportarvi?

come vi va,come si aspettano gli altri,per stupire,per attirare l'attenzione,seguendo lo status quo,ribellandovi,esagerando,picchiando,non scegliendo,lasciandovi scorrere tutto addosso,ridendo degli altri,facendo ridere gli altri,cinicamente,sfottendo,umiliando,pensando,non parlando,fare le cose che fanno tutti,non farle apposta,seguendo una via,non seguirne nessuna...
ma guarda non so..

so solo che adesso mi chiedo il perchè delle persone,perchè si comportano così,se hanno uno scopo o non si preoccupano neanche di averne uno,se hanno passioni o se se le sono fatte inculcare,se anche loro vivono scivolando o cercano di capire ..perchè se tutti ci soffermassimo sull'esistenza e sui nostri comportamenti derivati allora non rimarrebbe che spaccarsi la testa e distruggersi psicologicamente...
ma no cosa dico meglio distrarsi e fare le cose che van fatte,quelle giuste,quelle buone e che mantengono lo stato attuale,non ci sconvolgiamo,perchè ci dobbiamo arrovellare in discorsi tristi e astratti, non ha senso a pensare al perchè delle cose..
se ci sono se ci siamo se tutto ciò esiste ci sarà un motivo,perchè lo dobbiamo ricercare,tanto non lo troveremo mai,perchè entrare in una spirale di tristezza, angoscia e amarezza quando possiamo vivere bene senza pensarci,rimanendo convinti che tutto scorre perchè è così da sempre.

non facciamoci troppe domande.


coja

sabato

This is madness

Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
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Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.

Madness Faliero

mercoledì

what way about?

L'essere umano, che per sua natura deve avere qualcosa in cui sperare, quando la situazione appare senza via d'uscita tende a formulare ipotesi che offrano l'illusione della speranza.

Quelle derivanti dalla filosofia risultano fra queste ?


O&A

domenica

Starring at the Queer

"L’arte forma e influenza le esigenze dei ricchi dell’epoca successiva."

Antonio Caparicanolo, Giugno 2007.
(capo muratore dell’impresa F.lli Caparicanolo & C. Futuro ricco.)



"Considering ghetto-art more unaffected then other attitudes is a kind of racism typically found in young and rich students of upper classes (these people generally paint graffiti and wear ghetto-clothes)."

Jerry McLaren (teacher of Contemporary Art at UCLA) during a conference in March 1994



"Nessun’arte può esistere senza la presunzione di esser tale."

Mr.Cheat in tribunale. A conclusione dell’arringa difensiva.

sabato

Starring at the Queen

"Lo scopo dell'arte è di saper interpretare le esigenze dei nuovi ricchi.
Da questo punto di vista il futuro è la self-art."


Ramirez Sanchez - tratto da un'intervista rilasciata a "Sun" del 12.04.2007


"The reason why graffiti ain't been legalised yet is that people can't take trains' coach at home."

Rhiot139 - scritta su un muro di Los Angeles

venerdì

Babele

Mi osservi dalla panchina mentre cerco nervosa sulla cartina. Non una. Neanche una parola che corrisponda. Focalizzo punti di riferimento. Ad esempio quella casa arancione. Una grossa buccia d’arancia rompe la simmetria della facciata. A carattere Arial 64 è stampato il suo nome. Tu ghigni immobile da quella panchina. Mi chiami GOFFA. Alla sua base un cartello con scritto PANCHINA DI LEGNO. Lontanissimi i confini della piazza, non riesco a decifrarli. Lo spazio si riempie di sensi a cui non so dare il nome. Inciampo in una lastra di pietra dov’è scritto PAVIMENTAZIONE. Impreco per l’unghia spezzata. Tu ridi fragorosamente aumentando la mia irritazione. Dalla tua fronte ignara germoglia uno strato di pelle sottile con scritto FRONTE. Silenziosamente sorrido di questo risarcimento alle tue risa. Nuovi strati di pelle si accavallano a descrivere la tua ordinaria anatomia. Mi passo inconsapevolmente una mano sul tallone. Non mi stupisco di trovarvi scritto TALLONE. Mi siedo al centro della piazza deserta. Intravedo solo una minuscola panchina scolorita. Distendo a modo la cartina sulla PAVIMENTAZIONE. Inizio la scansione. Parole fluttuanti catturate dai neuroni si incollano alla mappa. Contatto visivo. È un grande sforzo di concentrazione. Pausa. Ti guardo. La panchina è piccola e distante. Riesco ancora a leggerne le propagazioni. Affusolate schegge di legno si sovrappongono al cartello. Emanazioni dei materiali costituenti aumentano il volume. SCHEGGIA CHIODO SPIGOLO PANCHINA ASSE SCHIENALE - Hai poi trovato la parola? Non ancora. Dove la stai cercando? Dove non c’è, temo - E poi silenzio.
Le tue braccia ondeggiano nel tentativo di aprirsi un varco tra le insegne. I significanti evanescenti paiono ancora darti respiro. Non vengo in tuo aiuto. Ho ancora il mio daffare. Fisso un attimo il sole credendo di trovarvi scritto SOLE. Invece mi abbaglio e tra le ciglia scorgo PALLA DI FUOCO. Una gigantesca panchina si avvicina a velocità impercettibile. Infine arriva ma si confonde. Piange e domanda ma non comprendo SCHIODO SPIGASSE PANCHENALE EGGIOLA tutto è confuso. Tu invece sei lontano. Rotoli cercando di sfruttare l’attrito della PAVIMENTAZIONE per sfogliarti di dosso tutto quell’eccesso. Mi sfioro le dita e le scopro ispessite di nomi concreti. Il tuo rotolare svela la non-evanescenza. Come infuocato non riesci a salvarti. Lo spazio ti comprime assetato di altro spazio. Sullo spazio è scritto SPAZIO. Non ci sono più confini. Finalmente a contatto con quei nomi. Mentre soffochi mi accingo alla cartina CARCO PARTA CHIMITERO CIESA SCUOZIONE STAMUSO. Dov’era SPAZIO ora è scritto SATURAZIONE. Si blocca la scansione. Implodo risucchiata dalla PAVIMENTAZIONE cercando ancora la definizione.

Yoko Onu Musaki

Boogie night

Le ragazze della coda avevano gambe che sfilavano sui denti del garzone attento,
il quale,
divorando chewin-gum e pasticche del Re Sole agitava la scatola di fiammiferi
che gli suonavano come i tacchi ancorati alle gambe di quelle.
Le quali invece avevano altro su cui passeggiare tipo le suole spazzolate
della Chevriolet chez monsieur Lipset
drinkeggiando Martini e mostrando canini affilati.
Con cui avventarsi su un ipotetico innamoramento inserito in giacchette
di dubbio gusto tra il viola e il fucsia rosé.
Dicendo guarda ragazza quello si era inevitabilmente compromesso ma dopotutto un ruolo pure lui ce l'aveva.
Il suo ruolo nell'attimo descritto era in bilico tra cinico e patetico, ma
il quale,
non aderiva comunque a mostrarsi scettico.
Per cui tentava e ritentava aggrappandosi a questo masticare furibondo che gli rimestava un gusto di parole
biascicate
che al naso di quelle
- e in particolare di quella che lui aveva addentato-
puzzavano di cadavere in via di decomposizione.
Un paio di mosche ignare gli ronzavano attorno alla fronte sudata tra il bianchiccio e le chiazze congestionate, ma queste non avevano intenzioni malvage, dopotutto.
Quello per se stesso sembrava non demordere e si batteva come un pugile trovando come uniche alleate quelle chewin-gum al gusto di Re Sole,
le quali,
probabilmente nell'arco della serata si sarebbero rivelate le sue uniche puttane di fiducia.

Quincey Morris

martedì

La risposta di IO

Hai ragione. Forse avrei dovuto dire IO. IO penso IO rappresento IO scriverò IO odio IO sono influenzato da e IO che non ho nessun riferimento faccio dico vivo rifletto IO. E ti assicuro per un megalomane auto-referenziale e tendenzialmente mitomane come me essere accusato di non aver usato il pronome personale IO è alquanto buffo e insolito. Ma ammetto che è pertinente.

Anche se non puoi negare che l’essere monadi in una realtà globale, il non avere alcun legame generazionale, il vivere in società consumistiche allargate, il fatto stesso che ognuno creda di poter rappresentare qualcosa e la possibilità che esista ad ogni latitudine il banale provincialismo qualunquista, ciò rappresenta l’ambiente comune in cui TUTTI o quasi viviamo.
E IO credo che sia retaggio di una sociologia medievale, triste e priva di spunti credere che dei fenomeni vada considerata solo la presenza.
La mancanza influenza e definisce i contorni umani e sociali in cui un individuo cresce tanto quanto la presenza. Quindi IO sono convinto che l’assenza di un’appartenenza sociale, l’assenza di una visione unitaria, l’assenza di tutto ciò che tu e altri milioni di finti pensatori illuminati avete puntualmente descritto, sia proprio ciò che ci accomuna e che ci permette di essere considerati una generazione. Una generazione molto più variegata, solitaria, individualista-IO, virtuale se vuoi, con maggiori voci, più difficile da catalogare per quelli che vogliono sempre catalogare, senza esperienze comuni, senza lotte unitarie, senza senza senza.
Se vuoi saremo la generazione dei senza.
Non so, i nomi generalmente li danno i posteri e sono tutti limitativi e annichilenti. Ciò che voglio dire è che il fatto che la nostra epoca sia ovviamente diversa dalle precedenti non significa certo che non sia anch’essa un epoca. E la nostra generazione, variegata fin che vuoi, non descrivibile fin che vuoi, è pur sempre una generazione di coetanei che vive più o meno esperienze simili in una società simile.

E mentre molti registi messi in difficoltà da questi anni narrati a infinite voci si rifugiano in più facili clichè di epoche passate, Tarantino a MIO parere prova ad essere realmente contemporaneo. Il che significa, oltre che descrivere, contribuire a creare immagini, suggestioni e attitudini nei ragazzi. IO, che ero e sono ragazzo mentre escono i suoi film, sento che lui è l’artista vivente che più MI ha influenzato. Tutto qui.

Infine il tuo bel commento e la maggior parte dell’esperienza di questo blog dimostrano in modo lampante quanto il distruggere sia più sciolto e affascinante del dire. Probabilmente perché ontologicamente non potremo mai dire nulla di sensato e di effettivamente adatto e motivato. Questo è il motivo per cui io di solito sto dalla parte del distruggere e per cui quando dico preferisco sfiorare o lo faccio utilizzando iperboli, linguaggio icastico e provocazioni.
Perciò non posso che apprezzare incondizionatamente ed elogiare il tuo intervento de-costruttivo e giustamente sconfortante.

A questo punto non posso firmarmi ancora Comitato cinema fucsia e nemmeno Mr.Cheat che è morto o chi altro. Mi firmo IO, cioè colui che ha scritto circa un terzo di ciò che leggete in questo contemporaneo e magnifico blog.

IO

Jacopo Leone l'amico di scazza ha detto

Credo che questo post sia in assoluto uno dei piu idioti e banali che abbia mai letto. In primo luogo la "nostra generazione" non esiste e mai esisterà. Il sessantotto aveva un riferimento sociale unitario forte, classista e generazionale. Noi, quelli del WTC, immediatamente dopo quelli del Muro, non abbiamo alcun legame generazionale. Abbiamo legami, ma ristretti, parziali, nulla più. Siamo monadi in una realtà globale, in cui i rapporti svaniscono appena oltre le mura di casa. Niente potrà più creare un appartenenza sociale vasta, internazionale, con valori e ideali condivisi [vedi libertà sessuale, femminismo, pacifismo]. Tutto questo è sparito (sui benefici eventuali si puo discutere). Viviamo in società consumistiche ed allargate. Basta leggere un libro di sociologia per scoprirlo.Pensare dunque che un regista possa rappresentare una particolare fascia di età sociale è se non altro infantile.

"Il fatto è che noi ragazzi, che non abbiamo fatto il sessantotto ma siamo passati per scuole che cadevano a pezzi, non siamo cresciuti...". Quel Noi odioso non esiste. Parlare così è credere di rappresentare qualcosa, credere di poter essere in grado di dare voce ad un vasto gruppo di persone, nel caso coetanei. Proprio quello che fa Moccia nei suoi libri. Il solito, banale, provinciale, discorso qualunquista.

Per quanto possa apprezzare Tarantino, riesco a capire che per un altro ragazzo della mia generazione tutto quello possa non dire nulla -perchè magari preferisce Tom Cruise, i Linkin' Park o Ermanno Olmi. Elevare qualcosa -qualsiasi cosa- oggi giorno a fenomeno generazionale ("noi ragazzi"), è semplicemente sciocco, come lo è pensare che una volta preso "noi" il potere di critica cinematografica(anzi no, "le nostre generazioni") non potremo che trovarci consenzienti nel lodare Tarantino e pellicole. Uniformità sociale marxista. Con una punta di determinismo.
Senza parole.

Critica di uno che solitamente apprezza le pagine di questo blog.

domenica

Recensione di Death Proof

Attenzione. Qui siamo di fronte all’urgenza di effettuare importanti riflessioni. È evidente che ogni contemporaneità ha qualcuno che la canta, e c’è chi la canta meglio, chi è un po’ stonato, chi è solo un epigono e chi addirittura (come vorrebbe Oscar Wilde) mentre dipinge un epoca contribuisce a crearla. Io avevo 9 anni quando Vincent e Jules puntavano le loro pistole e Marcellus Wallace, violentato da un pervertito nel retrobottega di un negozio, si faceva salvare dal giovane e sanguinolento Bruce Willis. E potrò dire di aver avuto 19 o 20 anni quando Uma vestita di giallo massacrava centinaia di incolpevoli cinesi. Ora posso dire di averne quasi 22 e di aver assistito, ieri sera, ad un pezzo importante della Storia del cinema.

Credo che Quentin Tarantino sia l’artista più rappresentativo del passaggio fra i due millenni. Ne avevo il sospetto quando, con Jackie Brown, le Ienie, Pulp Fiction e firmando la scenggiatura di Natural Born Killers creò non solo un genere ma un attitudine che molti hanno inconsciamente fatto propria, fatta di cinismo artistico gratuito, sdrammatizzazione della morte e conseguentemente della vita, colori e musiche re-inventati mescendo pop-art pischedelìa oriente e country, dialoghi balordi e fantasia realmente creativa senza freni. Ne ho avuto la conferma guardando Death Proof, la storia di un folle ma tenero Stuntman Mike che insegue crew di ragazzine affermate e cerca di massacrarle in modo buffo e disincantato.

L’aspetto stupefacente è il modo in cui è narrata una vicenda apparentemente priva di senso, di morale, di insegnamento, di cambiamenti, di pedagogia, di socialità e di tutti quei paroloni che piacciono tanto a certi critici. È evidente come Tarantino riesca sempre a non incanalarsi in nessun clichè e anzi a creare lui stesso modelli che verranno poi ripresi dagli altri.
L’idea del serial killer, di per se usurata e resa tediosa e arcaica da molti film privi di slancio, è sviluppata qui in modo diverso, fra lo splatter pulp, l’ironia, il vintage di un pellicola rovinata e privata di fotogrammi (in pieno stile Grindhouse Movie) e dialoghi forse non al livello delle Iene ma estremamente graffianti e ispirati.

Si tratta di un film che esalta tutti coloro che si aspettano di essere stupiti, ma che riesce anche a fornire infiniti spunti agli studiosi di cinema che ritrovano citazioni sceniche e musicali sparse un po’ dappertutto.
Perciò mi fa sorridere che Tarantino (talmente auto-ironico e consapevole del suo talento da citare se stesso) venga pure stroncato dalla critica. La stessa critica che magari osanna la presunta profondità semantica di un banalissimo Olmi (o chi per lui) o che celebra film salvati soltanto da inutili effetti speciali, senza arte e creatività, solo perché i primi trattano come clichè temi apparentemente impegnati e i secondi ripropongono come epigoni l'idealtipo americano di avventura.

Il fatto è che noi ragazzi, che non abbiamo fatto il sessantotto ma siamo passati per scuole che cadevano a pezzi, non siamo cresciuti col carosello ma con Mentana che ci raccontava quante madri e quanti figli erano stati massacrati nel giro di dodici ore, noi che non abbiamo avuto eroi positivi come Bob Dylan ma soltanto marce storie di drogati finiti nel sangue come Kurt Cobain, noi giovani tecnologici, solitari e post-industriali rivediamo le nostre vite e i nostri pensieri nell’allegro nichilismo di Quentin.
Non che sia un bene o un male, forse è solo una questione di tempo. L’unica consolazione è che saranno le nostre generazioni a scrivere i libri di storia del cinema che parleranno di questi anni, e sono convinto che il nostro poeta pulp sarà celebrato a dovere.

Comitato cinema fucsia.

mercoledì

Ever

Camminavo lungo il viale dove abitava la signorina Nye. Mi aveva telefonato dicendo che doveva sistemare le ultime cose in mattinata, ma che dopo le dodici sarei potuta passare appena libera. Perciò mi godevo la passeggiata perché ero in orario e avevo già pranzato, come lei mi aveva chiesto. Era stata gentile la signorina Nye, mi aveva firmato il permesso per tutta la mattinata benché sapesse che non sarei stata occupata per più di mezz’ora. Credo di esserle sempre piaciuta, alla signorina Nye, ché fin dalla prima volta che mi aveva visto in fabbrica si era fermata a parlarmi. Abitava in un quartiere a nord di Central Park, in una villetta blu. Il cancello era aperto, come d’accordo, quindi mi avvicinai alla porta sul retro e suonai il campanello due volte, come d’accordo. Lei non arrivò subito. Quando mi aprì vidi che indossava un elegante vestito giallo, come mi aveva detto, e che si era truccata. Mi disse salve Clarissa, entri pure. Mi avvicinai e la accoltellai appena si fu girata, in modo che non avesse la pena di vedere la scena. La abbracciai e la accoltellai altre tre volte, più o meno nello stesso punto. Lei non disse nulla. Quando la lasciai cadde a terra e iniziò a trascinarsi a fatica lungo il corridoio. Entrai e chiusi la porta. Trascinandosi lasciava una larga striscia di sangue sul parquet. Nell’appartamento suonava un vinile di musica negra. Per morire ci mise circa una decina di minuti, non so perchè si era trascinata in cucina. Rimasi lì a guardare.

N-man139

lunedì

3° Teorema dell'Economia del Benessere

Un'allocazione sub-ottimale dal punto di vista della distribuzione della figa ( in particolare ci si riferisce alla concentrazione di questa nelle mani di pochi soggetti ), comporta elevati costi sociali in termini di malcontento diffuso e delle tensioni che ne derivano.

Marin Faliero

venerdì

Il decalogo

Principio n°1 Al diminuire dello spazio aumenta la violenza

Principio n°2 La regola n°1 è valida perchè aumenta la probabilità di contatto

Principio n°3 La gente compra la mia compagnia,non l'utilità dell'indumento

Principio n°4 I vostri schemi mentali non funzionano, in quanto non improntati alla violenza fisica o mentale o in qualunque modo la si intenda.

Principio n°5 Oggi la disciplina non è più collegata alla violenza: questo è un errore

Principio n°6 Anche nell'esercizio della violenza ci sono delle priorità: prima ti sfoghi poi fai male

Principio n°7 Non si nasce violenti,lo si diventa

Principio n°8 Non si può estirpare la violenza dall'uomo; essa può essere esposta o nascosta,ma è una componenente intrinsecamente presente in noi

Principio n°9 La violenza sulle donne non è mai giustificabile,quella sugli uomini è sempre giustificabile (e non è mai troppa)

Principio n°10 All'aumentare della tensione nervosa aumenta la probabilità di esercitare violenza

Il Violento

lunedì

Piccio piccionis

Te ne stai lì
avvilito in un trapezio
tra la grondaia e il tetto
all’ombra
ti vergogni di te stesso.
E fai bene,
piccione,
ché di qualità
tu sembri non mostrarne,
topo che infesta l’aria
con quei colori squallidi
la testa affossata dentro al gozzo
appollaiato nella tua stessa merda.
Ci imbruttisci
di fronte alla beltà di maggio,
alla grazia del merlo
che gorgheggia
e si rincorre con le amanti,
a cui do i più bei frutti
ché mi concedano la lor presenza.
Umiliato
appesantito
impacciato
cerchi di non farti notare
mi chiedi perdono con lo sguardo
la tua inettitudine non occupa spazio.
Io quasi per sbaglio
odo il tuo zampettare
ti commisero dall’alto
poi ti stermino con l’insetticida.


Faser Lioton is back

venerdì

Blessed be the manner

-Dicono che Jessy Marchesi si sposerà con il reverendo Lawrence.
-Ihihihihihihihi che car’uomo il reverendo con quel cane di paglia e le mucche pezzate dietro casa.
-Già, dicevano che non riuscisse più a gestirle da solo, non avesse più tempo per scrivere i suoi sermoni. Non ho mai assistito a liturgie così brevi dai tempi in cui eravamo nella parrocchia di Yorkpitts.
-Non essere scortese George
-La prego signor Murrews, il reverendo sarà qui a minuti
-Certo, e il tacchino seguirà le orme del reverendo
-E Jessi Marchesi cerchera di tenere il ritmo al taccino
-Hahahahahahaha
-Oh George hai deciso di torturarci stasera
-Vi prego, vi prego signori. Io e il reverendo siamo ottimi amici, lui sa che mi piace scherzare in sua assenza
-Vedete, Murrews era solo infastidito perché ha lo stomaco che inizia a brontolargli
-Esatto Jacobson, cosa ne direste di un altro goccetto?
-Il gallo non farà in tempo a cantare che lei mi avrà rinnegato tre volte, signor Murrews
-Scusi cosa vorrebbe dire Jacobson?
-Che voglio sfidarla a duello George
-Alex per l’amor del cielo cosa stai dicendo?
-Oh il signor Jacobson sta sicuramente scherzando
-E quale sarebbe il motivo Alex?
-Lo sai George
-E’ per caso il tacchino?
-Certo Murrews. Sua moglie non ha cotto il tacchino in tempo per dirle addio

Mc spike

Tautologia del calcetto

è così difficile fare le cose facili?

Riki

sabato

innocence constraint

vaffanculo stronzi,non sono stato io,cosa volete, io non c'entro,non c'ero e non volevo esserci non ho fatto niente

adesso tu ci dirai tutto

ma ve l'ho già detto,non l'ho creato io non c'ho pensato io..è stata colpa di ..è toihr... lui che mi ha convinto..interrogatelo e chiedeteglielo..vi confermerà tutto

toihr è innocente e c'entra del tutto ..gli abbiam fatto anche il test del Dna che l'ha completamente condannato

è impossibile..mi state mentendo..io non volevo entrarci mi hanno costretto..io volevo starne fuori,ma loro hanno voluto e io non ho potuto rifiutare..

ma non ci dire balle sappiamo che anche a scuola eravate amici tu e viean...addirittura eri in banco con lui...

ma no cosa dite..cioè sì..ero con viean ma solo perchè non c'erano più posti liberi..insomma io non c'entro niente ..non volevo entrarci è stata colpa loro

tu sei entrato e basta e questo è sufficiente per la tua innocenza

ma io sono colpevole ve lo giuro..non ho fatto niente..non volevo entrare in quel posto non volevo....mi hanno costretto...

coja è innocente,è ammesso..portatelo via

noooooooooooooooooooooooooo




coja

giovedì

Commentarii de bello virtualo

Il violento (con tono declamatorio): “Al diminuire dello spazio aumenta la violenza”
Esercito (perplesso): “??”
Il violento: “Perché è più probabile il contatto.”
Marin Leonida: “Dobbiamo diventare così grossi da non aver mai più bisogno di chiedere! E così ignoranti da non esserne nemmeno in grado!””
Esercito (esaltato): “TONITE UI DINE IN ELL”

Pubblico (festante): “Vogliamo vedere le tette. Le tette grosse”
Leader del pubblico (masturbandosi distrattamente): “Esigiamo taglia immagine per le parti più sconvenienti di ogni corpo”
Regista virtuale A: “Ma non so se
Pubblico (deluso): “BOOOOOOOOO. BOOOOOOO”
Regista virtuale B: “Okei okei. Vedremo di accontentarvi. Sono 20 Euro per ogni prodotto. 21 se volete anche l’etichetta NonNecessariamente.”
Parte sconveniente di un corpo (vagando sconsolata): “Non siamo altro che l’insieme delle nostre convinzioni. Essendo queste necessariamente parziali e relative, Noi siamo relativi. L’unica cosa oggettiva che ci informa è il corpo. Alla fine, ahimé, hanno ragione i palestrati.”
Pubblico (che si è accorto della parte sconveniente): “Vattene. Vattene. Vogliamo le tette grosse i culi piccoli i cazzi turgidi e i denti dritti.”
Leader del pubblico: “Eh no. Così non va. La vostra censura estetica ha delle smagliature. Come udite il pubblico pretende solo gli scorci migliori della vostra fantasia.”
Regista virtuale A: “Dai vi facciamo 18 euro per il disguido”
Regista virtuale B: “Ma col cazzo! Gli dai poi i tuoi di soldi! Il prodotto è questo il progetto è questo noi siamo artisti non siamo mercenari il prezzo è questo”
Pubblico (contrariato): “BOOOOOOOOOOO. BOOOOOOOOO”

Marin Leonida (solenne): “Preparatevi allo scontro.”
Esercito: “UO UO UO UO UO”
Soldato (che non ha a cuore la sopravvivenza della sua stirpe): “Comandante?! Contro chi dovremo scagliarci? Contro il pubblico contro i registi contro il violento o contro Jaco?”
Marin Leonida (dispiaciuto): “Uccidetelo.”

Eroe locale: “Pretendo il taglia-immagine anche su tutti i Cinegri e i Marozingari!”
Regista virtuale A: “Siamo multiculturali, rispettosi, contro il razzismo e contro ogni discriminazione di razza pene e reddito. Per i cinegri non c’è niente da fare. Se non volete i Marozingari invece dovrete pagare 30 Euro anziché che 20”
Regista virtuale B (sottovoce): “Quaranta digli quaranta.”
Leader del pubblico: “Come la mettete con la frustrazione?”
Regista virtuale B: “Dobbiamo ancora pensarci.”
Regista virtuale A: “Vedi è un progetto progettato male, vedi, siamo alla mano ma siamo molto impegnati.”
Marin Leonida (sottovoce senza farsi sentire dall’esercito e dal pubblico): “Se non ci fossi io a ridarvi un po’ di razionalità e a dirvi ciò che è giusto; sono certo che sbagliereste.”
Soldato (imprudentemente): “Cos’hai detto comandante?”
Marin Leonida: “Ho detto UO UO UO UO UO.”
Esercito: “UO UO UO UO UO.”
Marin Leonida (con empatia paterna): “Uccidetelo.”


Caio Iulio Toad

mercoledì

De fragilitate animi

Centoquaranta milioni di africani sufficientemente neri (qualcuno sostiene che potrebbero essere nigeriani) stanno organizzando una partita di calcetto in un campo da cinque.

Il pubblico pagante, che osserva attentamente dalle tribune con aria condizionata, si dispiace perchè la partita tarda ad avviarsi. E' un peccato perchè molti tra gli spettatori sono studiosi appassionati del giuoco del calcio e vorrebbero poter dilettare le proprie consorti con un frizzante commento della partita.

Passa molto tempo, ma sembra che i centoquaranta milioni non riescano a mettersi d'accordo su come formare le squadre perchè perdono tutto il tempo a fornicare e a scacciare mosche. Perciò gli unici spazi di intrattenimento calcistico si hanno quando qualche giocatore più bravo degli altri ruba la palla e si mette a fare numeri di alta classe finchè qualche nervoso gli spara o lo spinge su una mina.
Il pubblico disgustato urla "fair play, democracy".

Ad un certo punto entrano in campo quattro italiani con la maglia di Totti, cantando "po-poroppo-po-pooo-po" i quali, rivendicando il loro giuoco da campioni del mondo, estraggono impunemente la palla dalle dita carbonizzate dell'ultimo nero esibizionista che aveva provato a toccarla e si fanno spazio nella massa cantando sempre "po-poroppo-po-pooo-po".

Arrivati a centro campo posano il pallone e chiedono cortesemente agli altri giocatori di spostarsi oltre la linea del fallo ché loro stanno per intraprendere un due contro due.

Tra il pubblico -esaltato per l'inizio imminente di una bella partita- c'è ancora qualcuno che fa notare che se gli africani gestiscono le loro risorse economiche e territoriali come gestiscono la superiorità tecnica e fisica a calcetto non c’è da stupirsi se hanno dei problemi.


Ontario Milly

martedì

Autodafé

Quando non sapete più cosa fare o, meglio ancora, siete indecisi sul da farsi, pensate a quello che farei io.
E fatelo.

Marin Faliero

domenica

Fussball und

un gruppo di ragazzi, presumibilmente originari del Marocco, sfida a calcetto 5 emiliani.
i nordafricani sono 6. forse 7. subito litigano per chi debba rimanere in campo. arrivano ad un accordo. chi sta a fuori, a turno, inveisce premendo per rientrare.

gli italiani sono inferiori dal punto di vista atletico e raramente tentano il dribbling. il pallino del gioco resta in mano ai nordafricani per la maggior parte del tempo; essi stanno in tre sulla linea della palla e, dopo aver fatto un giochetto ciascuno, se la passano. ogni tanto cercano una giocata in profondità ma raramente si capiscono l’un l’altro e sotto porta peccano di ingordigia.
fra un invettiva e l’altra si scordano spesso di tornare in difesa, mentre gli italiani stanno arroccati intorno al portiere e appena possibile colpiscono in contropiede.

quando sono in superiorità numerica gli italiani accelerano e generalmente ne approfittano concludendo con una rete. in quei casi invece i nordafricani passano la palla indietro e ricominciano con i giochetti, per poi magari provare a tirare da lontano. puntualmente chi tenta il tiro da lontano viene coperto dagli insulti dei compagni di squadra.

gli italiani, che non hanno mai giocato agonisticamente a calcio ma praticano tutti altri sport, tengono sempre la palla bassa e, quando riescono, provano ad avanzare anche con rimpalli o azioni caotiche. i nordafricani, che hanno doti tecniche decisamente superiori e più allenate, non passano mai la palla se non dopo averla toccata almeno due volte con ogni piede e generalmente la tengono alta provando lanci o improbabili pallonetti.

quando perdono palla gli italiani corrono in difesa provando a contrastare gli avversari, i nordafricani tentano il fallo e, se non riesce, rientrano trotterellando insultando chi trotterella meno.

risultato finale: 7-1 per gli italiani. gli sconfitti, contrariati, si accusano a vicenda sfiorando la rissa e pressano per avere una rivincita.

qualcuno fa notare che se i nordafricani gestiscono le loro risorse economiche e territoriali come gestiscono la superiorità tecnica e fisica a calcetto non c’è da stupirsi se hanno dei problemi.


Murray

venerdì

Elogio del discount (take one)

EA sports and CCLS
with the partecipation of
NNCS
N'SYNC
ROB SWIFT
AEPAMINONDA
present


SUPER MARIO WORLD

animi necessitatis
the best of both worlds
coriandoli e popcorn

" sto defecando, e continuo finchè l'escremento trabocca dalla tazza del gabinetto, cominciando a riempire la stanza, alzandosi sempre più di livello -ormai sto affogando- e in quel momento mi sveglio con un orrore indicibile" Per questa persona la vita è diventata [...] TIPICO CASO DI NECROFILIA


Questo processo non si sviluppò in forma omogenea nei paesi latinoamericani nè si produsse senza ostacoli. TIPICO CASO DI RAPPORTO POST COLONIALE

tattaradattataaaaaaaaaa

credits 160.380
PLEASE ENTER YOUR NAME
t_o_a_d_

please insert coins
more players more coins



Killer Toad

martedì

La necessità

-la mia tesi è che tu non esisti-
-e come pensi di dimostrarmelo-
-innanzitutto non penso di dimostrarlo a te. inizierei con una contraddizione. io non ti sento nemmeno parlare-
-però mi rispondi-
-hm. bbb. nnn. caro pubblico
-non c’è nessuno-
cominciamo con la dimostrazione: un mio compagno di classe delle elementari mi convinse che chi aveva gli occhi azzurri vedeva tutto azzurro-
-e chi aveva gli occhi verdi-
-chi aveva gli occhi verdi vedeva tutto verde. me lo dimostrò empiricamente. io avevo gli occhi azzurri. e vedevo il cielo azzurro. i jeans azzurrastri. i puffi azzurrognoli. le biglie bluastre bluastre-
-e le porte?-
-eccezioni-
-le case le persone il telefono la carne?-
-tutte eccezioni. egli mi dimostrò anche che le persone bionde non esistono-
-io sono biondo-
-infatti arriverò a dire che non esisti-
-perché?-
-perché a voler esagerare qui in Italia esistono le persone castane chiare. se uno è castano chiaro al massimo d’estate la salsedine del mare lo rende quasi biondo. ma mai fino in fondo-
-perché?-
-perché è un dato di fatto. se tu guardi, tutti gli italiani che rispecchiano l’archetipo del biondo sono tinti. infatti tu sei tinto-
-schiarito-
-vedi, quindi non corrispondi all’idea assoluta di biondo. non sei biondo?-
-si che lo sono. dopo che mi sono schiarito lo sono diventato-
-ecco. ecco, tu confermi che non esistono le persone bionde e poi ammetti di esserlo. quindi non esisti. è evidente-
-dannazione, la logica non sbaglia-
-hei. ma dove sei finito?-

palestrione

venerdì

L'unica cosa veramente evidente è che fotsirk alokin ha del gran tempo da perdere. Come tutti i blogger d'altra parte...

PS: Hai rotto il cazzo!

Marin Faliero

mercoledì

Lettera dall'inferno (a Faser Lioton)

talvolta la voglia di ficcare il tuo tizzone ardente in qualche umido anfratto ti gioca dei brutti scherzi.

si finisce per mangiare banane virtuali sdraiati nello schermo. o accartocciare le pagine di un vecchio libro, snocciolato ma mai inteso, per pulire il biancastro piacere acido sui pantaloni. o si sublima la noia divertendosi a creare.

creare
creare creare.

non facciamo altro che creare. è il nostro spreco.
non ci importa il risultato. non ora almeno. ci importa l’atto.

l’atto.

tutto si può creare. perfino personaggi che non esistono infilati attraverso i cavi del web in corpi presumibilmente veri. direi che è arte, se non fosse una parolaccia.
perfino all’inferno dei molluschi non facciamo altro.

l’Alice de te creata è una Dea del sesso un po’ porca. profonda e marcia, con un retrogusto di Bukowski e due capezzoli turgidi che aspettano solo la tua carne fucsia.
l’Alice da me creata è un epigona ninfomane. vuota e scimmiottante, con una propensione per la scialbezza che mi fa soffrire lei, me stesso, l’uomo.

tu le dai le chiavi d’accesso delle nostra entità fucsia, sperando che una volta dentro di te possa farti godere. io gliele tolgo, perché ho troppa varechina inutile per aggiungerne altra.

non ci importa nulla della vera Alice.
ma io e te dobbiamo combattere.

Mr.Cheat

martedì

TRILOBITI

La vostra speranza di una realtà fossilizzata e fossilizzante non è che un castello di sabbia di fronte alle onde del mare.

Marin Faliero

venerdì

Salam

pagina bianca.
sporcata
non lo è più.
che peccato
era bello
pensare i possibili
modi
per farlo.


Amiga 600

mercoledì

Recensione di Centochiodi

Uscendo dalla sala si è subito turbati dal pensiero che una pellicola così l’avrebbe potuta girare soltanto un grande e riconosciuto regista. Perché a chiunque altro, privo del cognome blasonato, sarebbe risultato arduo trovare chi credesse in un progetto del genere; in cui si mescolano consumati clichè e la malsana speranza che qualche bella frase sparsa, mescolata a usurate banalità, possa bastare per fare un film.

L’idea iniziale è stupenda: l’affermato filosofo che si ribella come fosse un atto dovuto contro la cristallizzazione della cultura, al grido di tutti questi libri non valgono una carezza; compra cento chiodi; sottrae un mazzo di chiavi; inchioda tutti i gli antichi volumi al pavimento della biblioteca e poi fugge. Sarebbe potuta essere una magnifica opera d’arte Dada. Il fulcro di un happening surrealista. Una metafora di un qualche poeta o filosofo. Anche soltanto un cortometraggio di cinque minuti.

Invece, dopo l’illusione iniziale, lo spettatore è costretto a subire un polveroso accostamento di vecchie idee neanche troppo re-interpretate.
Il mito del buon selvaggio incarnato da una piccola comunità idilliaca sulle rive del Po che sembra scimmiottare le proteste anti-TAV. Un ingiustificato pout pourri fra religione e cultura, in cui a un certo punto Raz Degan critica l’utilità di tutti i libri mai scritti dall’uomo, il sacerdote gli risponde parlando dell’unica opera dettata presumibilmente da Dio e quello tira fuori dal cilindro un Dio non è stato capace nemmeno di salvare suo figlio dalla croce. Subito seguito da una (non menzionata) citazione di Bukowski: nel giorno del giudizio sarà Dio a dover rendere conto di tutta la sofferenza del mondo.
E poi !?
Basta aggiungere le numerose pedo-inquadrature ai costumini delle bambine e ai loro volti maliziosi; qualche personaggio manichesita come il maresciallo buono, la ragazza di campagna che arrossisce, il ragazzo ignorante ma solidale, l’uomo di chiesa reso arido dalla cultura, i vecchietti amanti del vino rosso e privi di pregiudizi, il professore bono in BMW che si riscopre eremita e il custode un pò picchiatello. Ecco: mescolate tutto con un atavico odio verso il dogmatismo, aggiungete frasi non vostre, che qualsiasi bambino di qualsiasi scuola elementare potrebbe pronunciare, ma mettetele in bocca a un figo come Raz Degan e il vostro film itellettualoide è pronto. Attenti però se non vi chiamate Olmi: tutti avranno subito l’impressione che al di là dell’immagine poetica dei libri inchiodati non vi sia nulla.

Ad una mente modesta che vuole porsi in condizione dubitativa sorge sicuramente il sospetto di non aver inteso qualcosa. Forse che dietro alle lente inquadrature mute, unica nota un pò vintage, si nasconda un intuizione che a noi è sfuggita?
A tal proposito un amico, appena usciti dalla sala, propone di riguardarlo. Ma la sola idea atterrisce tutti i presenti.
In effetti le grandi opere d’arte hanno saputo coniugare la complessità semantica con la piacevolezza della fruizione e riguardo questo film, anche volendosi imporre un epochè sul primo punto, si è costretti ad ammettere che il secondo manca.


comitato cinema fucsia

domenica

aspettative autorealizzantesi

[...]erano anni, quasi una vita ormai, che sua madre gli diceva che non era normale. Lui aveva cercato ovunque un esempio di normalità da seguire, invano.[...]
Dopotutto, lui, beh... non poteva certamente deludere chi l'aveva generato[...]

Marin Faliero

sabato

Nephertiti

Fanculo.
Entra va a fondo e risale sulla pelle.
Droga sesso, molto più veloce.
Trasgressione, violenza, dolore dolore,
Ansia, rischio, morte.
Morte morte morte.
Un riccio spappolato sulla strada.ci piove sopra escono le budella
Il trattore lo porterà via- dicono- lo porterà via con la ruspa
-Dicono dicono dicono porco dicono-
‘Lo trascina male lo schiaccia lo spalma sulla strada.’
‘chi ha parlato? chi cazzo ha parlato’
‘LUI’ indica il riccio.
Gli esce un occhio dal sangue. Puzza.
‘Portatelo via portate via quel cazzo di riccio’
‘Almeno spostatelo dalla strada, qualcuno pensi ai bambini, i bambini perdio’
Ci ha le larve ci escono i vermi ci fottono le mosche
‘Se ci vengono i vermi è un buon segno, vuol dire che non andrà in cancrena’
‘Qualcuno mi dia una manciata di vermi, dei vermi sulla ferita del 1914’
Ci piove sopra il sangue si annacqua
È una sgommata di merda non si vede neanche più che è un riccio
‘Ha le palpitazioni palpita come una puttana’
‘Ascolta i Chemical’
‘È in acido’ Mai visto un riccio in acido
‘La pelle mi soffia via mi si stacca di dosso.’
Si sta sciogliendo, trasuda i suoi resti, rimane graffiato nell’asfalto.
‘Ci ha pensato la natura’
‘Un altro fallimento’
‘Ah che storia quella del riccio’


Rhiot 139
(su gentile concessione di Sandra)

domenica

Si sta

come di domenica(*)

alla Tarantella(**)

in tuta.




Aiuto alla comprensione

(*) in questo caso l’autore si riferisce esclusivamente alla domenica pomeriggio.
(**) si ritiene che il nome proprio sia quello di una nota pizzeria da asporto del luogo che ha dato i natali all’autore.

mercoledì

Libero arbitrio (dal punto di vista di un illustre fisico dell'università di Pisa nonchè amico di NonNecessariamente)

Idea cardine della religione Cristiana è il libero arbitrio. Ma non solo la religione ha bisogno di questo concetto. Noi essere umani, per poterci sentire artefici del nostro futuro, dobbiamo credere di essere liberi, liberi di pensare, liberi di agire, liberi di scegliere.

La capacità di scelta è ciò che distingue l'agire di un essere vivente dal mero subire di un oggetto inanimato. Un sasso non sceglie la direzione nella quale rotolare. Tutti gli esseri umani hanno invece la sensazione di determinare il loro futuro grazie alle scelte che ciascuno compie nella vita. Tale sensazione è illusoria o reale?

In matematica la scelta viene considerata un assioma: “data una famiglia non vuota di insiemi non vuoti esiste un insieme che contiene un unico elemento di ciascun insieme della famiglia”. In sostanza l’assioma sostiene che comunque preso un insieme non vuoto si possa sempre scegliere un suo elemento e usare quello come rappresentante di tutto l'insieme; per chi è familiare con le figure retoriche equivale alla possibilità di fare una sineddoche.
Avendo i matematici postulato l'esistenza della scelta, con ogni probabilità io non riuscirò mai nella mia indagine. Voglio però esporvi 2 ragionamenti che mi lasciano alquanto perplesso.

-Consideriamo una persona che si trovi davanti ad una scelta banale. Per esempio debba scegliere tra 2 strade. Se il nostro viandante non ha ragioni per scegliere ne l'una né l'altra con ogni probabilità sceglierà casualmente oppure il suo inconscio sceglierà per lui, e una scelta casuale non è per me da considerarsi come scelta in quanto la persona come tale non ha avuto nessuna parte nel determinare il risultato di tale avvenimento.
Quindi affinché si possa parlare di scelta il nostro viandante deve riflettere, considerare i pro e i contro di una strada e dell'altra ed infine, esausto per tale sforzo, incamminarvisi. Ma dopo che avrà ragionato e valutato il da farsi, ci saranno una o più ragioni che faranno si che egli propenda verso una delle due strade. Ora, potrebbe essere per esempio che una strada è facilmente percorribile mentre l'altra è angusta e ripida, e il nostro viandante ha anche male ad una gamba....
Egli, col suo ragionamento, valuta quindi
1. quello che ha imparato dall'esperienza (strada ripida = faccio una fatica boia)
2. ciò che impara dai propri sensi nel presente (vede la strada ripida, sente male ad una gamba)
Infine mette tutto insieme e giunge ad una conclusione.

Sarete d'accordo con me nel sostenere che quello che impara dai propri sensi nel presente non dipende da lui (a meno che non stia scegliendo cosa valutare, ma questo problema lo affronterò tra un attimo).
Ma anche l'esperienza del passato non dipende affatto da lui. Infatti l'esperienza si forma o per avvenimenti che succedono casualmente o per scelte compiute precedentemente. Perciò possiamo ripetere il ragionamento appena fatto anche riguardo le scelte del passato: ciascuna di esse sarà stata compiuta o casualmente o grazie ad un ragionamento. Questo ragionamento a sua volta però sarà stato frutto dell'esperienza avuta ancora prima. Si può continuare ad andare indietro nelle scelte di una persona fino a raggiungere il momento in cui, appena nato, l'uomo non ha alcun controllo sul mondo e l'esperienza che accumula è mero frutto del caso.

Riguardo allo scegliere cosa valutare, esso è sempre e comunque una piccola scelta. E questa piccola scelta deriva da altre scelte e da esperienze precedenti che hanno fatto si che una certa persona in una determinata situazione sia portata a pensare una certa cosa. Per esempio se ogni volta che suona un campanello qualcuno ti da una martellata appena senti suonare un campanello provi paura.

Per altro noi apprendiamo unicamente attraverso i sensi, e quindi noi diventiamo qualcosa solo grazie a quello che abbiamo provato attraverso i sensi, dunque indipendentemente dal nostro volere. Noi impariamo tutto quello che non è innato dal mondo esterno e quindi conoscendo il mondo in cui un essere vivente si conosce automaticamente conosceremmo quell'essere.

Questo ragionamento, che si collega anche al secondo concetto che volevo esporvi, sembra portare alla conclusione che la scelta non esiste.


-La fisica è una scienza che si occupa in gran parte di prevedere il futuro. Analizziamo per esempio un problema elementare: delle palle da bigliardo su un tavolo da bigliardo. La fisica si occupa di scrivere delle equazioni (F=m*a) che descrivano il moto di ciascuna pallina. Se io conosco le posizioni di tutte le palline al tempo t=0 e le loro velocità e conosco anche la forma del tavolo posso predire il moto di ciascuna pallina. Questo è il ragionamento che fa mentalmente il giocatore di bigliardo. Sa dove sono tutte le palle, sa che sono tutte ferme (velocità = 0) tranne una, quella bianca, di cui lui stesso sceglierà la velocità. Poi sa che il tavolo è rettangolare e che le palline rimbalzano sul bordo e tra di loro, e prevede il loro comportamento.
Questo è esattamente quello che cerca di fare un fisico: prevedere il comportamento di certi oggetti sapendo a priori le condizioni iniziali (posizioni e velocità degli oggetti al tempo t = 0) e le condizioni al contorno (caratteristiche del tavolo).
La meccanica classica di Newton afferma appunto che se si conoscono le condizioni al contorno e le condizioni iniziali di un sistema (il tavolo da bigliardo insieme alle palle) si può, grazie alla formula F = m*a, conoscere in qualunque tempo il comportamento del sistema in analisi. Certo più è complicato il sistema più sarà difficile arrivare al risultato, ma l'importante è che tale risultato esiste sempre ed è unico!
Ora, ammettiamo di schematizzare gli atomi di cui siamo composti con delle palline che rimbalzano tra di loro, dato un certo numero di palline grande a piacere esiste un'equazione che una volta risolta determina il loro moto (l'equazione che si usa di solito è chiamata Hamiltoniana) e tale soluzione è unica! Perciò se noi siamo fatti di palline non abbiamo scelta, dobbiamo obbedire al moto delle palline di cui siamo composti, il quale moto è predibile con esattezza.
In realtà tutti sanno che gli atomi non sono palline e che la fisica Newtoniana non descrive il comportamento delle cose a livello atomico. È stato scoperto che gli atomi obbediscono alla così detta meccanica quantistica (inventata da Shroedinger, Heisenberg per primi, e poi migliorata da molti altri). Postulato della meccanica quantistica è che il moto degli atomi non è predibile con esattezza ma solo secondo certe probabilità. Per esempio se un atomo sbatte contro un muro di spessore non infinito, questo atomo ha una certa probabilità di rimbalzare ma anche una certa probabilità diversa da zero di passare attraverso.
Potrebbe sembrare che, non determinando univocamente la meccanica quantistica il moto degli atomi, il libero arbitrio sia comunque possibile. Purtroppo, anche se il moto reale non è determinato, si determina con esattezza la probabilità che questo o quel moto avvenga. Per cui è come se io dicessi: non so quello che sceglierai ma se ti riportassi indietro nel tempo e ti facessi rifare 100 volte la stessa scelta 20 volte sceglierai questo e 80 sceglierai quello.
E anche in questo caso non si potrebbe parlare di una scelta libera.
Il fatto è un pochettino più generale. Nel senso che qualunque legge fisica gli atomi rispettino, conoscendo questa legge si potrebbe costruire una teoria fisica capace di predire le scelte delle persone, dimostrando dunque che tale scelta non esiste.

Si può quindi riassumere in questo modo: se fossimo fatti di entità (atomi) appartenenti al mondo fisico, cioè al mondo che rispetta le leggi della natura, allora il comportamento di tali entità sarebbe predibile e dunque la scelta non esisterebbe.
L'unico modo affinché la scelta possa esistere è che gli esseri viventi (insomma quelli capaci di scegliere) siano composti da entità che non rispettino le leggi della natura. Vale a dire che siano fatti di entità sovrannaturali le quali potrebbero tutte insieme venir chiamate con il termine anima. Quindi mi sembra di aver dimostrato che il libero arbitrio esiste se e soltanto se esiste l'anima, intesa non necessariamente in senso cattolico, ma solo come entità che trascende le leggi della natura.




Nonostante il primo ragionamento porti alla conclusione che la scelta non esiste, sono abbastanza convinto, e speranzoso, che si possa provare la non correttezza di tale ragionamento. Mi appello quindi ai lettori, chiedendogli di propormi le loro interpretazioni. Non posso dire nemmeno che mi piaccia tanto il risultato del ragionamento 2, in quanto sono abbastanza refrattario al concetto di sovrannaturale. In ogni caso quest'ultimo risultato non è certo grave come il primo. Infatti se davvero non fossimo artefici del nostro futuro, non esisterebbe il concetto di responsabilità e addirittura il concetto stesso di vita perderebbe di significato. Se davvero non fossimo in grado di scegliere il nostro futuro allora nulla ci distinguerebbe da un ciottolo.

Luigi

lunedì

lleguerà el verano...

il suo atteggiamento nei miei confronti è cambiato
all'improvviso
non capisco...
alla fine è lei che si è messa con un manzo
al massimo dovrebbe essere il mio atteggiamento nei suoi confronti ad essere cambiato
non capisco.

Marin Faliero

martedì

The yellow line

- Ecco, potete ammirare le tipiche costruzioni di paglia e sterco; presso quella in fondo a destra uno Zuni di appena dieci mesi sembra spacciato. A quanto pare il villaggio è stato duramente colpito dalla siccità del mese scorso. Notate le cure parentali profuse al piccolo, ma vi prego, non oltrepassate il limite di vicinanza segnalato dalla linea gialla. Ripeto, non oltrepassate la linea gialla.
Mi scusi, lei in fondo – si rivolge ad un ragazzone allampanato con un berretto verde- lei, cosa sta facendo? E’ stato specificato prima della partenza che non è concesso lanciare cibarie ai nativi chè si interromperebbe il ciclo naturale degli eventi. Dopotutto questo è turismo consapevole, per passare all’intervento si deve frequentare un corso specialistico biennale, offerto anche a dosi serali dalla nostra agenzia. A parte che cambia quasi completamente la retta. E poi lei al momento dell’iscrizione non ha allegato nessuno di quei fogli col bollo che le concedono di prendersi tali iniziative per dottorati di studio. Perciò per favore stia tranquillo o la degrado al gruppo che osserva i leoni e le gazzelle.
Dicevo, per allontanare la siccità alcuni uomini, come potete vedere, stanno aprendo il torace ad una vittima sacrificale, col cui sangue irradieranno la terra intorno al villaggio.
Per favore, cercate di essere professionali e all’altezza del caparbio test di idoneità a crocette che avete superato per vincere la gita. Provvedete come vi è stato illustrato nei corsi del secondo anno a vomitare nel sacchetto di carta che avete acquistato in copisteria.
Dopodiché potrete riprendervi dalla intensa giornata di consapevolezza sorseggiando limonata al bancone del nostro Alma-Lodge proprio al centro del villaggio. Infatti, data la nostra scientificità, ci piace essere immersi nella vita della comunità secondo religiosi criteri etnografici. Inoltre, non vorremmo mai perderci qualche attacco notturno da parte di animali selvatici al misero allevamento di caprette e la disperata lotta dei pastori Zuni.
Siete pregati di non scattare foto: potrete trovarne alcune firmate dai più prestigiosi reporter di National Geographic alla hall del lodge.
Le cartoline sono a pagamento, ma per il vitto non dovete preoccuparvi: quello è incluso nelle tasse d’iscrizione.

Rhiot 139

venerdì

Multiverso (*)

Spero che almeno in uno degli universi paralleli a questo un mio alter ego stia scopando alla grande.

(*) Per maggiori informazioni sulla teoria del multiverso si veda
A.Linde - Inflazione eterna;

Marin Faliero

martedì

Sparlate sulle nostre tombe fucsia

Poche parole per esprimere il mio disappunto.
La mia cristallina immagine è stata inflazionata e per di più sovrapposta da lettori poco attenti e parchi di fantasia a quella del mio creatore. Nei commenti si è finito per indagare il mio voto, quando è chiaro a chiunque si curi un minimo di rispettare la finzione che nessuno stato, nemmeno uno alla deriva come l’Italia, farebbe votare un mollusco. Per di più se il suo creatore l’ha dipinto di fucsia per scherno.
Ho ricevuto parecchie lamentele anche da Indy the snob, il quale ogni volta non si capacitava del perché i commenti ai suoi post lo tirassero in ballo con il mio nome al posto del suo. Oltre a questi spiacevoli inconvenienti la mia condizione di vita è diventata insostenibile. Credo che presto sarei stato costretto, per confutare i numerosi commenti redatti a mio nome con lessico scadente, a dire la verità sul mio conto. O peggio ancora a giustificarmi.

Per prevenire disdicevoli ricadute il mio creatore ha deciso di suicidarmi.

Mi rincresce abbandonare le piacevoli vesti del signor inganno, colui che riusciva a dire cose inopportune quando niuno se lo sarebbe aspettato. Ma la mia sofferenza è stata placata dal creatore il quale mi ha concesso di portare con me nell’ade dei molluschi l’amico di tante scorribande a caccia di buon senso: Faser Lioton.

Ho appena piantato una pallottola fucsia nel suo vermoso cervello e ora farò lo stesso col mio. Ce la passeremo bene laggiù, litigando su chi dei due sia da considerare il più fico e stappando barili di insulti gratuiti.
In fondo siamo già passati in una precedente avventura attraverso la cruna della morte. Quando poi ci resuscitarono, cacciandoci dall’inferno perché non eravamo disposti ad ammettere i nostri errori.


Mr.Cheat

domenica

pillola

nulla è in realtà qualcos'altro.




Dadanatra

venerdì

Le avventure di Piedezoppo e Gambamarcia

.


Piedezoppo e Gambamarcia sono morti.
Per cui non succede nulla.


Continua a non succedere nulla.


Infatti i due sono morti.





Ad un tratto entra un punk rocker che si rivolge loro in tono affranto: "Che cosa faccio io qui?"


Silenzio


Il punk continua ad autocommiserarsi anche perché ha appena scoperto di essere figlio dei dogmi della chiesa cattolica.
Guarda Piedezoppo e Gambamarcia che da morti non possono ricambiare.

Pianta allora della marijuana e immediatamente ne vengono fuori degli Sparti che lo aiutano a costruire Tebe, poi si uccidono a vicenda.
Il punk non regge la situazione e viene rinchiuso nelle segrete, ma riesce ad impiccarsi.
Nel frattempo Piedezoppo e Gambamarcia non hanno fatto assolutamente nulla, infatti sono morti.


Sembra che rimarranno così ancora per un pò.



Faser Lioton

Senza titolo

Dice bisogna essere modesti. Sfilare nelle garanzie del consolidato. Dice sei bla bla e lo fa per offenderti. Dice aiuto esemplare irrequieto. Calmati piuttosto. Aiuta a funzionare ciò che esiste già. Come il copertone che passa su un gatto morto.

Evian

giovedì

Inattaccabilità è signorilità

preferisco sputare la mia opinione quando essa, discostandosi da quella dei più, ha la facoltà di creare dibattito e porre dubbi. quello del mio personaggio, diciamo, è un ruolo pedagogico. tento di produrre attriti per generare scetticismo il quale, obbligando a nuove sintesi (anche antitetiche e avverse alle mie opinioni) produce un arricchimento semantico.

come tutti gli idealisti non amo mietere i frutti del mio raccolto.

perciò. benché abbia a suo tempo sostenuto che questa maggioranza non poteva essere duratura ne positiva. e che le parti sagge e moderate del centro-sinistra avrebbero dovuto trovare altre vie per governare al meglio. e pur non avendo mai nascosto la mia avversità, principalmente estetica e stilistica, a Prodi.
nonostante ciò non ho intenzione di infierire e di esibirmi nello scempio dei cadaveri. attività tipica e consueta di individui rozzi.

Indy the snob

domenica

Presentazioni formali

Ciao a tutti, io sono Marin Faliero e da questo momento entro di diritto a far parte della crew di NON NECESSARIAMENTE.
Ho 722 anni e come professione faccio il doge della Repubblica di Venezia.
Nel tempo libero mi diverto a tradire la patria e a farmi beccare mentre lo faccio ed essere per questo condannato a morte.
Spero che il mio contributo serva ad aiutare altri nella mia situazione.
La mia presenza sarà certamente più invasiva del previsto.
Cordiali saluti,

Marin Faliero
Ps: questa farsa è dovuta al fatto che uno dei "membri" del blog tiene molto alle formalità e in particolare alle presentazioni. (si, mi sto giustificando...)

sabato

King Diamond

Hedley Medley, il rampollo della famiglia Medley, figlio del noto proprietario dell’industria di dolciumi Medley & Medley eredita dal padre l’attività.
Un duro colpo per i Medleys che perdono il creatore della bevanda "sweet 87", condensato violetto di carie a buon mercato. I dentisti non firmeranno più con la ditta ché il figlio risulta interessato alla statalizzazione dell’attività.
Un brutto colpo Hedley, ma questa è davvero una pazzia. I dentisti – oddio i dentisti- ci faranno letteralmente a pezzi. Non te ne dovevi andare, non te ne sei già andato sudicio figliodiputtana? Signor Medley le vieto di – ma pensi ai dentisti- tre quarti del loro fatturato con "sweet 87".
Lo stato, la nazione. Abbiamo bisogno di garantire le future gestanti e i loro pargoli. Dopotutto la carie è una risorsa pubblica. Il governo Medley annuncia la statalizzazione della sua stessa azienda, prende parte a scioperi contro se stesso, contatta l’IMF e la banca mondiale per politiche di ristrutturazione, infine i generali. Golpe contro Medley organizzato da Hedley Medley. Hedley ci stai fottendo tutti. Non si può, secondi i realisti non si può. Anarchia organizzata nelle relazioni internazionali, conflitto di stati sovrani, retorica nazionale. Ricorso alla forza ricerca del potere mobilitazione massiccia delle corporazioni – GIUSEPPE TI AMO MUSO – GIUSEPPE TI AMO MUSO – Invasione di post-it gialli e fucsia con su scritte regole a caso del nuovo ordine. Medley dalla glassa alla conquista del mondo con il motto non lo so perché ma ho ragione io.

Ramirez Sanchez

venerdì

Manichini

Super-Io: !dio! sostiene che in questo universo virtuale non ci sia un personaggio sano...

Monogamba: Mah...non capisco cosa voglia dire... Sospetto che la malattia sia da intendersi come l’ombra che dà profondità ai corpi illuminati dalla luce e dunque non sia negativa.

S: il tuo ragionamento però si invalida se si considera il fatto che i “personaggi” sono creazioni mentali ed incorporei, pertanto non muniti di ombre...

M: Appunto. Siccome manca l’ombra ecco che interviene la malattia. Ma tu mi stai portando su strade poco interessanti. Il punto è che gran parte dei commentatori non hanno sostanza. Di fronte alla loro esile corporeità anche le vuote presuntuosità di Lioton, Cheat, Naftalina, Killer Toad e gli altri riescono a vincere!

S: Sttt!!! Non urlare!!! Vuoi che ti sentano? Guarda che non ho intenzione di fare la fine di Vita in Cooperativa!!!!!!!

M: Tranquilla. Non succederà.

S: Come fai a esserne così sicuro?

M: Perchè NON PUO’ SUCCEDERE. Vedi, Vita in cooperativa ha commesso un errore fondamentale che l’ha reso vulnerabile. Ed è lo stesso di cui si macchiano continuamente tutti gli altri...

S: hum hum... forse inizio a capire...riguarda per caso la loro natura?

M: Già. Invece di interpretare personaggi si arrendono a scrivere commenti che coincidono con la loro individualità, senza accorgersi di partecipare ad un duello perso in partenza!

S: È vero!!! Credono di colpire gli autori del post invece non fanno altro che insultare le loro rappresentazioni creative. La lotta non è alla pari e per loro è impossibile ferire.

M: Al contrario i commentatori espongono veramente e senza scudi se stessi. Non esitano a mostrarsi deboli e per questo vengono spesso schiacciati.

S: Ma...Vita in Cooperativa era pur sempre finzione letteraria.

M: ...una finzione che pretendeva di essere realistica, però. O credeva di esserlo. Se l’autore avesse avuto fiducia nella natura fittizia delle sue parole, avrebbe per lo meno resuscitato per poche ore i personaggi in modo di dar loro la possibilità di vendicarsi brutalmente o almeno di suicidarsi per propria scelta...

S: Quanto al suicidio ho dei dubbi che la sua etica gliel’avrebbe permesso.
Piuttosto. Forse esiste un modo per Non Necessariamente di assassinarci...
Basterebbe che cancellasse i nostri commenti, cioè, cancellasse noi che siamo commenti, dal blog. In fondo, per quanto combattiamo con armi quasi pari, sono pur sempre loro i registi che controllano questo mondo. La possibilità che succeda mi impensierisce parecchio.

M: Se anche osassero un’operazione così meschina nei confronti di essenze di simile sostanza alla loro, non preoccuparti. Noi non smetteremo lo stesso di esistere. E troveremo altre forme di espressione... E ci vendicheremo...


Manichini

lunedì

Welfare State

Coloro i quali si ostinano a lamentarsi dell’attuale Welfare State occidentale, oltre a ignorare l’idea di meritocrazia, probabilmente hanno confuso il concetto di pari opportunità con quello di pari risultati.

Indy

giovedì

Non costanza

le vampate di entusiasmo
più rapide di come accesero
svaniscono.

ho idee come utensili
che mi stancano e il mio ardore
alienano.

poiché lo voglio
e lo detesto
nulla si compie.


Evian

lunedì

Non equilibrio

potessero farmi sentire
queste attenzioni le gioie
di un uomo normale.

invece della normalità
l’accezione spregiativa
resta solo.

mentre vagavo dagli attaccapanni
distratto
mi ha visto
ma io troppo tardi lei

e non ho ricambiato il sorriso.


Evian

domenica

Elizabeth

- Sì ecco, allora dicevi che secondo te
- Sensazione - che - fossi altrove
- Anche a letto?
- sì sì figurati, prendili pure ma dicevi?
- ma quella era per
- ah a proposito i filmati non ti disturba se li tengo vero?
- no, eventualmente a qualche amico, ma giusto per fare due risate
- uno - stronzo - insensibile - non - me - ne - sono - mai accorto – punto di domanda.
- di cosa? No, dico di cosa mi sarei dovuto?
- che - piangeva - mentre -
- davvero? non mi è mai capitato di sentirti, mi avrebbe colpito lo ricorderei.
- Ah. E quando abbiamo deciso di? Facciamo da oggi?
- Non per tanto così ho le date e mi ricordo meglio
- Bene. Ora. dove siamo stati?
- Sì. ah lì è stato davvero fantastico. Poi a Vienna. Se vuoi poi mi chiedi e ti passo le foto
- Guarda che alcune sono davvero. penso che mi piacerà piangere guardandone alcune.
- Assolutamente - non - mandarle - foto -
- La relazione finale neppure?
- Ok
- va bene, ci siamo quasi. Ora avrei bisogno di un campione delle tue mutan
- enne punto bì – le - sue - mutandine - posso – ficcarmele – su – per
- Ogni tanto sai essere davvero isterica.
- vabenevabene non ricominciare faccio anche.
- NO OH dovevai? aspetta, sì ecco buttali qui che poi ci penso
- Guarda, adesso solo un’altra cosa minima che
- Et voilà. Ora se potessi mettere una firma qui come
- Grazie mille, non no lasciala pure


Lord Walton

sabato

Gli hooligans siamo noi

Indy: “Dovrebbero sospenderli per sempre i campionati. O almeno far giocare le partite senza il pubblico.”
Mr.Cheat: “Sei uno di quelli che si fa impressionare dai media, eh?”
Indy: “Ma che! Ciò che mi irrita di più è che ogni domenica vengano pagati milioni di poliziotti. Sai quanti soldi. Per tener sotto controllo dei cretini decerebrati. Soldi anche miei, poi. Le MIE tasse, capite?”
Ciccio il tifoso: “Decelerato acchi?!”
Theo Naftalina: “Sono folcloristici, cazzo. Ciccio, testa di merda, tu sei folcloristico! Se non ci fossero questi coglioni del cazzo i cazzoni come Indy non saprebbero con chi prendersela.”
Indy: “Ho la sensazione che a te e Mr.Cheat piaccia essere contro-corrente per partito preso. Anche a costo di sbagliare. Ma che senso ha? Pensate alle vostre tasse piuttosto!”
Theo Naftalina: “Non fare delle analisi del cazzo alla mia personalità del cazzo eh, che nessuno te lo ha chiesto. Io sono contento quando si picchiano. Odio, capisci. Sentimenti primordiali. Anche senza un motivo. Violenza. Bestie, torniamo uguali alle bestie. Capito, coglione del cazzo!?”
Mr.Cheat: “Io non le pago le tasse. Fa parte del mio personaggio…”
Rocco: “Ragazzi, porca troia, io sono contento se sospendono il campionato. Così gli interisti la prendono nel culo anche quest’anno! Abbiamo fatto una scommessa io e Miggen. Eh Miggen?”
Miggen: “Già. Interisti del cazzo.”
Giglioli: “Io invece ci godo per Clivio. Che è primo al fantacalcio. Così non vince un soldo.”
Sacca: “Bell’acquisto Ronaldo. Lo avete comprato per non farlo giocare.”
Rocco: “Mai stai zitto interista bastardo.”
Il violento: “Io li ammazzerei quelli come voi. Di fronte ad un poliziotto morto voi siete capaci solo di pensare al vostro fantacalcio. Bravi. Complimenti. Al Milan e all’Inter pensate. Mi fate proprio cagare.”
Mr.Cheat: “Io non sprecherò una sola parola per questo argomento. Me ne torno nella vaschetta dei molluschi fucsia con Faser Lioton e Monady Girl. Tsk.”
Il violento: “E invece dovresti. Parli sempre di cazzate. Che figura ci fa l’Italia? Poi ce la prendiamo con gli inglesi perché c’hanno gli hooligans. Cazzo, siamo noi gli hooligans. Siamo noi italiani.”
Indy: “L’Italia ha le sue colpe. È un problema di garantismo. Siamo più attenti ai diritti di chi infrange la legge rispetto a quelli di chi la protegge. I poliziotti non possono difendersi: appena ammazzano uno c’è il linciaggio mediatico, come a Genova. E questo è ancora più irritante. Li paghiamo, con le NOSTRE tasse, per tenere a bada una mandria di imbecilli, senza nemmeno poter usare le maniere forti.”
Theo Naftalina: “Si! I cannoni ci vorrebbero. E poi sparare sulla folla. Ancora più incazzati. Più sangue. Reazioni. Molotov. Come le bestie cazzo. Altro che il ventunesimo secolo di merda. Sangue. Ci vuole sangue.”
Rocco: “Bravi, bravi interisti. Non vincete neanche quest’anno.”
Indy: “Io penso che si possa discutere sulle regole di una società. Ma poi, quando le hai decise devi farle rispettare. Anche con le maniere forti. Fermi il campionato. Sciogli le squadre. Arresti tutti. Uccidi, se è necessario. Stavolta ha ragione il violento. Fermiamo tutto.”
Ciccio il tifoso: “Mappoi chessifà alla domenica pommeriggio?”


Panem et circenses

New Entry

Povero stronzo. Io lo capisco Ahmadinejad. Insomma, lui vuole distruggere Israele. Un punto di vista discutibile, si, ma comunque una scelta politica ben precisa. Onesta anche. Senza quei giri di parole e quelle masturbazioni retoriche che piacciono tanto ai buonisti ciucciapalle di casa nostra. Lui non è contrario, diciamo socio-culturalmente, alla contingenza storica e alle scelte internazionali di Tel Aviv. Lui non si auspica un accordo bilaterale con la convergenza su sentimenti condivisi. Lui li vuole distruggere. Rimandare in mare. Vuole svuotargli il buco del culo e infilargli tutto in bocca. Li vuole spazzare via. Non pretende neanche di aver ragione. Non gliene frega un cazzo che gli diano ragione, o che gliela tolgano. Basta che non gli tolgano le armi.

Poverello. Io lo capisco se pensa che all’Onu siano dei coglioni. Se pensa che Napolitano sia un coglione. Va be, Napolitano è un coglione anche per altri motivi. Però nessuno glielo dice, a Napolitano, perché è una figura ad alta caratura istituzionale. Ma questo non c’entra. Stavamo parlando di Ahmadinejad.
Io non condivido la sua scelta di distruggere Israele. Anche se da egoista che sono non me ne frega un cazzo. Anzi un po’, visto che sto dalla mia parte, spero che l’America elimini tutti i potenziali rischi alla mia incolumità. E del resto, appunto, non me ne frega un cazzo.
Dicevo: io non la condivido la politica dell’Iran, però capisco che lui si senta costretto a negare l’olocausto, insomma, l’olocausto è il motivo per cui gli ebrei non si possono toccare. Gli ebrei e i negri sono le uniche etnie per cui un normale insulto o un legittimo desiderio di distruzione diventa ANTISEMITISMO o RAZZISMO.

Capisco che abbiano avuto dei drammi giganteschi che io non posso nemmeno immaginare. Capisco anche che tutti, o almeno quelli a cui gliene frega qualcosa degli altri, debbano evitare che si creino i presupposti perché tali drammi collettivi si ripetano.
Però.
Perché nessuno si scandalizza quando in uno stadio offendono madre, sorella, figlia e parenti defunti di un calciatore italiano mentre invece appena scatta la parola negro sono tutti pronti alla lapidazione del RAZZISTA.
Se io fossi nero mi incazzerei a morte: questa si che è discriminazione! Gli altri li possono offendere come gli pare invece me no. Io zono nero badrone e zono una razza inferiore che ha bizogno di un mucchio di zdronzi che zi zcandalizzano ze qualcuno mi offende. Questo si che è razzismo, gente.
Ma stavamo parlando di Ahmadinejad.

Ci sono alcuni fondamentalisti islamici che vogliono distruggere l’America. Ci sono degli etiopi che vogliono distruggere la Somalia. Ci sono io che voglio distruggere Napolitano, e che prima volevo distruggere Ciampi, perché secondo me non contano un cazzo non servono a un cazzo dicono un mucchio di cazzate e per di più spendono soldi nostri. Ci sono gli americani che volevano uccidere Saddam. E l’hanno fatto. Ci sono gli interisti che vogliono linciare Ronaldo. E lo faranno. Ci sono gli afgani che vogliono distruggere le truppe occidentali. Il mondo è fatto d’odio. L’uomo è fatto d’odio. È la solita storia, amici. Lo sapevamo già.
Ma Ahmadinejad è l’unico che non può nemmeno dirlo, che lui odia gli ebrei e che secondo il suo punto di vista non dovrebbero essere lì. Lui non può dirlo. Perché gli ebrei sono una specie protetta.
Ma andate affanculo. Voi e la vostra indignazione inutile. E del cazzo.

E non me ne frega un cazzo se sono volgare e se scrivo come parlo. Non me ne frega un cazzo neanche del giorno della memoria. Fa parte del mio personaggio. Theo Naftalina. La new-entry del NonNecessariamente world.
Capito molluschi?!
Coglioni del cazzo.


Theo Naftalina.

mercoledì

Faysal re dell' Iraq

Faysal indossa una maglietta gialla e un paio di jeans in piedi tra palazzi d’argento.
Sembra piccolo piccolo di fronte alla sua lei, cioè tutti e due sembrano piccoli piccoli.
Che si tengono per mano.
Con un gran vento e la luce purple si specchia sull’argento che cola.
E non ha niente da dire.
Gli entra e esce dalle orecchie portandosi via tutto così rimangono lì svuotati da sensazioni e pensieri, solo col senso di quei palazzi imminenti. Lontani tra di loro in dubbio su un discorso di cui non ricordano il titolo fermato da un autoscatto senza l’autofocus.
Egli che un tempo era stato primo re in Iraq. Ella che provava tinte strane a caso nella sala manicure del treno che portava al loro incontro sotto palazzi senza faccia.
- Sai Ignatius, sono stanca di essere sempre io, che ti sforzi sempre più, che forse non ti fa bene. Peggiorare. Così nel nostro rapporto guarda cosa mi metti ultimamente, la maglietta a fiori. Dico mi dispiace perché
Che aveva mani variopinte
Che lo aveva pregato di portarla via un secondo giusto prima di aprire bocca
- Faysal, sono Faysal ti prego cerca di chiamarmi
- sei tu a pagare per tutto questo Ignatius
- vabeneok ma non. Allora, ammettiamo che a me basti così che mi serva. Per respirare. Per raggiungere quell’attimo che di là non è concesso.
- Non posso Ignatius. Sono un’immagine vuota rapita senza un’anima. Che alimenti di strade e luce e mulinelli che non sono miei. Che mettendo al riparo finiresti per condannare alla fine peggiore
Ella che aveva due occhi in cui lui guardava il vento.
Ella un tempo. Ora piccolo mostriciattolo verde zampettante verso la fogna.
Per salvare Faysal. Faysal re dell’Iraq.


Amiga 600

lunedì

Buon compleanno, Alice

Il tuo personaggio discredita irrimediabilmente tutto l’universo femminile. Leggendo ciò che scrivi si verrebbe avvolti dal dubbio che, mentre i pensieri e l’espressività dell’uomo si giostrano abilmente fra diversi ambiti (tipo il calcio la politica la masturbazione e le carte), quelli femminili siano incentrati esclusivamente sulla fuoriuscita di mestruazioni.
Visto che ciò accade una volta al mese, e che purtroppo i tuoi post sono più frequenti, mi viene il dubbio che tu tenti troppo spesso di imitare te stessa.

Preso atto di ciò, vorrei comunicarti ufficialmente che, se negli anni in cui il femminismo si opponeva alla casta sessualità religiosa dei benpensanti scrivere di masturbazioni pirotecniche e di stati comatosi di mignotta poteva essere originale e dirompente. Se i continui riferimenti a rapporti incestuosi in stato di ubriachezza, l’inquietudine puttanesca di cambiare partner ogni sera e l’abilità linguistica (oltre che nei pompini) nel parlare apertamente usando in continuazione termini da kamasutra abilmente alternati alla parola mestruo, poteva essere di piacevole lettura.
Ebbene, ora tutto ciò è decisamente masticato e stomachevole.

Ancor di più perché gli sconci riferimenti sessisti, ben lungi dall’essere occasionali e brillanti, finiscono ben presto per non stupire più e per far balenare nelle menti dei tuoi, spero pochi, lettori il dubbio che tu ricorra a scontatissime fantasie erotiche e a perversioni linguistiche ogni qualvolta ti accorga che il tuo discorso manca totalmente di valore estetico.

Mia mamma, che non legge dal ’93, è solita dire che un pizzico di sale rende migliore un buon piatto, ma una saliera intera non modifica di molto il gusto di un escremento. Ecco, questo è il tuo rapporto letterario con la sessualità.

Mio fratello, che fa la seconda superiore, mi ha pregato di dirti urgentemente che non vi è una funzione bivalente che collega necessariamente l’essere alternativi con il dedicare ampio fiato a discorrere di sbronze e scopate. Per di più, e questo lo dico io (che sono vecchio) a lui, il voler essere alternativi a tutti i costi, parimenti al cercare di ripercorrere strade che garantiscano l’accettazione del prossimo sotto tale etichetta, è sintomatico di grosse mancanze caratteriali. Alla voce stile.

Comunque consolati: sei giovane, il tuo personaggio può ancora peggiorare parecchio.
Buon compleanno.

Mr.Cheat

People's Temple

Li tengono contro la loro volontà. Li tengono contro la loro volontà.
Un membro del congresso. Un membro del congresso. Uccidetelo.
Poi. "Un suicidio rivoluzionario per protestare contro le condizioni di un mondo disumano."
È una setta è una setta molte sette: ad esempio, la chiesa indiana americana concilia alcuni insegnamenti cristiani con la convinzione che il peyote incarni lo spirito santo. Chi lo consuma entra in comunione diretta con Dio.
Setta? Abbiamo dei dubbi a definire religiosità e allucinazione in un rapporto reciproco.
È sicuramente una setta: anche lì, anche lì tengono 915 adepti contro la loro volontà. Lavaggio del cervello. È sicuramente una setta.

Così nel 1978 un membro del congresso si reca nella Guyana per verificare effettivamente se i 915 adepti al People’s Temple del reverendo Jim Jones sono tenuti prigionieri o semplicemente vivono in comunità la loro follia psicopatica.
Di tutta risposta questi lo fanno secco.
Successivamente, con la giusta dose di allegria, bevono un punch alla frutta condito con onesto cianuro.
Un nastro registrato consegna alla storia la voce del reverendo che incita i suoi 915 adepti a buttare giù altri punch e a ubriacarsi di un epifanico suicidio.

La società americana finalmente quieta i suoi dubbi: era una setta.

Monady Girl

giovedì

Lunedì

Chi costruisce i modellini della Mondadori, comprando un pezzo ogni lunedì, sarebbe capace di uccidere.

Ontario Lioton

lunedì

Que viva Mexico

Il desiderio di definire se stessi nell’opposizione ad un alterità genera chimere. La musica commerciale. I ricchi. I comunisti. I film di Natale. I film da intellettuali tipo il Godard incomprensibile in cui ogni personaggio parla la sua lingua. Senza sottotitoli. Oppure Ejzenstejn. Chi non ha visto almeno cinque volte QUE VIVA MEXICO di Ejzenstejn?!
Ora, pur riconoscendo che criticare gli altri è un onanismo adito soltanto a sentire nelle mani il valore del proprio cazzettino. Insomma, non riuscendo a darsi nessun valore attivo, l’unica soddisfazione sta nel sentirsi “diversi da”.
Bé, pur riconoscendolo sugli altri e in primo luogo su di me, non posso fare a meno, dopo una breve pera di Mtv, di dire che i Finley mi fanno cagare.
Eppure il tuo stesso nome, signor inganno, fa sperare che tu possa provare stima per chi, pur non avendo nulla da dire, fa un sacco di soldi. Dice.
Si, dico, potrei anche stimarli. Stimarli come specchio della contemporaneità, si. Ma la loro musica mi fa vomitare le budella. Mi fanno venir voglia di essere sordo. Come Fabri Fibra. Porca puttana.
Sei contraddittorio. Dice.
Certo, dico, ma lo dico con meno faccia tosta del solito. Più pensieroso.

Ci definiamo nell’odio verso le forme di cultura che contraddistinguono la nostra epoca. Nell’odio verso i Reality Show, verso l’ignoranza di un rapper ritardato mentale. Ci descriviamo nella contrapposizione alle lotterie e ai telequiz a premio. Riconosciamo il nostro essere colti ripudiando Federico Moccia.
Ricerchiamo noi stessi in qualche classico un po’ noioso, mettiamo Ejzenstejn in vetrina senza alcuna intenzione di tirarlo giù. Compriamo un chilo emmezzo di raffinato Jazz.
Poi accendiamo la tv e ci mettiamo a mangiare brufolose merendine.

La questione è questa: seguiamo i fenomeni mediatici della contemporaneità perché essi, essendo spazzatura, ci permettono di sentirci migliori. E allo stesso tempo ci rispecchiano alla perfezione.

Mr.Cheat